L’ARCHETIPO-GIUGNO 2025

Anno XXX n. 6

Giugno 2025

In questo numero:

CREDO. L’INDIVIDUO E L’UNIVERSO (di R. Steiner)

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Il mondo delle idee è la fonte originaria e il principio di tutto l’essere. In esso ci sono un’armonia infinita e una beata quiete.

L’essere non illuminato dalla luce di questo mondo sarebbe morto, inesistente, non prenderebbe parte alla vita dell’universo. Solo ciò che deriva la propria esistenza dall’idea ha significato nell’albero della creazione dell’universo.

L’idea è lo spirito chiaro in sé, equilibrato e che basta a se stesso. Il singolo deve avere dentro di sé lo spirito, altrimenti cade, come una foglia secca dal proprio albero, e la sua esistenza è stata inutile.

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Ma l’uomo si sente e si riconosce come singolo quando si desta alla sua piena coscienza.

  ..Ma così facendo ha istillato la nostalgia dell’idea. Questa nostalgia lo spinge a superare la particolarità e a far rivivere dentro di sé lo spirito, ad uniformarsi allo spirito.

  ..L’uomo deve sbarazzarsi, liberarsi di tutto ciò che è egoistico, di tutto ciò che fa di lui questo particolare essere singolo, poiché è questo ad oscurare la luce dello spirito. Questo individuo egoista vuole solo ciò che deriva dalla sensualità, dall’istinto, dalla concupiscenza, dalla passione.

  ..Per questo l’uomo deve far morire in sé questa volontà egoistica e invece di volere ciò che vuole in quanto singolo individuo, deve volere ciò che lo spirito, l’idea, vuole dentro di lui.

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«Lascia andare l’individualità e segui la voce dell’idea dentro di te, poiché essa sola è il divino.»

  .Rispetto all’universo, ciò che il singolo vuole non è che un punto inutile, destinato a svanire nel flusso del tempo; ciò che si vuole “nello spirito” è al centro, poiché in noi si riaccende la luce centrale dell’universo; una simile azione non è soggetta al tempo.

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Quando si agisce da singoli ci si esclude dalla catena chiusa del creare universale, ci si separa da essa. Quando si agisce “nello spirito”, si vive nell’operare universale.

  ..Il fondamento della vita superiore è l’uccisione dell’egoismo, poiché chi uccide l’egoismo vive di un modo di essere eterno.

  .Siamo immortali nella misura in cui facciamo morire l’egoismo dentro di noi. L’egoità è la nostra parte mortale.

 –Questo è il vero significato del detto: «Chi non muore prima di morire va in rovina quando muore.» Vuol dire che chi non mette a tacere dentro di sé l’egoismo quando è in vita, non potrà aver parte alla vita universale, che è immortale, non è mai esistito, non ha mai avuto una vera esistenza.

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Ci sono quattro sfere di attività umana in cui l’uomo si dedica completamente allo spirito, uccidendo tutta la sua vita individuale: la conoscenza, l’arte, la religione e l’amorevole dedizione ad una persona in spirito.

.Chi non vive almeno in una di queste quattro sfere non vive affatto:

. – la conoscenza è la dedizione all’universo nei pensieri,

. – l ’arte nella contemplazione,

. – la religione nell’animo,

. – l ’amore con tutte le forze spirituali a qualcosa che ci appare come una pregevole ..essenza dell’universo.

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La conoscenza è la forma più spirituale della dedizione disinteressata, l’amore è la più bella.

…L’amore infatti è una vera luce celeste nella vita quotidiana. L’amore devoto, veramente spirituale, nobilita il nostro essere fin nella sua più intima fibra, elevando tutto ciò che vive in noi. Questo puro amore riverente trasforma tutta la vita animica in un’altra affine allo spirito universale.

…Amare in questo senso supremo, significa portare il soffio della vita divina laddove perlopiù si trovano solo l’egoismo più esecrabile e la passione più irriverente. Bisogna prima capire qualcosa della sacralità dell’amore per poter parlare di devozione.

…Se l’uomo si è tolto dall’individualità passando attraverso una delle quattro sfere ed è entrato nell vita divina dell’idea, allora ha raggiunto quello a cui ha sempre anelato: l’unione con lo spirito; e questo è il suo vero destino.

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..Ma chi vive nello spirito vive da libero, poiché si è liberato di tutto ciò che è subordinato. Non c’è nulla che lo assoggetti se non ciò a cui si sottomette volentieri poiché l’ha riconosciuto come il bene supremo.

«Fa’ che la verità diventi vita; perdi te stesso per ritrovarti nello spirito universale.»

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Ich Glaube, 1888, Das Goetheanum n 52 del 24 dic. 1944, traduzione di M. Fiorillo,

Credo. Poesie cosmiche. Tempi e feste dell’anno, in Opera Omnia, vol. XL, Editrice Antroposofica

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LA COSCIENZA RESTITUITA (di M. Scaligero)

(The Vision of the Holy Grail, 1891 1934-John Henry Dearle)

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Per uscire dall’attuale prigionia contratta e trovare l’infinito in un punto senza dimensione, a partire dall’essere che siamo, occorre estinguere in sé l’individuo antico: estinguere l’essere, lasciar svanire le velleità, morire, non essere, finire, scendere nel nulla, conoscere l’annientamento, l’atarassia, la neutralità nuda, lo sprofondare sino all’assenza pura, sino all’assenza assoluta del soggetto dell’annientamento: non essere, cessare di essere, togliere tutto, non volere.
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Questo compito non è facile, ma è l’alto cammino per un risostanziarsi della Luce prima nell’essere che si è nel profondo, un ricominciare il proprio essere dall’origine, un annientarsi per essere: nel ritrovarsi, dopo l’annientamento, si ritrova la vera vita, la reale essenza, il pensiero puro, il gioiello splendente della liberazione, un ricamo trascendente di luce, di vita della luce: essenza che è nel mistero della obiettività senza limite e tuttavia è l’essenza della forza profonda. Il segreto è appunto questo: che l’essenza indipendente da noi sia veduta da noi: ché questo vederla è la via al riconoscere come nasca in verità in noi. Ciò che è veduto come pura obiettività è la nascita dell’Io, che può sperimentare l’identità con il mondo (obiettivo) in quanto comincia col separarlo da sé. E questo è il segreto dell’Io, ossia dell’anima, della Iside-Sophia.
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Occorre tornare alla purità, per essere puri: ritrovare il pensiero della inalienabile luce, il fluire immateriale, la vena di lampo che si scinde da ogni scoria terrestre, la luce gemmante, il ricamo sorgivo intoccabile, il puro fiore di luce, il primo essere del pensiero, il piú interno sorgere della luce: il lampo che si scioglie dall’oscurità, perché i pensieri preparino l’imminente vita, perché il pensiero sia misura dell’eterno nell’anima e strumento della purificazione.
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Quest’opera è lunga, profonda, eroica. L’Io, per ritrovarsi, deve ritrovare il Cristo, ma per ritrovare il Cristo deve ritrovare la Iside-Sophia.
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Questa è la verità piú oggettiva: non soggiacere a una necessità esteriore allo Spirito, non essere presi da una brama ideale, essere mossi da una “privazione” o da un bisogno piú forte di sé: lasciar manifestarsi la forza che si è riconosciuta identica alla propria vocazione di reintegrazione dello Spirito, lasciar sorgere in sé la virtú d’Amore che riconduce nella sfera originaria della Luce: questa virtú è la Via al Graal.
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Dono ineffabile del Graal è il potere di redenzione che dalla originaria luce giunge sino alla radice dei sensi. È la coscienza restituita come luce di pensiero all’Io.

 

Massimo Scaligero

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da una lettera dell’agosto 1970 a un discepolo

grazie a L’Archetipo

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COSCIENZA E AUTOCOSCIENZA (di F. De Pascale)

Il sonno di Gesù -Fontana Lavinia-(Bologna 1552 – Roma 1614)

Anzitutto è necessario intendersi bene sui termini. O meglio su come certi termini si usano nella Scienza dello Spirito. Secondo la “teoria della conoscenza”, che sta alla base della Scienza dello Spirito, viene fatta una notevole differenza tra coscienza e autocoscienza, e, francamente, non è sempre agevole spiegare in poche parole semplici in cosa consista una tale differenza.

L’uomo comune, nell’ordinaria vita di veglia ha coscienza, ma raramente possiede anche autentica autocoscienza. E questo per l’immediatezza con la quale egli si identifica con la serie di esperienze sensorie, emotive, e istintive, dalle quali difficilmente distingue la propria attività pensante. Questa attività pensante è spesso un mero riflesso sia della sua esperienza sensoria, sia delle emergenze emotive e istintive, le quali emergono da zone ripettivamente sognanti e dormienti della sua poco consapevole anima.

Egli comincia ad avere “autocoscienza”, allorché con una energica azione volitiva nel pensare, si distacca sia dalla passiva esperienza sensoria, che da quella, altrettanto passiva, esperienza emotivo-istintiva. Diviene autocosciente nella misura in cui egli giunge a sperimentare sempre più nel pensare il momento dinamico del pensare e del percepire medesimo. Ma come ho avuto modo di dire in altro articolo, la cosa non è un immediato “dato” di natura – immediatamente “dato”, per la spontaneità con la quale la natura invera in lui l’ordinario percepire e pensare, gli ordinari sentire e volere. L’autocoscienza che si realizzi nel pensare e nel percepire, è il risultato di un volitisvo sforzo, di quell’addestramento interiore che gli antichi Greci avrebbero chiamato “àskesis”, e i Romani “exercitium”. Dunque, l’autocoscienza è il frutto – in un forma o nell’altra, di una certa Ascesi. Va da sé, come essa sia cosa ardua e tutt’altro che facile da conquistare.

Nel sogno – rigorosamente parlando – l’essere umano ha senz’altro “coscienza”, ma non ha “autocoscienza”, almeno non nel significato che la Scienza dello Spirito dà, secondo la propria teoria della conoscenza, a questo termine. Rudolf Steiner fa degli esempi calzanti nella sua Scienza Occulta di come nel sogno l’essere umano abbia coscienza ma non autocoscienza. Addirittura, si può avere nell’esperienza del sogno uno sdoppiamento della personalità, come per esempio quando nel sogno un insegnante pone una domanda alla quale l’allievo interroganto non sa rispondere, e alla quale risponde poi, invece, l’insegnante stesso. E’ ovvio che allievo e insegnante sono due diversi “alter ego” del sognante medesimo, il quale ha bensì coscienza delle immagini del sogno, ma non ha coscienza alcuna di come, da fonte ignota, tali immagini scaturiscano. Naturalmente per l’Iniziato, come per l’occultista avanzato, la cosa si pone diversamente. Ma stiamo parlando dell’uomo ordinario.

Nel sonno profondo non vi è, ovviamente, nessuna forma di autocoscienza, tuttavia vi è una forma ottusissima, estremamente attenuata di coscienza, tant’è che l’essere animico continua a svolgere funzioni vegetative e animali nelle profondità dell’organismo corporeo. Anche in questo caso, diversa è l’esperienza dell’Iniziato, e quella dell’occultista avanzato. Confermo la concretezza del senso di “beatitudine”, di “felicità”, che il sonno procura. Ne parla moltissimo un grande asceta dell’India – l’unico che abbia indicato l’esperienza dell’Io – Shri Ramana Maharshi, e lo fa in tutte le sue opere, e in moltissimi colloqui che di lui sono trascritti: è l’esperienza dell’ànanda, della beatitudine, cosciente nell’Iniziato e nell’Illuminato, incosciente nell’uomo comune, il quale però ne riceve come una sorta di risonanza nella vita di veglia, allorché questi si dèsta dal sonno.

Quanto all’esperienza scientifica autentica, essa – se condotta sino alle sue ultime istanze – conduce molto lontano dalle conclusioni del materialismo. Personalmente, vengo da una formazione scientifica. Mi si creda, quanto più si approfondisce rigorosamente la scienza, tanto più il materialismo appare quell’ingenuo, sciocco, dilettantismo che è.

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PANORAMI GRANDISSIMI (poesia di L. Calogero)

(Aspromonte)

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Panorami grandissimi occhio si stendono,

s’aprono nuovi orizzonti,

si squarciano gole.

Noi non sappiamo parlare.

Dove siamo andati a cadere?

Nel centro alluvionale della terra?

L’occhio vacua da orizzonte a orizzonte e si spaura.

Per questo siamo nati:

per vedere nuovo profondissimo orizzonte,

perché la nostra generazione

non vada dispersa fra acini,

fondi nebulosi,

mostri furiosi, i cavalloni del mare.

Lottiamo sottoterra e percepiamo.

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NESSUNO A CUI LASCIARE LA FIACCOLA (di F. De Pascale)

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La disciplina dell’anima dell’accordo del pensiero con la volontà e della volontà col pensiero è TUTTA la Via! Chi non voglia illudersi sa – per esperienza interiore – che non vi è altra Via. Massimo Scaligero ammonisce – ricordando le enigmatiche parole di Lao Tsu – che la Via che conduce alla mèta non è la via ordinaria, ossia non è la via egoica, non può essere la via comoda, nella quale si è deciso in partenza di procedere al risparmio, di non andare sino in fondo, di praticare la Via sino a prima del punto in cui essa comincia ad essere dolorosa per la natura inferiore in noi. Non si percorre la Via per star bene, perché la natura in noi stia meglio, e noi con lei, bensì per esaurire la natura: per destabilizzare, demolire e dissolvere l’infida natura.

Nella stessa “Filosofia della Libertà”, Rudolf Steiner mette in evidenza come l’attività del pensare volitivo sia dissolvitrice dei processi della natura naturata, e Massimo Scaligero sottolinea come questa natura oramai cristallizzata tenti con ogni energia e astuzia di sottrarsi a tale azione dissolvitrice. Per questo la Via non ordinaria, la Via assoluta, non può essere che la Via diretta: nella via retta e in quella lunga si può scorgere un evitare il confronto diretto e serrato con tale natura, confronto e lotta con essa sentiti come dolorosi, e per questo rimandati nel tempo.

Per taluni questa può anche essere una necessità, e per tale necessità vengono aiutati ad aspettare. Ma un tale aspettare non è la Via: E’ ancora un cercarla, o un cercare il coraggio per percorrerla. Ci si accorgerà poi che l’avere aspettato non ha fatto aumentare il coraggio, anzi. Ci si accorgerà che l’aver preso tempo non ha veramente fatto maturare e non ha accresciuto le forze: non ha reso lo scontro con la natura avversa meno aspro, meno difficile, meno pericoloso.

Anche a me Massimo disse: “Non ho nessuno a cui trasmettere la fiaccola”. E sicuramente uno dei motivi di tale impossibilità di trasmettere è il dedicarsi di quasi tutti al risparmio delle forze interiori accomodandosi nella via retta e in quella lunga, è la carenza dei coraggiosamente disperati che non vedono per sé altra Via che il percorrere con ogni forza – anche con il coraggio di errare assai: quasi fatale in una landa selvaggia senza pietre miliari – l’aspro sentiero della resurrezione volitiva dell’atto pensante.

E’ il sentiero al quale consacrare l’intera vita, al quale sacrificare ogni contingenza, indifferenti al successo o all’insuccesso di un tale ostinato praticare: facendo così della concentrazione motivo a se stessa, praticandola – con asciutto amore – per amore della concentrazione stessa, e non di concupiti risultati, l’attesa dei quali scema presto nella dedizione silente, ostinata e fervida all’azione interiore, o fa scemare l’azione interiore stessa, e la fa deviare alla ricerca delle comodità delle molteplici vie egoiche dalle seducenti promesse.

L’aridità, affrontata da questo ostinato pensare volitivo, asciuga la mucillaginosa emotività, e dislega dall’impetramento del sonno somatico un volere di profondità prima ignoto. Si conquista così una continuità nell’azione interiore che trasforma l’intera vita nel Rito della resurrezione del pensiero e fa del conoscere – come dice Rudolf Steiner – una offerta sacrificale interiore dell’uomo agli Dèi e al Mondo Spirituale.

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IL PENSIERO COME FORZA D’AMORE DEL MONDO (di M. Scaligero)

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Arrivare al pensiero puro significa arrivare ad avere (cosciente) il pensiero da cui si sta movendo verso il pensiero puro: questo muovere è il pensiero puro, che tutti, considerando un punto d’arrivo, dialettizzano. Il punto d’arrivo è il punto da cui si parte.

Il vero pensiero non è quello che pensa il mondo e perciò si lascia modellare dal mondo, ma quello che trascende il mondo, lo nega, lo trasforma, lo interiorizza, lo materializza. Quello che si pensa non è il mondo che appare, ma un mondo diverso, interiore, non esistente ma essente. Cosí la realtà risorge nell’interiorità umana, ed è la vera realtà, non quella che s’impone dal di fuori e asserve a sé il pensiero. Cosí il Pensiero sorge come interiore vita del mondo, ed è il tessuto di Luce del mondo, cioè la segreta forza d’Amore del mondo: che deve divenire un evento individuale per essere Amore creatore.

Il miracolo è sempre il pensiero piú forte di ciò che ci aggredisce come fatto, realtà esistente: il pensiero che è il contenuto reale della realtà: senza il quale questa sarebbe un nulla. Questo pensiero diviene forte, si carica della sua realtà, realizza la sua verità, che è l’universale affiorante verità: questo pensiero si crea, crea se stesso, per essere realtà, la vera realtà, perché l’uomo non ha altro modo di fare sua la realtà che il conoscere: la forza del conoscere deve divenire potere diretto.

Non trascendere il pensiero, ma entrare nella sua trascendenza: lí si trova l’essenza del mondo, il germe della verità del mondo. Intorno, tutto preme vorticoso. E tuttavia al centro poniamo il pensiero che conta: il Logos, l’opera di fraternità, il dovere di ogni momento, perché l’esistere sbocchi nell’eterno da cui si trasse.

Tutto preme logorante e vorticoso, tuttavia al centro è l’ispirazione ordinatrice del pensiero. Elfi, gnomi e puri esseri elementari tessono la connessione di ogni contingenza con la sfera degli Angeli. Intorno, vige la logica, che è sempre il prodotto di un razionale come di un irrazionale: è ancella. Può esprimere potenza o impotenza. Non è essa che decide, come vuole la dialettica, o la cultura del tempo.

Assumere tutta la forza è ritrovare la scaturigine della logica, il Logos. La realtà non è logica, ma è presentabile o accostabile mediante logica. Occorre superare la logica per entrare nel tessuto della realtà, comprendere quale potere rechi il pensiero in quanto flusso di vita non ancora caduto nella forma logica. Esso cerca, esige la propria forma di vita, piuttosto che la sua morte logica: esige il potere della sua entrata nel mondo, la sua espressione immediata, cosí come il suono, il calore, la vita.

Massimo Scaligero

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Da una lettera dell’aprile 1975 a un discepolo.

Per gentile concessione de L’Archetipo

 

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HANS WERNER ZBINDEN (di F. De Pascale)

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Hans Werner Zbinden nacque a Basilea il 14 ottobre 1899. Per tutta la vita svolse una intensa attività come medico antroposofico, e in modo particolare come medico scolastico all’interno delle iniziative pedagogiche antroposofiche.

Egli era il più piccolo di tre fratelli nati dal matrimonio di Rudolf Gottlieb Zbinden con Lydia Stuerchler. Frequentò le scuole primarie e il ginnasio umanistico – corrispondente al nostro liceo classico – e già in questo periodo scolastico egli poté osservare il sorgere, sulle colline nei dirtorni di Basilea, di un meraviglioso edificio, il primo Goetheanum, che veniva fatto costruire da Rudolf Steiner. Tra i suoi compagni di studi vi erano Paul Jenny e Curt Englert-Faye. Quest’ultimo aveva già avuto modo, malgrado la giovanissima età, di ascoltare le conferenze di Rudolf Steiner, alle quali poi indirizzò lo stesso Zbinden.

Nel periodo universitario – durante la frequentazione della Facoltà di Medicina – Hans W. Zbinden frequentò regolarmente le conferenze di Rudolf Steiner, e venne profondamente impressionato dalla serietà, dal clima di veracità e di autentica ricerca della Conoscenza presente nelle conferenze del Dottore. Partecipò, ventiquattrenne, alla fondazione della Libera Università di Scienza dello Spirito, in occasione della “Fondazione di Natale” del 1923.

Durante il periodo universitario, una grave malattia lo portò in fin di vita, e mentre era ricoverato conobbe una infermiera di nome Olga Knoepfel, che si dedicò con infinità dedizione alle sue cure. In seguito, ella divenne la sua fedele sposa, che rimase sempre al suo fianco e lo sostenne in tutte le non facili vicende della sua vita. Dalla loro felicissima unione nacquero due figlie e due figli.

Nel 1926 venne fondata a Zurigo una “Libera Associazione Scolastica in memoria di Walter Wyssling”, che aveva come scopo la fondazione di una scuola a indirizzo antroposofico, il che si realizzò nel 1927. Curt Englert-Faye ne divenne il direttore pedagogico, Paul Jenny fu il presidente dell’Associazione Scolastica, e Hans Werner Zbinden, che nel frattempo aveva concluso i suoi studi universitari di medicina, ne divenne il medico scolastico. Il fraterno sodalizio tra i tre antichi compagni di scuola durò finché essi vissero, e per tutta la vita lo Zbinden fu il medico scolastico della iniziativa pedagogica zurighese.

Nel corso degli anni trenta dello scorso secolo, Marie Steiner si accorse del giovane medico basilese, la cui attività medica era solo una parte della sua fervida azione all’interno del Movimento e della Società Antroposofica. Nel 1935, assieme a Walter Bopp e Friedrich Husemann, si trovò al vertice della Sezione Medica della Libera Università del Goetheanum. Allorché, in seguito, egli si schierò – senza compromessi di sorta – a difesa di Marie Steiner, a difesa dell’integrità dell’Opera di Rudolf Steiner e della Verità, egli non poté più mettere piede nel Goetheanum.

Marie Steiner, nel 1942, chiamò Hans Zbinden a far parte del “Nachlass”, ossia del “Lascito” di Rudolf Steiner, che doveva difendere l’Opera del Dottore dallo scempio che ne stavano già facendo Albert Steffen e Guenther Wachsmuth. Dopo la morte di Marie Steiner, egli guidò il “Lascito” praticamente sino alla propria scomparsa, che avvenne a Zurigo il 25 maggio 1977. Se oggi abbiamo l’Opera Omnia di Rudolf Steiner – la “Gesamtausgabe” in lingua tedesca – quasi oramai completamente pubblicata, lo dobbiamo alla instancabile azione di lui e dei suoi fedeli collaboratori.

Hans Werner Zbinden scrisse poco: egli agiva invece moltissimo nel colloquio diretto con le persone, colloquio che per lui era sempre indirizzato a stimolare l’amore per la Verità, e il consequenziale retto agire.

Una sua caratteristica particolare è da rilevare: egli venne varie volte in Italia. Svolse conferenze sulla medicina antroposofica a Milano, e anche a Roma, nella cerchia del “Gruppo Novalis” che si riuniva attorno a Giovanni Colazza. Ho documenti che lo comprovano. Il Dott. Zbinden conosceva bene la lingua italiana, e Marie Steiner lo pregava spesso di conversare con Lei in quella lingua, che Lei definiva musicale, che tanto amava, e nella quale secondo Lei – che a Bologna, agli inizia del secolo, era stata allieva di Giosuè Carducci – meglio si potevano esprimere le realtà dello Spirito. L’Opera mirabile di Massimo Scaligero ne è la prova più luminosa.

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NUMINE AFFLATUR

(Poesia-Particolare Raffaello-Palazzi Vaticani)

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Non può la Poesia afferrare solo un sentimento

Come un risucchio improvviso nel mare

Un lampo nella notte

Uno scoppio nel camino d’inverno 

Come una carezza del vento

Lo sfiorare sulla gota di un bacio

Un canto struggente nel teatro…

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Risalire.

Dal rumore al suono

Dal lampo alla luce

Dal caldo al calore

Dal vento all’aria

Dal fondo sicuro

Al mare alto…

 

Attraverso una domanda:

Rispondervi con forza e devozione

Perchè una verità singolare

Mi attira e lega

Fin dal mio animale

A risorgere ed innalzarmi

In un movimento unico

Di armonia di vite.

 

(hierós gámos-verso Il Santo Graal)
( S. S. )

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CHRISTIAN MORGENSTERN: IL POETA AMICO (di F. Giovi)

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Vi presento Christian Morgenstern:

“Nacqui a Monaco di Baviera il 16 maggio 1871, da Ernesto Morgenstern, pittore di paesaggi e figlio di Christian Morgenstern, pittore di paesaggi e da Carlotta Schertel, figlia di Giuseppe Schertel, pittore di paesaggi.”

Con evidente umorismo Christian Morgenstern inizia una sua autobiografia.

La madre morì quando ebbe 10 anni e in quell’epoca (lo dice lui stesso) iniziò a sentire potenze ostili nel mondo e in sé stesso. Era fisicamente di complessione delicata ma di intensa energia dell’anima: ciò lo spingeva a cercare incessantemente una “ via nelle altitudini della vita, ove la morte ha perduto il suo aculeo e il mondo ha ritrovato il suo senso divino”.

A 16 anni conobbe Schopenhauer e la saggezza orientale, poi a 20 Nietzsche: la tormentata ricerca del vero, sotto tali influssi, fu sostanza dello sviluppo interiore. Nel 1898 inizia la conoscenza e l’amicizia personale con Ibsen, di cui tradusse il Brandt e il Peer Gynt.

“A 35 anni” scrive “ vissi l’esperienza fondamentale della mia vita. La natura e l’uomo si spiritualizzarono definitivamente per me. E quando una sera aprii il Vangelo di Giovanni, mi parve di comprenderlo per la prima volta”.

Vennero poi anni di maturazioni, resi difficili da incerte condizioni fisiche e finanziarie. Nel 1908 conobbe sua moglie. Nel medesimo tempo venne in contatto con gli insegnamenti della Scienza dello Spirito e del suo fondatore, Rudolf Steiner: ciò influenzò fortemente la sua interiore crescita. Morì a Merano il 31 marzo 1914.

Morgenstern fondò la rivista Theater che ebbe forte influsso nella drammaturgia e nella scenotecnica germanica, pubblicò raccolte liriche: InPhata’s Schloss (1895), Auf vielen Wegen (1898), Ich und die Welt (1899). Poi volge a composizioni brevi: in una sorta di interiore impressionismo crea stati d’animo simbolici, come Ein Sommer, Melancholie, ecc.
Nel 1910 compone i celebrati Galgenlieder e Palmström.

La sua fama è sovente legata alle poesie di queste due raccolte: strane, burlesche; molti sono i “non-sense” con arditi chimismi verbali generando esseri e realtà fantastiche e impossibili.
Con intensa passione per l’inesprimibile, egli si lancia contro il borghesismo e il razionalismo della stagnante poesia, esprimendosi anche con impressionanti crudezze.
I Galgenlieder (Canti forcaioli) furono spesso imitati ma mai giunsero alla perfezione ritmico-musicale degli originali.

Guardando i ritratti del Nostro scorgiamo un precipuo carattere di bontà, quasi stupita, fanciullesca. Gli occhi sono metallici, sono crudeli: riflettono il cercatore interiore inflessibile verso ogni inganno o compromesso: pronto ad ogni sacrificio per l’affermazione del proprio messaggio al mondo. Il suo motto fu “Vitam impendere vero”.

Aforismi

Chi rinunzia a Dio, spegne il sole per camminare alla luce di una lanterna.

Solo le forme cambiano. Le anime dei morti ritorneranno a dormire nel seme di una nuova forma, più perfetta di quella precedente.

Il “dio personale” non è altro che la gigantesca ombra che noi gettiamo sul velo dei misteri eterni.

Guarda come la lampada del tuo tavolo proietta la sua ombra sul soffitto. Così proietti tu te stesso sul muro che è fuori di te. Tu chiami “mondo” il modo come vedi te stesso su di esso, e la coscienza di questo vederti così la chiami “concezione del mondo”.

Il mondo non è che una forma dell’uomo.

Guardando seriamente il cielo stellato, bisogna confessarsi che Iddio, il Creatore, è stato il più grande pensiero che poteva nascere in mente umana; ma Dio, il Giudice morale, è stato davvero uno dei pensieri più gretti. Ma, come è certo che questo secondo pensiero è stato meditato fino in fondo innumerevoli volte, altrettanto è dubbio che il primo pensiero abbia mai afferrato e distrutto, con la sua inaudita potenza, il cuore e la mente degli uomini.

Il vivere consiste in un nulla che cerca qualcosa.

Esiste forse forma più bella di “pensare a qualcuno”, piuttosto che “ricordarlo ogni giorno nelle nostre preghiere”? Eppure abbiamo abbandonato questa forma…

Non esiste che un solo comandamento: Puoi fare quello che vuoi, ma bada bene che lo fai a te stesso.
Se credi di poterlo fare a te stesso, fa anche l’estremo. Questo comandamento non impedisce nessuna creazione e nessuna distruzione. Questo comandamento ti farà libero di fronte a tutto, eppure ti renderà saggio.

Bisognerebbe inoculare negli uomini il veleno di una continua inquietudine. Troppo poco essi vogliono trascendere sé stessi. Hanno in sé troppo poca crescita.
Essi credono di aver trovato sé stessi a trent’anni, e chiamano ciò: essere adulti, e già si siedono a riposare con sé stessi. Essi non sapranno più fare né dire nulla d’inaspettato, eppure bisognerebbe aspettarsi qualcosa d’inaspettato da ogni uomo e in ogni ora. Si potrà calcolare il loro corso come se essi fossero qualcosa di molto comune: eppure sono la cosa più straordinaria del mondo, e cioè sono uomini, e portano in sé la cosa più incalcolabile del mondo, e cioè un’anima capace di ogni cosa inaudita.
Hanno dimenticato tutto o non hanno mai compreso di essere Dio, s’accontentano d’essere il signor Tizio o la signora Caia e di vivere e morire come tali e soltanto come tali.

Pare che l’uomo del novecento abbia visto maturare una nuova virtù: la conoscenza di quel che è borghese. Chiamo borghese la capacità umana di scordare che egli è il mistero dei misteri, la capacità di collocare sé stesso fuori di sé…e di rimanere in quello stato.

Io posso giungere alla conoscenza di Me stesso soltanto per mezzo della lotta e della sofferenza, e fa parte di questa sofferenza che colui che soffre non sappia della sua parte maggiore che Io soffro, ma senta sé stesso come auto-sofferente; cosicché io, quantunque sia io stesso “quello” che soffre, contemporaneamente faccio soffrire indicibilmente. Come compensare questa terribile eppur necessaria via, se non per mezzo dell’amore? Amore non per me stesso, ma per ciò che non sono ancora, dunque per tutto il mondo in divenire. Come potrei aver accettato il mondo, se non rifugiandomi in quella volontà di riprendermelo in cuore nel futuro?

Il miracolo è l’unica realtà, e non vi è nulla all’infuori di esso. Ma se tutto è miracolo, ossia completamente incomprensibile, non so perché non si dovrebbe dare il nome di Dio a quest’uno e grande Incomprensibile che è tutto.

Se prima l’uomo veramente interiore doveva lottare con la Chiesa, ora deve lottare con la scienza. Un Dio che contempla sé stesso non può mai esistere se non come eretico.

Io e te, scritti una volta con la maiuscola ed una volta con la minuscola, sono la formula del mondo: Io e Te, io e te.

In ogni evenienza domanda a te stesso: “Cristo l’avrebbe fatto?” Ciò basterà.

Vorrei essere più debole e non lo sono; vorrei essere più forte e non lo sono, ed è questo che mi spezza: che non sono più debole o più forte di quel che sono.

L’uomo deve essere rovinato, di quando in quando.

La cosa più alta non consiste tanto nell’oggetto dei nostri pensieri quanto nello stesso fatto di pensare. Solo esso ci garantisce con matematica certezza il Dio concreato in noi.

“Puoi dirmi che cos’è che separa l’uomo dal Cristo?” “Certo che lo posso: è la piccola borghesia che è in lui”.

Non esiste l’amore a buon mercato. Nel cosmo della Croce non esistono conquiste facili: se fosse diversamente, esse non sarebbero degne del maestro e del suo scopo.

Voi tutti vorreste avere l’amore per quel che è possibile. Io non ho che l’amore dell’impossibile.

L’uomo di nobile ceppo dice: “Faccio questo o quello, perché lo debbo a me.”

Chi non sa essere anche malvagio, chissà se può essere veramente profondo?

Per un’infinità di uomini non v’è che una sola medicina: la catastrofe.

Solo chi conosce, vive.

Perchè la pietà non è nulla? Perché ti distoglie da te stesso, rivolgendoti ad altro. Ma devi badare a perfezionare te stesso e non un altro. Chi, compreso dalla propria profondità si rivolge all’interno, si libera dalla pietà come da una accidia.

Se v’è qualcosa in Cristo che io possa comprendere, è questo detto: “Ed egli li abbandonò e si recò nel deserto”.

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Ricordo che il Dottore suggerì ad antroposofi di “adottare” l’anima di Morgenstern come genio tutelare dei loro gruppi…

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L’ARCHETIPO-MAGGIO 2025

Anno XXX n. 5

Maggio 2025

LA MEMORIA COSMICA (di M.Scaligero)

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Sono ore di attesa del segno mediante cui nel cristallo del tempo si franga il segreto della Luce, che deve aiutare i cercatori a vincere il momento del demoniaco. Tutte le vie verso lo Spirito sono in pericolo: una perdita di contatto si è già iniziata, come introduzione al vaglio degli esseri fedeli, dei decisi, degli eroi solari. In questo momento v’è necessità di decisione assoluta, di un’adesione perfetta per rispondere all’appello del Mondo Spirituale.
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Occorre ascendere la vetta d’Iruna, dove sfolgora il Graal, il nobile castello, per ritrovare il sigillum Rosae Crucis. La luce del Graal viene dall’antico impegno degli Iniziati Solari di recare all’uomo, di ridestare nell’uomo, la virtú dell’ “Unigenito del Padre”: l’aurea luce che trasforma la sede della brama, la piú inconscia, da cui domina l’eros. È necessaria una guarigione profonda dall’impronta dominante della specie. L’arte del Sacro Amore è la vita ridestata di questo antico impegno, riguardante l’imminente evoluzione dell’uomo. Un cammino che è la via della purità creatrice, secondo l’originario arcano del Logos. La luce aurea trasforma ciò che ancora umanamente appartiene alla specie, anche nei migliori. Il Sacro Amore dona l’intuito di questo opus micaelita.
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La realtà dell’anima è il suo riconoscersi come una sostanza che non appartiene alla Terra e come tale reca in sé tutte le Potenze del Cosmo: l’anima non lo sa, si crede terrestre, soffre l’illusorio condizionamento terrestre e prepara di continuo il proprio male: non sa che cosa realmente è. Il segreto è il suo avvertire se medesima: la propria animadversio: operazione profondamente semplice, ma perciò sommamente difficile. Occorre restituire all’anima la mneme divina, la memoria cosmica, la consapevolezza del suo potere immortale: che è, sostanzialmente, il Sacro Amore. Continuità, identità, controllo della “rotta”, animadversio del sentire, connessione con la Forza prima: questo è il senso del procedere e del tenore interiore. Nel profondo una fedeltà assoluta all’impegno micaelita, al vincolo segreto con l’Ordine invisibile da cui origina il tracciato dell’azione, il còmpito sacro dell’azione: che non è azione esteriore, bensí la vera azione, quella causale, sovrasensibile.
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Questa fedeltà è identica a quella per il Sacro Amore. L’azione pura esige animo eroico, perché l’anima si scioglie del tutto dalla inferiore natura e l’ha di fronte a sé come un doppio che assedia di continuo l’essere libero: l’assedia con il cupo rimprovero, con l’oscurità bramosa e l’ira, l’infedeltà, la tortuosità.
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L’azione è pura, ma deve richiamare a sé tutta la Forza, per vivere del suo respiro e alimentarsi della sua segreta beatitudine.
Non cesserà mai di essere la luce della fedeltà assoluta, ma le occorre il cibo aureo della Forza, il fiammeo coraggio dello Spirito, l’essere assoluto dell’Io: che nell’essere assoluto, nel realizzare la sua assoluta natura, si avviva, dal proprio profondo, del Christo.
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Massimo Scaligero

Da una lettera del febbraio 1972 a un discepolo. Grazie a L’Archetipo

“DEITÀ OSTACOLATRICI” (di F. De Pascale)

(Map of lost Lemuria – 1876)

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La conoscenza del rapporto tra le forze luciferiche e quelle arimaniche non è semplice da penetrare. Per vari motivi. Secondo la storia del divenire cosmico dell’uomo, l’azione delle potenze luciferiche sull’essere umano è molto più antica di quella arimanica, essendo iniziata già nella remota epoca lemurica, mentre quella arimanica iniziò ad operare nella tarda epoca atlantica. Ma ancora nell’antichissima epoca paleoindiana, su un tipo umano che vedeva l’apparire fisico del mondo come una “maya” illusoria operante sui sensi, della quale era necessario liberarsi, l’azione arimanica era pressoché inesistente. Troppo forte, addirittura struggente, era la nostalgia dell’antico indiano per la perduta patria spirituale dalla quale si sentiva esiliato, perché l’impulso materializzante dell’Oscuro Signore potesse operare efficacemente. Solo nelle epoche successive un tale impulso è andato – con molta gradualità – affermandosi nel corso dei millenni, sino a cancellare in una parte dell’umanità ogni percezione spirtuale, anche elementare, e a recludere ed irrigidire l’essere umano nella prigione-tomba, come nell’Ellade veniva chiamata da Orfici, Pitagorici e Platonici, corporea.

Via via che l’impulso del Principe dell’Oscuro Pensiero – di Angra Mainyush, o Ahriman, come lo chiamava Zarathustra – si è andato affermando, si è andata pure saldando una sorta di nefanda “collaborazione” tra i due Ostacolatori: tra Lucifero e Arimane. Ma ambedue, in realtà, operano sia nella corrente abelita che in quella cainitainvolute e degenerate. Mentre – come scrive più volte Massimo Scaligero – còmpito dell’uomo è quello di scompaginare l’alleanza tra i due Ostacolatori, rendere operante l’inimicizia tra loro, ed usare l’uno contro l’altro.

L’alleanza tra i due Oppositori è esiziale per l’uomo, mentre la loro reciproca inimicizia è, invece, salvifica per lui. Massimo Scaligero in Dallo Yoga alla Rosacroce, Perseo, 1972 – consiglierei di leggere l’edizione originale, non quella arbitrariamente manomessa e malamente “ortopedizzata”, edita successivamente da una casa editrice romana – nel capitolo Deità Ostacolatrici, descrive bene il giuoco dei due Ostacolatori, e come scompaginarlo, rendendo operante e fruttuosa tale inimicizia.

E’ corretto affermare che l’Eloha Jahve-Jehova sia all’origine dell’impulso abelita, ma oggi tale entità opera ancora nella corrente decadente, involuta, regrediente, di tale impulso, e la sua azione viene compromessa dall’intromissione dei due Ostacolatori.

La redenzione dell’impulso abelita, e delle stesse forze luciferiche, avviene nella Via Rosicruciana attraverso l’opera di redenzione del pensiero, di resurrezione del pensare dalla prigione-tomba somatica nella quale oggi esso è recluso. Ed è ancor più giusto e corretto affermare che il Logos, operante nell’Io e nell’anima cosciente dell’uomo separa ed equilibra le due Potenze Ostacolatrici, e le pone al servizio del Divino.

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CONFERENZA DI MASSIMO SCALIGERO DELL’8/04/1978: AUDIO E TRASCRIZIONE

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(IL PRESIDENTE WOODROW WILSON arriva a Parigi nel 1919 per la Conferenza sulla Pace ed è accolto dai soldati americani a destra)

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Caro Massimo,

(purtroppo) che cosa rende le donne insoddisfatte nell’attuale evoluzione tanto da farle diventare femministe (… ?) e scordare il loro ruolo spirituale?

Ottimo.

Ma mica  è colpa delle donne, è colpa degli uomini; ma non gli uomini maschi, gli uomini come umanità. Eh, e  quindi le donne.  E le donne fanno parte dell’umanità eh, fino a prova contraria… ci si può dire…

E allora, se andiamo all’origine di questo fenomeno troviamo tutto quello di cui ci siamo occupati in questo periodo perchè il femminismo è un fenomeno tra i molti, ma mica c’è solo quello, intanto che… siccome la domanda è fatta dobbiamo pur dire qualcosa e … dopo questa domanda ce ne è una che mi aspetta al varco e che parla del dramma del pensiero riflesso.

Il pensiero riflesso è il segno ultimo della caduta dell’uomo; è la codificazione scientifica, ideologica, dialettica, razionalistica, matematica, perfetta, dell’impotenza  peccaminosa in cui l’uomo si trova.

A quel livello è possibile tutto,  infatti è una serie di eventi che  li vediamo ogni giorno, e c’è una gran fatica per fotografarli, fare odeon, tantambre… per poterli portare al pubblico e dire “Ma si’, questo è umano” ma è un umano un pò bestiale. Beh, non insultiamo le bestie.

E’ un umano che, veramente, possiede la razionalità.

No, la razionalità è un pretesto. Il razionalismo è un veicolo, è una codificazione, una via di codificazione. E tutto è codificato, quindi il femminismo ha ragione.

Ha ragione anche l’antifemminismo: non sono le famose antinomie: è il livello in cui l’uomo è perduto, però siccome è il livello del pensiero riflesso è il livello anche dell’uomo libero che può anche risorgere.

A quel livello il pensiero riflesso… ma perciò è libero anche di essere potente.

Non abbiamo niente contro il femminismo, perchè ognuna delle ragazze che marciano col cartellone, basterebbe che incontrasse un potente appuntato di finanza siciliano, un bel fusto e gli cadrebbe tutto perchè si farebbe una bella passeggiata. E basterebbero degli anticorpi in un senso che voi potete capire e immediatamente il femminismo crollerebbe.

Se mi sente qualcuno!

Qua però veramente è un fenomeno da prendere sul serio,  ma allora a ugual titolo c’è da prendere sul serio tutto ciò che va avanti coi cartelloni.

Voi sapete la a storia di quello che partecipò al corteo della fame.

Abbiamo fame! E  quello che portava il cartello era un ciccione grosso che ogni tanto però aveva dei giramenti di capo perché mangiava troppo; allora proprio nel momento in cui passava davanti casa sua, la poesia del mio amico poeta romanesco, non mi ricordo come si chiama, diceva che a un certo punto lei andò sulla porta co’ le ciavatte e nel momento in cui passava davanti gli prese uno sturbo e cadde per terra, soccorso la moglie va lì con le ciavatte e je fa’: ” Magna meno, te possino ammazzà!”.

Portava il cartello “Abbiamo fame” invece era caduto perchè aveva mangiato troppo.

E’ come il corteo per la pace, la pace a costo di tagliare la testa a tutti vogliamo la pace, è la stessa cosa.

Comunque non ce la vogliamo cavare così facilmente e adesso vedremo strada facendo di riprendere la dignità del discorso.

Allora, passaggio dal pensiero riflesso al vivente e da qui proseguire le altre perchè sono vicine a questo tema.

Dunque noi abbiamo questa distinzione tra pensiero riflesso e vivente, la conoscete forse meglio di me però dobbiamo, l’argomento, averlo sempre vivo perché il sapere qualcosa é proprio quello che ce lo fa perdere: quando uno sa una cosa, ormai la sa e che c’è più bisogno che la abbia viva o la sa?

Ora il pensiero con cui noi pensiamo non è mai voluto e quello è il pensiero espressione della impotenza di cui dicevamo prima, della distruzione dell’uomo perché esprime la corporeità e il male psichico.

L’impotenza, gli istinti e il pensiero sta lì a essere come il servetto però c’è un pensiero che può essere voluto ed è quello della concentrazione.

Lì questo fenomeno della distruzione della caduta del male che si serve del pensiero si arresta e però non è che le cose cambino molto perchè il pensiero voluto, ci dobbiamo rendere conto che questo volere il pensiero è transitorio, è un mezzo, se noi voluto il pensiero poi insistessimo a volerlo, impediremmo al pensiero di volere lui in noi quello che viene da una zona più alta dell’umano.

Quindi volere il pensiero per impedire che il pensiero sia alla mercè dei flussi triviali della psiche. Una volta conquistato questo, e veramente voluto il pensiero di contro, contro, in opposizione alla psiche e al corpo, proprio contro la nostra propria natura, posseduto il pensiero, allora poi l’arte è  di far  parlare il pensiero. Allora il pensiero è il veicolo dello spirito, ossia se il pensiero non voluto è il veicolo del male umano, questo pensiero non voluto perchè riconquistato al proprio movimento, porta il bene dell’uomo: diciamo bene per intendere diverse cose.

Noi ci dobbiamo rendere conto di questo dramma terribile che è quello che ci fa soffrire quotidianamente in tutte le forme: dal male psichico al male fisico eccetera, ai mali sociali eccetera… che il pensiero con cui noi pensiamo quotidianamente è il contrario del pensiero in cui si può esprimere il vero uomo, è l’opposto.

Quando noi facciamo l’esercizio e seguiamo la disciplina del pensiero, la disciplina della concentrazione, dobbiamo lottare a lungo per capire che cosa dobbiamo fare dopo  la concentrazione, a che cosa dobbiamo arrivare mediante la concentrazione, perché si tratta di… ad un certo punto capire che dobbiamo guardare ad una direzione opposta a quella da cui viene il pensiero, e allora si trova che da questa direzione opposta viene la volontà.

Allora scopriamo che continuamente noi ci opponiamo alla volontà, ossia al volere puro, e noi possiamo scoprire che il pensiero riflesso è l’inverso del volere vero dell’uomo, perché non è voluto dall’uomo, non è mai voluto dall’uomo.

Studiatelo in voi stessi e scoprirete che non c’è un momento del giorno in cui questo pensiero sia voluto. E allora vi spiegherete il perchè noi indichiamo la via data dallo Steiner come la via solare perchè è l’unica via che indica la possibilità di riconquistare il vero volere dell’uomo e quindi scoprire che tutti i metodi che non indicano questa via ingannano l’uomo; perché si tratta veramente di uscire da questo pensiero che non è nostro ma è degli ostacolatori, è suggerito da loro, è argutissimo, è matematico ma per soddisfare bisogni fisici, istinti, non solo: ma essendo l’opposto del pensiero vivente ossia del volere pensante è il pensiero dell’avversione, quindi da questo pensiero non può venire fraternità. E’ inevitabile che sia il pensiero della lotta, della contestazione, dell’opposto dell’esercizio della positività, della continua polemica contro l’altro, della impossibilità della fraternità. Dal pensiero riflesso non è possibile che venga fraternità, e quindi non è possibile che venga socialità. Voi traetene le conseguenze, ma questo è sperimentare veramente la situazione del pensiero.

Ora nei tempi moderni c’è stato un filosofo che ha sentito il dramma del pensiero riflesso. Noi possiamo dire che Hegel ha dedicato tutto il suo filosofare al tentativo di superare questa dimensione; però Hegel non sapeva che lui operava mediante un pensiero che era un residuo di un antico modo di avere la chiaroveggenza come pensiero e questo voi lo trovate, guardate questo, posso dire, scusate parlo di me, come una mia intuizione personale, ma passarono degli anni e poi trovai ne “la mia vita” dello Steiner un’espressione bellissima che mi fece capire che era giusto quello che avevo intuito; ossia che lui disse “Vidi in Hegel l’ultima luce di un sole che tramontava”. E infatti poi è finito, perché se voi guardate perfino i materialisti inglesi precedenti Kant per esempio gli empiristi eccetera, sono simpatici perchè hanno un pensiero nervoso, potente, che dice delle grosse ingenuità ma le dicono con forza.

Si può dire che tutto il pensiero prima di Hegel ha delle fila sottili di chiaroveggenza. Cartesio era formidabile, si dice che fosse un Rosacroce, Renato Cartesio, RC, RTC, poi lui parlò della ghiandola pineale eccetera….

Comunque dico questo per richiamare la vostra attenzione sul fatto che finito Hegel e finiti gli hegeliani che echeggiarono il suo lato positivo, siamo caduti dopo nell’assoluto dialettismo prima di vita, ossia nel pensiero riflesso assoluto: in una prigione senza uscita, in un meccanicismo di pensiero privo di vita e che ha cominciato a creare dei drammi terribili perchè l’uomo ha bisogno di sentire lo spirito che é stato perduto dal pensiero e allora ci sono tutti i tentativi celebralistici e poi tutte le nevrosi e poi tutti i drammi di un sentire che non si sa più collegare con le forze vere dello spirito. E come si supera? Dice l’amico.

Si tratta veramente di capire il senso di questo pensiero riflesso, di capire che il pensiero vivente viene da una zona che continuamente irrora l’anima dell’uomo di forze, e queste forze continuamente si perdono per il fatto che l’uomo non vuole conoscere le fonti del pensiero riflesso con cui edifica la propria cultura riflessa; e questo è gravissimo perchè lo spirito matematico funziona, lo spirito logico funziona in questo dialettismo, ma cessa di funzionare quando si tratta di portare l’empiria, lo spirito… l’empirismo logico, di portarlo verso l’indagine del pensiero. E questo è chiarissimo: perchè se noi pensiamo a un aspetto degli ostacolatori, Lucifero e Arimane, é questo: che i due sono gelosi, terribilmente gelosi della libertà dell’uomo. Sono degli esseri che sono capaci di dare un grande aiuto all’uomo purchè l’uomo rinunci alla propria libertà

Guardate che il mondo antico sapeva, conosceva che c’erano degli dei che li aiutavano, che però erano gelosi delle verità superiori a cui l’uomo volgeva il culto. E allora l’uomo antico aveva la saggezza di offrire sacrifici a queste divinità inferiori per placarle, però venne un tempo in cui questo non funzionò più, e l’uomo fu sempre più preso dalla massima deità inferiore, che è Arimane, e da allora… perché come dice Pascarella: “er foco tu coll’acqua sì lo smorzi, ma l’acqua, dimme un po’, con che la smorzi  Quindi Arimane col dialettismo non lo smorzi. Però bisogna anche conoscerlo, e la misura dell’accesso al mondo spirituale è la conoscenza di questi due ostacolatori.

Comunque, siccome non ho finito di rispondere, e mi trovo qui  altre domande che riguardano lo stesso…  proseguo con queste domande.

Che relazione c’è tra quello che si chiama tradizione occidentale, Gioacchino da Fiore, Sant’Agostino, San Tommaso?

In parte abbiamo risposto a questa.

Che relazione c’è fra il pensiero puro e Michele, e il potere di sintesi del pensiero con il Christo?

E qui c’è un… potrei unire anche questa domanda: l’azione pensiero sintesi dell’io volontà che si riconosce nel quotidiano, sia quello micro personale sia quello macro personale e mondiale dev’essere autonoma e solo tale o può essere concordata tra più autonomie fuori discussione senza discussioni?

La relazione la troveremo, tra queste domande. Perché qui abbiamo già riportato il pensiero alla sua relazione con il volere. Ora la… l’impulso di Michele riguarda la Volontà. Michele è il portatore della volontà pura. Però Michele ha bisogno di operare mediante l’uomo libero. Tant’è vero che il Dottore ci presenta così, dice: mentre gli altri Arcangeli sono loquaci, parlano all’uomo, lo aiutano, gli dicono, specialmente Raphael in questo periodo, Michele è silenzioso perché non vuole influire sull’uomo, lo vuole aiutare ma in quanto lui sia libero, voglia lui l’aiuto, perché minimamente che influisse sull’uomo la missione di Michele verrebbe meno. Perché il bene dell’uomo è l’essere libero, e l’essere libero si fa strada attraverso l’opposizione alla natura umana. Questa natura umana che viene così… eh… poeticizzata, eh… esaltata, posta come fondamento, è proprio ciò di cui ci dobbiamo liberare, è proprio ciò che dobbiamo superare, è proprio ciò che dobbiamo riedificare. E questa riedificazione avviene inizialmente attraverso il pensiero, perché il pensiero per pensare anche dialetticamente ha bisogno di paralizzare qualcosa del cervello.

Esiste un rapporto della psiche con il cervello che è importante ricordare. Noi abbiamo nella testa, nell’organo cerebrale abbiamo processi metabolici, ossia processi di ricambio, che rispondono all’attività della volontà; abbiamo minimi processi chimici, ossia processi respiratori. Nella testa noi abbiamo minimi, sottilissimi processi di respirazione. E questi…  questi processi di respirazione corrispondono al sentimento. Mentre il pensiero si svolge nell’elemento nervoso puro: ossia dove noi abbiamo processi di ricambio e processi ritmici nel cervello non abbiamo pensiero ma abbiamo il contrario, ciò che dalla corporeità inferiore, dalla vita istintiva afferra il pensiero e lo rende proprio strumento. Con il pensiero riflesso lo può fare, e lo fa malgrado che il pensiero riflesso, quando è logico, quando è un pensare che ha un minimo di logica, eh… deve, per poter diventare cosciente – non c’è altra parola – paralizzare o distruggere o eliminare, paralizzare forse è la parola più adatta, l’elemento nervoso puro, mediante un processo che è anche fisico ma che fisicamente non è individuabile. Non ci sono strumenti per registrare questo processo che tuttavia c’è, e chi sa fare la Concentrazione e andare oltre se ne accorge, perché si accorge che il pensiero deve trivellare certe zone se vuole andare oltre certi limiti. Ora, che cosa avviene? Che… immaginiamo che uno faccia la Concentrazione e abbia, conosca la disciplina eccetera, eh, e si accorge che tutta la lotta avviene nella testa: tutto ciò che è vittoria su nella zona del cuore, nella zona della volontà, si prepara nella testa. E si prepara come? Mediante… riafferrando la forza del pensiero e cercando di attingere alla corrente di volere del pensiero. Allora che cosa avviene? Che questa corrente si apre il varco nella s… nel cervello, nell’organo cerebrale, come? Distruggendo processi fisici ma aprendosi dei canali in cui poi, in un secondo tempo, irrompe la volontà.

Noi possiamo dire che: il pensiero distrugge, la volontà edifica. Se noi siamo capaci di disciplina del pensiero da principio noi distruggiamo processi naturali dell’organo cerebrale e apriamo dei vuoti, dei varchi sottilissimi, e in un secondo momento lì penetra la volontà, che è la volontà che conquista la psiche. Ecco, per esempio uno che avesse, eh, nevrosi, anche ossessiva eccetera, potrebbe benissimo guarirne conoscendo questo processo, ma è difficile che riesca a dominare il pensiero, ma se ci riesce capisce come guarire, e qualch…  si tratta in questi casi per esempio di aiutare qualcuno, preso da forme ossessive, a insegnargli la concentrazione e fargliela fare sotto la propria guida e responsabilità: una concentrazione ossessiva positiva, ossia se lui è preso da ossessioni che lo tormentano, non gli fa… non lo fanno  dormire… : insegnargli un pensiero semplice a cui dedicarsi con tutte le forze, in modo che comincia in lui a rifluire la corrente del volere che si può dire – abbiamo detto nelle volte scorse – contiene la forza riedificatrice dell’umano. E lì comincia la guarigione. Ora noi qui,  abbiamo… dobbiamo dire questo, che quando il, il pensiero razionale opera questa distruzione, guardate: un professore di matematica, un professore di scienze naturali, uno studente di chimica, normalmente ha, fa, compie quest’operazione, di… nel momento in cui si applica col pensiero distrugge. E sarebbe bello che lui lo sapesse perché se non lo sa, e quindi non fa un esercizio di re-integrazione del pensiero, la parte dis… nella zona in cui ci sono quei vuoti dovuti alla distruzione si inseriscono gli istinti, sale una corrente del volere che è il volere già deviato. Ecco perché malgrado la loro matematica poi sono presi da qualcosa che non gli dà pace. Mentre noi sappiamo che c’è la possibilità di dare a questo pensiero il contenuto di cui si priva per pensare dialetticamente. Che è un contenuto di volontà, cioè che è la corrente della volontà.

Tra parentesi noi qui dobbiamo dire che questa corrente del volere è la corrente del Logos, per cui se lo sperimentatore fosse un un positivista, materialista, e tuttavia avesse l’onestà di sperimentare il pensiero secondo i i principi che… da cui nasce persino anche la logica, incontrerebbe una corrente di forza, e se portasse il suo empirismo oltre, scoprirebbe un potere che si affaccia nell’Io e che ha in pugno l’universo. Scoprirebbe il Logos, scoprirebbe il Christo. Ora, noi abbiamo la ventura di conoscere la Scienza dello Spirito, e quindi sappiamo che c’è la Via, e questo è la Via del pensiero puro.

Qui si dice la relazione che c’è tra il pensiero puro e Michele. La relazione è questa: noi mediante  il lavoro interiore, la disciplina de pensiero arriviamo alla liberazione del pensiero, arriviamo anche alla percezione di ciò che è opposto alla corrente del pensiero che è la corrente della volontà. Possiamo anche arrivare alla connessione delle due forze e questo già, però è già una bella conquista però si è ancora in pericolo di tradire se non si congiunge questo con la forza che amministra l’intelligenza celeste, laddove diventa umana e dove diventa umana l’uomo corre continuamente il pericolo che prima di impossessarsi lui di questa intelligenza, se ne impossessano gli Ostacolatori e quindi gli danno già il pensiero pensato da loro e questo è il pensiero dialettico. La connessione con Michele è una connessione sacrale che non possiamo accettare per fede ma per esperienza interiore e il Maestro dei nuovi tempi dà tutto perché questa esperienza si svolga senza ricorrere ai Vangeli e senza ricorrere a nessuna fede ma per positiva esperienza interiore si arriva ad un certo punto a scoprire il principio dinamico dell’intelligenza super individuale, super cerebrale.

Rimane a dire il rapporto tra la tradizione occidentale, Gioacchino da Fiore, Sant’Agostino, San Tommaso. La tradizione occidentale non è quella di cui ci parlano i tradizionalisti… i maestri del tradizionalismo moderno: perché nessuno di questi ha capito il segreto del pensiero vivente; anche se alcuni si sono serviti di forze eteriche del pensiero, e perciò sono arrivati ma non c’è niente di peggio che disporre di queste forze eteriche e poi dire che “Maestro che sono io” e poi interpretare tutto secondo lo schema che per loro è un presupposto, non è un atto di pensiero puro; perché partono dallo schema tradizionalistico che è già un pensato. E non si rendono conto che non c’è niente di vita interiore del cosmo e dell’umano che non sia un processo interiore.

La tradizione subisce una crisi all’inizio dell’epoca dell’anima cosciente, la quale comincia nel 13mo secolo, siamo proprio nell’epoca qui accennata. Queste figure… Gioacchino da Fiore è già sulla linea di una nuova via, lo stesso… Sant’Agostino è anteriore però è una figura che bisognerebbe isolare da queste due, perché… rappresenta un tentativo che fallisce, un tentativo di spiegare il cristianesimo secondo una … un inquadramento in cui cominci a valere il principio della libertà interiore, ossia il vero principio cristico. E Sant’ Agostino seguì questa linea con una certa fedeltà alla quale poi reagì quando si pose contro il manicheismo, e lì lui ebbe paura, e ricadde nel dogmatismo più pedestre. Però la grandezza di  Sant’Agostino la si vede proprio in questo contrasto tra un momento in cui lui intuisce il Cristo e un altro momento in cui lui lo fa ritornare Jehova. 

Gioacchino da Fiore e San Tommaso sono dei preparatori. Gioacchino da Fiore era molto vicino alla Rosacroce. San Tommaso ebbe un carico all’interno del cristianesimo alla vigilia della… della  struttura teologica del cattolicesimo e quello che lui operò in occulto fu più importante di ciò che fu la sua Summa Teologiae. Comunque, e… essi ebbero il… specialmente Tommaso, ebbero il merito di indicare la via del pensiero, senza però avere il coraggio di portarla in fondo in quanto non ebbero la forza di vedere nell’idea lo Spirito stesso, che invece collocavano aldilà dell’idea, come qualcosa a cui occorreva prestare solo fede e naturalmente si ricadde nel dualismo che poi…  non era questo il compito di Tommaso: il compito di Tommaso fu quello di combattere l’averroismo, in questo lui riuscì.

Peró dobbiamo tenere conto che siamo alla vigilia dell’epoca dell’Anima Cosciente, che comincia nel tredicesimo secolo, che  peró si concreta umanamente all’inizio di questo secolo, quando comincia l’epoca di Michele. 

Abbiamo seguito queste domande sacrificando qualcun’altra che vedremo la prossima volta, per potere avere una specie di filo unico conduttore, speriamo di non avere disturbato nessuno… E troviamo che il discorso, il filo ci conduce consequenzialmente a questa immagine che ci viene data, ci viene suggerita, che suona cosí: in questo periodo di grandi prove, qual’é il significato di percepire dentro di sé il comando: “Lazzaro, vieni fuori!”?  

Ecco, perché abbiamo detto filo unitario? Perché… ritorniamo al pensiero: Il pensiero é il segreto di tutta l’Opera, é il segreto per il sentire, se vogliamo il sentire divino dobbiamo passare per il pensiero, se vogliamo giungere alla devozione trasfigurante dobbiamo passare per il pensiero, se vogliamo percepire le forze dei grandi del misticismo, dei santi cristiani, come San Francesco, San Francesco di Paola, dobbiamo avere il potere della meditazione. 

In questi giorni …. (debbo abbreviare, allora non posso dire, no, vediamo un po’…) degli amici mi hanno detto dei libri in cui si parla di un misticismo cristiano, cattolico, molto puro, meraviglioso, che ha come centro Maritain, e c’é una figura che si chiama Van Der Meer, e ho letto queste pagine e sono stato commosso dalla profonda sacralità, santità, devozione. Peró a un certo punto ho sentito che dopo… ma… che cosa possono fare questi con la demonía del mondo attuale? Perché é tutto un offrirsi misticamente al Cielo, un ritirarsi in una specie di eremo nella montagna, tra i ghiacciai, e lí vivere il rapporto col Cristo, e questo rapporto non deve essere solo sentimento: la Via dell’Uomo é conoscere, non ci si deve lasciare ipnotizzare dal sentire, il quale é importante, ma bisogna  che passi attraverso la conoscenza, altrimenti non si sa che i demoni sono due, Lucifero ed Arimane, e non si conosce qual’é il rapporto tra i due: perché é un rapporto importantissimo, e non si capisce che cosa ha a che fare lo spirito religioso con Lucifero, e non si capisce che cosa significa l’economia che prevale sul mondo attuale, prevale come il massimo interesse: é tutto. 

Il pensiero é il presupposto dell’azione spirituale, il presupposto assoluto, il primo, il piú puro, non si sfugge. Volete attaccare la Via del Pensiero? Dovete pensare. Volete costruire una tradizione mediante simboli e miti? Dovete pensare. Dovete pensare che Vishnú é grande, che Vishnú é il massimo? Dovete pensarlo, avere dei pensieri. E questo pensiero poi a un certo punto lo trovate nel profondo della vostra vita, perché é tutto pensiero. Una malattia pensa se stessa con intensitá, e se noi fossimo… siamo capaci di un pensiero piú potente, allora noi sciogliamo la malattia. 

E quando noi leggiamo libri in cui il pensiero é vivo, e siamo capaci di riconoscere questi libri, tipo Filosofia della Libertà, e … libri in cui il pensiero é vivente, perché é stato sperimentato nello spirito, nello scriverlo, nello scriverli, noi non pensiamo solamente col cervello: questo pensiero arriva nelle ossa, noi pensiamo con la forza delle ossa, perché la massima opposizione al pensiero non é soltanto l’organo celebrale, ma il sistema osseo, e qui devo concludere: dobbiamo al sistema osseo che noi possediamo una matematica e una fisica, perché tutta la sapienza delle ossa é matematica e fisica, e coloro che sono stati grandi – Cartesio, Newton, eccetera- nella matematica e nella fisica, hanno attinto alla sapienza delle ossa, peró ci hanno dato una scienza di ció che é morto. 

E allora qui veniamo alla immagine, con cui dobbiamo concludere, purtroppo,  c’é un’immagine dei Rosacroce che suona cosí: “Contempla lo scheletro e troverai la morte, contempla ció che é interno allo scheletro e troverai il portatore della Resurrezione”. 

Quindi questo mondo matematico-fisico va superato, occorre andare oltre, perché all’interno delle ossa – ecco perché al Cristo non furono spezzate le ossa – c’é il Risuscitatore. E quando noi parliamo di pensiero vivente parliamo proprio di un pensiero che appartiene alla Resurrezione. É il Cristo che rende… dà all’ uomo la possibilità della resurrezione del pensiero, e questa resurrezione giá appunto é simboleggiata mirabilmente in questo comando: “Lazzaro, vieni fuori!”

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VENERDÌ SANTO (di C. G. Rossetti)

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Sono una pietra e non una pecora
Per il fatto di poter stare, o Cristo, presso la tua Croce
Ad assistere goccia dopo goccia alla lenta effusione del tuo Sangue
Senza piangere?

Non hanno amato così quelle donne
Che ti hanno pianto con tanto dolore;
Non così Pietro che ha pianto amaramente dopo essere caduto,
Non così è stato toccato il ladrone;

Non così il Sole e la Luna
Che nascondono il loro volto in un cielo senza stelle,
Un orrore di grande oscurità nel pieno del mezzogiorno –
Io, solo io.

E tuttavia non rinunciare,
Cerca la tua pecora, vero Pastore del gregge;
Più grande di Mosè, voltati e guarda ancora una volta
E colpisci la roccia.

Christina Gabriel Rossetti