
L’incontro con Massimo Scaligero fu per me, come sicuramente per altri, l’incontro con l’esigenza di un’ascesi severa. Massimo, che non tollerava intellettualismi né recitazioni, mi pose subito, sin dal nostro primo incontro, l’istanza energica di una realizzazione concreta: la richiesta dell’Io a se stesso di un pratica interiore capace di realizzare lo Spirito. Devo dire che le sue indicazioni si dimostrarono nel tempo preziosissime, perché esse mi permisero d’impostare la mia vita interiore in una direzione tale da salvarmi dall’intellettualismo parolaio e dalla superficialità sentimentale: ossia da quei pericoli che da subito minacciano di paralizzare lo sforzo e l’anelito del discepolo verso lo Spirito.
Al primo posto Massimo pose l’esigenza della disciplina individuale. Nell’Ascesi un posto di preminenza solare spettava alla pratica – intensa, fervida, ripetuta – della concentrazione, la quale, intensificandosi sino a realizzarsi come concentrazione profonda e contemplazione della pura forza pensiero vuota di pensieri, può – da sola – condurre all’esperienza del momento del pensiero folgorante, del Pensiero Vivente, che al di là dell’illusoria frantumazione della molteplicità è la veste di Luce e d’Amore della realtà originaria del Logos, della manifestazione di quell’Uno Unissimo che Dante chiama Amore Sovrano. La concentrazione poteva – Massimo Scaligero su questo punto fu assolutamente esplicito – condurre da sola sino all’Iniziazione.
Una pratica ulteriore della formazione interiore, indicatami da Massimo, fu lo studio – anch’esso intenso, fervido, ripetuto – dei testi di quella che – secondo un’antica e mirabile tradizione medievale – potremmo chiamare la Sapienza Santa. Ma questo studio non è un intellettuale glossare e rimuginare contenuti concettuali, bensì un meditare concentrativamente che porti il praticante interiore a realizzare quei contenuti: ossia a divenire – nella mente, nel cuore, nell’anima tutta – quei contenuti stessi. L’intellettualismo paralizza e offende quell’angelica intelligenza celeste che è l’autentico Spirito del cuore. Lo studio va, dunque, condotto con Intelletto d’Amore.
Una terza pratica interiore, sulla quale Massimo ha dato anche a talune altre persone indicazioni chiarissime ed essenziali – è il Rito della meditazione in comune. Egli avversava esplicitamente la tendenza di molti a ritrovarsi in riunioni di discussione e commento di testi e argomenti spirituali, nelle quali regolarmente viene attuata la dispersione dell’atmosfera spirituale e la liquefazione di quei contenuti sacri attraverso la dialettica profanatrice.
La meditazione in comune è un Rito sacro, e deve essere eseguita con lo stesso ardore, con la medesima consacrazione interiore con la quale si eseguono la concentrazione e la meditazione individuali e lo studio meditativo dei testi della Scienza dello Spirito.
Anzi, tutte e tre le pratiche, indicatemi da Massimo per l’Ascesi realizzatrice, sono Riti sacri, da eseguirsi – tutti – con animo ieratico, con amore, con gioia, coscienti che essi sono la più alta azione che un essere umano può compiere sulla Terra, un’offerta sacrificale fatta agli Dèi e ai fratelli umani.
Massimo più volte disse – e scrisse – che la contemplazione è la più alta e potente forma di azione umana, la quale naturalmente non esclude, anzi esige e promuove, l’azione morale nel mondo.
Questi furono i doni preziosi che ricevetti da tanto Maestro. Le sue indicazioni orientarono la mia vita esteriore e soprattutto quella interiore. La Comunità Solare, come Egli amava chiamarla, dovrebbe fare di tale triplice Rito motivo di vita, di fervido slancio realizzativo, e mai dimenticarli.
Poiché dimenticare è sempre tradire. Ma chi veramente ama non può tradire, perché non può, non vuole, dimenticare. Perché un cuore che ama ricorda, ed è perciò sempre ricolmo d’Intelletto d’Amore.