LO SHI-KIAI (di F. Giovi)

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Dell’alchimia estremo-orientale uno di filoni antichissimi e maggiormente suggestivi è quello conosciuto come “la soluzione del cadavere e della spada”.

Conosciuto? Mica tanto.

Le prime notizie, in Occidente, apparvero nella trama di un romanzo occulto dello scrittore ceco Gustav Meyrink: Der weisse Domenikaner, pubblicato nel 1921 a Vienna per le Ed. Rikola.

E i dissensi sollevati nei circoli misterici e di settore non furono minori del grande interesse sollecitato dal romanzo. Reso ancora maggiore dall’introduzione dell’autore che, per la prima e unica volta, osserva che, forse, il testo non è completamente suo: … Alla fine, non mi è restato che lasciar fare all’influenza che aveva dato a sé stessa il nome di Cristoforo Colombaia, di prestarle, per così dire, la mano e la penna a che potesse scrivere, cancellando dal libro quanto era nato dalla mia iniziativa personale”.

Dottrine che, negli anni ’20 erano sconosciute ai compilatori della famosa Enciclopedia Britannica e ai dotti critici che, anzi, dubitarono della reale esistenza di simili e curiose suggestioni.

Queste dottrine si basavano sulla credenza che esistettero e furono praticati in Oriente strani metodi di sviluppo mistico, per opera dei quali sarebbe stato possibile liberare lo spirito dal corpo, sia per mezzo della “dissoluzione del cadavere, sia mediante una misteriosa e mistica “spada”.

Poi, una prima traduzione di trattati cinesi ad opera del prof. Pfizmaier dell’Accademia di Vienna, permise al Mead, direttore della rinomata rivista Quest, di pubblicare alcuni esempi di questi metodi, assai differenti rispetto ai celebrati sistemi dello Yoga.
Trattasi di un genere di alchimia interiore che fa capo a due principali trasformazioni.

Nell’una, detta Shi-Kiai, l’operatore raggiunge una condizione in cui riesce a dissolvere completamente il corpo sensibile, rendendosi invisibile e elevandosi al grado di adepto immortale. In casi di imperfetto conseguimento perde soltanto la ponderabilità pur continuando a mantenere l’apparenza di persona comune.

Nell’altra trasformazione, chiamata Kien-Kiai, lo scomparso lascia al posto del proprio corpo una spada e, a volte, un coltello o un bastone o qualche indumento.

Entrambe le vie sono segrete e appartengono alla via (tao) alchemica.

Trascrivo alcuni esempi:

Tung Tshung Ki nacque a Hoai-nan. Nella sua gioventù fece uso dell’Aria e raffinò la sua Forma. A cento anni non era invecchiato. Ingiustamente accusato fu messo in prigione. Dissolse il suo corpo e disparve come un Immortale.

Il Principe del purpureo yang comunicò la via di dissolversi con la Spada che proviene dalla fortezza d’occidente. Colui che pratica questo metodo e tiene appesa la Spada divina per sette anni, insieme ai suggelli credenziali del Libro Rosso, si dissolve, si trasmuta e sparisce. Se si propone per compito il puro volo spirituale della prima aurora ricurva, acquista istantaneamente il potere di nascondersi e trasmutarsi.

Altri interessanti scritti si trovano nell’introduzione di J. Evola alla traduzione italiana del Domenicano Bianco del 1944 (Bocca Editore, Milano).

A far luce su questa complicata strada di meditazione e alchimia sono risultati fondamentali i sapienti lavori di Lu K’uan Yu (Charles Luk), tradotti anche in italiano dall’editore Ubaldini. In particolare, del medesimo autore, Lo Yoga del Tao (Ed. Mediterranee). Per i basilari principi dell’Opera, vale lo studio chiarificatore di K. Durckheim, intitolata Hara- Il centro vitale dell’uomo secondo lo zen (Ed. Mediterranee).

Il senso della precaria solidità del corpo fisico perdura come una memoria collettiva anche nell’Oriente moderno. I bei film cinesi (come, per es. La tigre e il dragone) di fantasia, con o senza riferimenti storici, mostrano di continuo la capacità di una leggerezza che supera la gravità sensibile e, in genere la capacità di trapassare la densità della materia. A Hong Kong è meta di devoti un contenitore trasparente che contiene il corpo di un sant’uomo senza i segni della corruzione.

Per una integrazione rettificatrice in relazione alla condizione occulto-esistenziale dell’uomo dei tempi nostri, rimando al II capitolo della Via della Volontà Solare di Massimo Scaligero, che tratta, come già svela il titolo, il profondo contenuto che separa la natura di una antica immortalità da quanto urge nell’uomo contemporaneo come potenza di Resurrezione: tra la virtù dello Shi-kiai e il germe della forza solare immesso nell’uomo con il sacrificio del Golgotha.

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