TRADIZIONE e tradizionalismo

insegna

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Il titolo di questa nota si riferisce in tutta evidenza a due soggetti diversi, persino opposti nel loro più intimo carattere. Poi nella realtà comune succede il contrario: la perversa mania di complicare le cose che in molti ambienti dove si è coltivata e si coltiva una visione esoterica degli enigmi della vita viene curiosamente avvertita come virtù, la faziosa passione dedicata all’affermazione del proprio movimento come rappresentante di una elevata primogenitura e ancora i confini incerti e sfumati di moltissime manifestazioni ed esperienze preternaturali, la carenza di un sano giudizio e altro – la lista potrebbe continuare – porta i nostri due soggetti a confondersi in un magmatico calderone dove chiunque può estrarre l’uno attribuendoli il carattere dell’altro.

Già ora qualcuno può dirmi: “Io sono un discepolo della Scienza dello Spirito. Non c’entro con cose simili”. Ma questo non è vero. La strada che pensi di percorrere è fatalmente compresa tra quei termini ossia tra le forze ed i caratteri che quelli rappresentano. Non facciamo mai semplici questioni di parole. Cerchiamo piuttosto di portare a consapevolezza l’ambito animico dove veramente si sta operando e che è talvolta alquanto diverso da quello in cui si crede di agire. Procediamo per gradi.

Come molti sanno, il termine “Tradizione” deriva dalla lingua latina e precisamente dal verbo tradere che tradotto significa affidare, consegnare, tramandare.

Non occorre forzare i significati per accorgersi che il “tradizionalismo” esprime qualcosa di più limitato: i vocabolari della lingua lo spiegano come “osservanza della tradizione, comportamento secondo consuetudine, rispetto conformistico”.

Segnalo questa distinzione perché essa è scappata via dagli ambienti esoterici che abusano di tali termini in maniera così vivacemente sconclusionata da appiccicare  attitudini umane e di destino su vie e visioni qualitativamente inconfrontabili.

Entrando nel mondo animico occorre rispettare le leggi che lo governano e che sono decisamente scomode per il pensiero abituato alle nette divisioni e separazioni che si presentano in tutto ciò che il mondo sensibile manifesta; nella sfera animica tutto è fluente, aleggia, si compenetra, si trasforma: il vedere non basta e bisogna attendere il momento che dalle impressioni (colori, sapori, odori) emergano Potenze sonore che sono la vera essenza delle prime. Esse in realtà risuonano in tutti gli uomini ma vengono sperimentate in modo desto nell’operatore occulto, ed a un gradino inferiore, come impressioni morali attive e conoscitive nell’uomo evoluto. In quest’ultimo si presentano come le infallibili voci della coscienza, gli organi che discernono il falso dal vero e non appartengono alla testa ma operano dalla regione del cuore. Per gli altri vale il detto che il mondo è pieno di sordi. L’atrofia delle orecchie del cuore è l’handicap animico che rende impossibile scindere l’essenziale dal non essenziale, la luce dello Spirito dai fuochi fatui del contraffatto.

Nel mondo esoterico l’idea di Tradizione è alta, alludendo ad un contenuto pre-umano o sovrumano affidato a rari uomini eletti, sacerdoti, ierofanti, maestri, degni di sacrificare sé stessi per rendersi purificati veicoli di tale contenuto, inoltre capaci della saggezza creativa indispensabile per trasfonderlo attraverso presenza diretta, o più tardi, in riti, immagini e parole trasmesse a selezionate comunità senza tradirne (quasi mai) l’essenza. Questo avveniva in tutto il mondo ed i Misteri furono diversi non solo per le forme ma soprattutto per le sorgenti ispirative e per gli adeguamenti necessari  in relazione alla tipologia di popoli diversi e alle modificazioni intervenienti nel divenire temporale della struttura umana. A questo riguardo appare incredibile la cecità di coloro che si professano difensori della Tradizione proponendola sempre una e immutabile. Poiché gli stessi fanno di solito riferimento a documenti sapienziali, come possono non accorgersi della distanza che intercorre, ad esempio, tra i Veda ed il Vedanta, tra questo e il Buddhismo e le sue successive modificazioni e ancora tra il Buddhismo e la corrente che indica sé stessa come la più idonea per operare tra le potenze più nefaste del Kali Yuga,  chiamata col generico nome di Tantra (libro)?

E’ l’essenza della Tradizione questo essere dell’eterno e tuttavia modellarsi secondo i secoli della terra.

Il dott. Steiner, spesso violentemente tacciato di scipito neo-spiritualismo privo di radici, non ebbe forse una “regolare iniziazione” conferitagli da un grandissimo Maestro, come ci comunica E. Schuré che possedeva informazioni di prima mano?

E la Sua spesso dichiarata autonomia da correnti e precedenti istituzioni e logge è motivo di scandalo solo per coloro che non vogliono riconoscere gli itinerari spirituali di alte figure che in tempi moderni, sotto molte latitudini, hanno attinto saggezza ed autorità iniziatica attraverso una diretta connessione individuale (che non significa “personale”) con il Mondo Spirituale. Tali esseri ci sono stati e non è nemmeno tanto difficile rintracciarli e scoprirli a meno che non si voglia, in cattiva coscienza, sostenere in forma ideologica alcuni faziosi preconcetti. Inoltre, ove non si voglia, neppure si riesce a concepire che tale indipendenza possa esserci per permettere metodi comunicativi nuovi ossia coerenti con quanto esige la condizione umana contemporanea.

Del resto Rudolf Steiner stesso, là dove comunicava direttamente insegnamenti esoterici, esprimendo un mantra, poteva commentarlo in questo modo: “ Questo ha risuonato nei cuori di tutti coloro che lottarono per la conoscenza, da quando sulla terra vi è una presenza umana. (…) Starà a voi far sì che risuoni di nuovo degnamente nei cuori umani l’insegnamento con cui le sagge guide dell’umanità, da quando sulla terra vi è un’esistenza umana, hanno condotto i cuori verso l’alto, alla contemplazione dello spirito che agisce nel mondo e, attraverso il mondo, entro l’uomo, che è il coronamento dei mondi.”

Il ricercatore sveglio potrà trarre con il suo giudizio chiare conclusioni circa l’ opera dei raffinati difensori della Tradizione che fondano ogni “regolarità” iniziatica sull’ammissione del discepolo a sedicenti organismi tradizionali dotati di nome e indirizzo, senza porsi nemmeno l’ipotesi che esistano davvero logge qualificate e Maestri nella sfera più consona alla loro natura e missione, ossia nel mondo sovrasensibile. Simili indicatori, quando vengano spogliati dai simboli e dalle citazioni di cui si circondano appaiono per ciò che realmente sono: il volto spiritualista del Materialismo. Quello che il ricercatore cerca di superare quando impara a scrollarsi dalla rinfusa dialettica sapienziale.

Con queste minime riflessioni ed esempi – ma sottolineo, vi sono tantissime traccie che ognuno può cercare e trovare da sé –  voglio dire soltanto che ostacoli o giudizi peregrini non scendono dalla Tradizione ma dalla confusione che confonde questa con il tradizionalismo. Se il tradizionalismo rimane dove dovrebbe stare, tra il buon senso delle generazioni precedenti e la pratica saggezza dei vecchi agricoltori, erboristi e guaritori, esso appartiene allora al sano patrimonio dell’esperienza trascorsa, che solo un modo di pensare ottuso e superficiale (come purtroppo sta avvenendo ai giorni nostri) vorrebbe cancellare in nome di un astratto e cinico progressismo.

In questa situazione è del tutto comprensibile che anime sensibili, avvertendo l’errore implicito nella rimozione del passato, passino con sincera passione all’opposizione riaffermando con forza i valori sbaraccati.

Spesso il dottor Steiner affermò che il male scaturisce dove un qualcosa evadendo dal posto competente si trasferisce irregolarmente fuori dalla sua pertinenza. Questa espressione riferita di solito a grandi problemi metafisici ma pure validissima in tutte le faccende del nostro mondo, è perfettamente calzante per il tradizionalismo, per l’anima tradizionalista quando questa con il suo modo di pensare, vuole collocarsi nel solco della Tradizione. Essa, anche quando dotata di intellettuale sapere e dei corrispettivi sentimenti, non esce dall’ordinario stato di coscienza fisico sensibile perciò non è in grado di trattare veracemente le cose dello Spirito ossia i contenuti della Tradizione. Essa che esoterica non è, parla e scrive di esoterismo. Con quali forze o organi? Naturalmente con il suo pensiero e con il suo sentimento tradizionalista. I quali per i limiti imposti dalla natura alla loro natura possono soltanto orientarsi verso il passato sensibile e dunque accedere solo agli antichi testi che più vecchi sono più appaiono splendenti ed acriticamente veri.

Testi che possono essere soltanto echi o riassuntivi commenti della Tradizione che giustamente viene anche chiamata perenne perché vive nelle sfere dell’eternità e non certo nelle pergamene e nei libri. Invece si ignora del tutto che, semmai, Essa come Vivente, può vivere nelle profondità dell’uomo stesso giungendo (perché no?) sino al nocciolo della coscienza individualizzata. Esiste un filo di continuità che da Adam Kadmon giunge sino a noi: l’azione Divina che si continua dall’Essere Primordiale e che attraverso azioni esoteriche può essere rimembrata.

Questo è il significato dell’articolato dispiegamento d’immagini dato dallo Steiner nel capitolo sull’evoluzione dell’uomo e del mondo del suo libro La Scienza Occulta, tanto sprezzato e dileggiato dai tradizionalisti, incapaci di accedere al superiore livello ove il pensiero che pensi la somma di quelle immagini è capace di sintesi, non come prodotto intellettuale, ma come forza che gli è propria oltre tutti i pensati umani (cerebrali). La riconquistata memoria delle precedenti azioni dello Spirito è la strada della nostra reintegrazione all’Uomo Cosmico, paragonabile a qualcuno che riacquistando a poco a poco la memoria ritrovasse la strada di casa e riacquistasse poi le ricchezze e le proprietà che erano già sue nel passato. Nel tempo della smemoratezza il nostro uomo-esempio, ha vissuto e ha maturato nuove esperienze (esperienze che da ricco possidente non avrebbe mai avute!); perciò il suo non è un semplice ritorno ma c’è una addizionale che fa di lui un essere diverso da quello che era stato nel suo precedente periodo felice. Questa addizionale, nella visione mitica e statica dei tradizionalisti, non esiste proprio.

Così malconcio è il loro pensiero, torto all’indietro come il loro collo, che appena Steiner o Aurobindo usano senza automatiche connessioni la parola “evoluzione”, subito stanno male e fanno gli scongiuri poiché (loro) non possono non collegarla a Darwin e a tutte le becere e grottesche visioni che di quest’ultimo si dichiarano continuatrici osservanti e fedeli e che così pur esse  si palesano fondate su di uno schema, a suo modo…tradizionale.

Segretamente ammiro la presunzione e l’impudenza dei tradizionalisti di gran nome, come Julius Evola in Italia: egli, per esempio, riesce a far passare la reincarnazione come una professione di demenza teosofica nello stesso istante in cui Aurobindo, per diretta esperienza, considera la medesima, anche solo assunta cognitivamente, come un contenuto pedagogico urgente per la salute interiore della odierna umanità.

Dopo molti decenni vissuti dapprima nell’apprendimento e poi nel lavoro interiore guardo con distacco divertito gli aristocratici disgusti di una figura che, in fondo, non nascondo di stimare soprattutto per la grande dignità personale che Evola ha sempre mostrato davanti a coloro che sbavavano pregustando il  linciaggio, dall’era fascista sino alla sua scomparsa. 

Ciò non cambia il fatto, perfettamente verificabile se il fideismo imperversante si togliesse di mezzo, che su molti ed importanti argomenti, Evola e Guenon  potrebbero confrontarsi con le simpatiche, marpionesche canaglie che a Portici ti vendevano a  prezzo stracciato cromate radio fasulle e accendini che funzionavano una volta sola.

Ma anche nei particolari…Faccio un solo piccolo esempio, permettetemelo. Nel suo famoso libro Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo, Evola, bontà sua, separa il buono dal pessimo degli insegnamenti steineriani in cui mette l’evoluzione, la reincarnazione (di cui abbiamo già fatto cenno) e l’assurda fantasia di un Cristo che agì magicamente su ”L’Anima della Terra” con il sangue versato sul Golgota. Penosa follia steineriana?

Sentite allora cosa scrisse Karl von D’Eckartshausen, adepto di logge visibili e Santuari invisibili, nella seconda metà del 1700: “(…) Era altresì necessario che questa forma divino – umana fosse uccisa, affinché la sostanza divina e incorruttibile contenuta nel suo sangue potesse penetrare nel più interiore della terra, operando così una dissoluzione progressiva della materia corruttibile. (…) Dall’epoca della morte di Cristo, la forza divina instillata nel centro della terra dal sangue sparso, operò sempre per esteriorizzarsi e rendere tutte le sostanze gradualmente capaci del grande rivolgimento che è riservato al mondo. (…) Questa fu la prima e più importante rivelazione sulla quale sono fondate tutte le altre e che fu sempre conservata e trasmessa oralmente dagli Eletti di Dio fino ai giorni nostri.”

Ecco, come assai spesso accade in tutte le sue opere, alcune delle quali sono pregevoli e affascinanti, Evola non sa o finge di non sapere, per imporre al lettore il suo giudizio, di sicuro più importante della verità o almeno dell’obbiettività documentale.

Mi spiace veramente lo spreco di tante energie giovanili, poco utilmente consumate sui testi tradizionalisti contemporanei che, semmai, aiutano a schiodare l’anima dai futili miti e dalle mode correnti (questa è davvero un preliminare ma importante mutamento interiore spesso non raggiunto dagli antroposofi) ma poi diventano un inciampo, superabile solo per coloro che per coraggio e coerenza possiedono la capacità di controllare da sé le fonti e di pensare con autonomia e volontà conoscitiva cosa vogliono fare di sé stessi.

Il coraggio di andare avanti è salvifico. Se non si agisce, se non ci si muove, l’anima corre di continuo il rischio di tradizionalizzarsi, ossia di aderire per tutta una vita alla imitazione ripetitiva del numinoso e del sacro che non sarà mai esperienza rigenerativa perchè sentito e pensato con una coscienza incapace di sentirlo e pensarlo. Il primo vero passo verso la Tradizione perenne inizia con l’azione del pensiero: con il Pensare. Poiché la struttura gerarchica dell’uomo (ciò che lo distingue dall’animale, dalla pianta e dal minerale) ha nel soggetto pensante il suo carattere essenziale dovrebbe essere valutato come demenziale il vezzo, purtroppo diffuso, di iniziare pensando di iniziare da qualche impercepibile chakra o dalle unghie dei piedi, le cui recondite forze non potranno mai venir percepite se non viene prima conosciuto e percepito il pensiero da cui l’operazione (che è di pensiero) prende le mosse. Il Pensare non può essere saltato e l’esperienza di cosa esso sia in sé stesso è il primo passo realistico alla conquista del Nuovo Mondo o del Reale.

L’esoterismo reale è del tutto estraneo all’intellettualismo erudito. Certamente deve esistere nell’approccio allo Spirituale un lavoro di studio e di ricerca compiuto con desta capacità logica finché non si intuisce che le sintesi raggiunte chiedono un speciale approfondimento non più discorsivo bensì meditativo nell’apprendimento. Momento in cui il ricercatore avverte l’esigenza di un salto qualitativo: modificare quella coscienza pensante che non muta mai essendo sempre identica qualora pensi i deva o i mantra oppure pensi alla prossima cena. Osservo per inciso, so di averlo già scritto ma secondo me vale la pena ripeterlo, che diversi scienziati/ricercatori tra i più avanzati della cittadella scientifica mondiale (non sono tantissimi come i tromboni dell’illusione divulgativa dei media fanno credere) sono perfettamente consapevoli del limite imposto dalla coscienza ordinaria che perciò pone il limite all’osservazione e alcuni tra loro fanno il possibile (tecniche meditative) per una sua modifica, mentre nel mondo che vorrebbe essere considerato esoterico si considera del tutto naturale studiare e scrivere sugli studi e gli scritti di Guenon, per poi continuare la medesima opera sugli studi degli studi degli studi senza avvertire l’inanità di un tale lavoro, spesso svolto con molta intelligenza. In questa complessa e banale razionalizzazione infinita del sacro, tutte le “correnti” corrono in tondo sul medesimo circuito poiché la coscienza tradizionalizzata è la medesima con colori diversi: in questo sport bizzarro potrebbero cadere steccati e antagonismi; il terreno è lo stesso per cattolici e pagani, per evoliani e antroposofi, per sacerdoti e guerrieri. Da questa fragorosa e inutile arena di dotatissimi e raffinatissimi eruditi, critici, polemisti, l’asceta, con indulgente sorriso e passo leggero, esce inavvertito. Egli, quando medita, entra silenzioso in mondi di Forze e di sacre Realtà (indipendenti da umane nomenclature) dove si opera alla palingenesi dell’uomo e del mondo.

                                                                                                                       

AUDIOLIBRI

 

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Oggi vi vorrei parlare di un personaggio decisamente fuori dall’Antroposofia ovvero di Silvia Cecchini. Se cercate su google troverete che il suo nome è legato al reiki ed ai fiori di Bach ma, ovviamente, non è di queste sue attività che vi voglio parlare.

Il motivo per cui la ospitiamo in Eco è che la signora, nel corso di questi ultimi anni, si è dedicata alla produzione di audiolibri di buona qualità a prezzi onesti. Infatti per una media di due euro (al massimo cinque per tomi della mole di “Guerra e Pace” con oltre ottanta ore di lettura) si possono avere dei bei lavori letti con una discreta intonazione. Niente di professionale ma decisamente ascoltabili.

Tra i suoi molti lavori spiccano “Storie Zen”, il già citato “Guerra e Pace”, “Delitto e Castigo”, le “Confessioni” di Agostino, il Vangelo di Giovanni, l’Iliade e l’Odissea, la “Bhangavadgita”, “La Passione di Gesù” della Emmerick, “L’Angelo della Finestra d’Occidente”, “La Gerarchia Celeste” di Dionigi, “I Fondamenti Spirituali” di Soloev e molti altri testi di vario genere.

Gli audiolibri sono un prodotto che io considero interessante perché mi tengono compagnia sul lavoro affiancando la musica. Magari, anche per altri motivi, potrebbero interessare pure voi.

Ma come si fa ad acquistare questi? Innanzitutto si tratta di download digitali e quindi avrete dei file audio da ascoltare col pc o con un lettore. Purtroppo sono disponibili nell’Itunes Store di Apple e quindi i lettori di altre marche potrebbero avere problemi, qui dovete informarvi. Rimangono comunque ascoltabili sul computer.

Ovviamente serve una carta di credito per pagarli. Una volta installato gratuitamente Itunes non dovrete fare altro che andare nello store ed usare la ricerca in alto a sinistra per trovare “Silvia Cecchini” ed entrare nella sezione “audiolibri”. Cliccando sulle copertine vi verrà data la possibilità di scaricarli.

Spero di avervi dato un’informazione utile. 🙂

UNA VISIONE GENERALE DELL’ATTIVITA’ DI MICHAEL (di Rastignac)

Michael bilancia
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A me stesso io posso appartenere
e diffondere intorno a a me luce interiore
nelle tenebre dello spazio e del tempo.
La mia natura mi spinge verso il sole:
bisogna però che la mia anima sia sveglia nei suoi abissi
e vegliando, ch’essa irraggi solare chiarezza
negli agghiacciati flutti dell’inverno.
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Si può tentare di descrivere, impiegando la terminologia alchemica, come i grandi Esseri reggitori delle cosmiche forze della natura, si passino “di mano in mano le secchie d’oro” che trasmettono i tesori della vita universale.
Gli impulsi che apportano nel ciclico corso dell’anno ciascuno degli esseri arcangelici, sono particolarmente caratterizzati quando si passa da quelli che emanano da Uriel a quelli di Michael. Essi appaiono persino contraddittori.Uriel è il Signore della tendenza che gli alchimisti denominavano “Sublimazione”.
Così che, se questa non intervenisse nella vicenda delle sostanze, queste resterebbero sottomesse a dei processi che si manifestano esclusivamente come processi terrestri.
Dove l’azione di Uriel è manifesta, tutto tende ad elevarsi ad un grado al di sopra della sua propria condizione, sia che si tratti di stati di sostanze o di stati morali o di stati spirituali.
Tutte le sostanze sottomesse a questa unica influenza diverrebbero capaci di organarsi in strutture cristalline, tutto il carbone diventerebbe diamante, tutti i fiori abbandonerebbero il loro stelo e volerebbero, in tutti gli animali l’istinto si trasmuterebbe in intelletto, tutti gli uomini si trasformerebbero in entità angeliche.
Verranno i tempi in cui questi progressi si produrranno e saranno giustificati.
Attualmente, che un essere umano divenga angelo non è un progresso.
Non abbiamo ancora raggiunto quelle vette di libertà e coscienza che ci permetterebbero di giocare questo ruolo fruttuosamente per noi e per l’universo.
Dobbiamo giungere a maturazione, noi e la moltitudine di coloro che insieme a noi prendono un corpo terrestre.
Non v’è essere umano, quale sia il suo sviluppo, che non debba attendere per passare ad uno stadio superiore, che tutti i fratelli umani abbiano svolto un corrispondente progresso.
Allorquando l’estate regna sul nostro emisfero, Uriel vi irraggia le forze che li alchimisti qualificavano come “Zolfo” e che producono la la tendenza alla sublimazione, al superamento della propria natura.
Michael interviene allora per ricondurre nella sua condizione terrestre ciò che il fiammeggiare estivo tendeva a sradicare.
Sotto la sua azione si opera il “Coagula” degli alchimisti, che è ciò che succede, che viene dopo l’operazione della “Sublimazione”.
Non è dunque affatto sorprendente che l’arcangelo signore dell’autunno si dispieghi nei cieli nel tempo in cui si produce uno strano fenomeno: una sostanza metallica si densifica nei cieli, prende forma e densità riscontrabili solo, fino a quel momento, nel seno della terra.
Il ferro meteoritico nasce sotto l’azione condensatrice di Michael.Concentrazione della vita vegetativa nel seme, smorzamento della fiammante combustione estiva : altrettanti segni, facili a leggersi nella natura, del passaggio di Michael nei cieli dell’autunno.

Ma v’è un’altra, diversa forma di condensazione su cui possiamo più lungamente soffermarci.
E’ quella che risulta, sotto l’azione della forza michaelita, nel pensiero dell’uomo.

La forza di concentrazione che Michael porta è la condizione indispensabile di tutta la “Grande Opera” e comprende la trasmutazione della parte inferiore della natura umana in puro oro spirituale.
Poiché la trasmutazione della sostanza si opera parimenti sia nella vita spirituale sia nella vita mentale dell’uomo.
Molte opere alchemico/filosofiche non hanno altro scopo che di indicare, sotto la veste dei simboli, una via di sviluppo spirituale.
Essendo l’Antroposofia un cammino di conoscenza attraverso lo sviluppo del pensiero, divenuto libero e cosciente, può essere di interesse lo studio, in questa visuale, delle azioni-forza dell’arcangelo della Luce.

Posto sul limitare del mondo spirituale e del mondo fisico, compreso nella missione di vigilare desto al passaggio dall’uno all’altro, di dare alla terra lo spirituale di cui essa ha bisogno, di rendere allo spiritociò che è stato elaborato nel terrestre e, in poche parole, di mantenere l’equilibrio, il bilanciamento delle forze tra l’uno e l’altro, l’arcangelo Michael regge di necessità il pensare umano che è il punto in cui spirito e materia si interpenetrano nel più perfetto equilibrio, si ritrovano nell’unità dell’Io dove “ciò che è in alto e ciò che è in basso si riuniscono per il compimento della cosa unica”.

Michael è dunque in “primis” l’arcangelo dell’intelligenza cosmica volta al terrestre, idonea alla condizione della terra: arcangelo del pensiero divino che penetra tutte le cose al punto che l’universo ci appare come un universo di intelligenza.
Ma è anche il reggitore dell’intelligenza umana che, nelle apparenze sensibili, sa afferrare le leggi: dunque conoscere e comprendere e poi con sforzo, con più alto slancio, riconoscere dietro i dati dei sensi l’opera e la vita dello Spirito.

Se l’intelligenza cosmica è discesa nel terrestre, s’è convertita i terra per plasmare un universo di intelligenza, il pensiero umano deve ritrovare nell’apparenza dei sensi, in ciò che gli è dato come fenomeno fisico, la vita di questo pensare universale che in essa diventa pensare rispecchiato.
Michael, arcangelo dell’intelligenza, partecipe a questi due processi del pensiero: di quello che scende sulla terra passando dagli Dei al mondo, e di quello che, attraverso l’intelletto umano, specchio del mondo, nel quale la natura prende coscienza di sé medesima, risale dalla terra agli Dei.
All’inspirazione del del pensiero cosmico assorbito in un certo modo dalla sostanza fisica, che si manifesta in un ordine universale sottomesso a delle leggi intellegibili, segue e si oppone il respiro dell’intelligenza umana che rende al mondo spirituale, dopo averlo nuovamente coordinato, il pensiero sparso, frammentato nelle cose. Il pensiero divino sepolto nella materia, vergine stregata, è liberato dall’uomo che lo scopre addormentato sotto il suo velo: i veli della natura, l’apparenza sensibile.

Lo sviluppo della facoltà pensante nell’umanità ha manifestato nel corso delle epoche questo duplice movimento dell’intelligenza che discende dal Divino all’uomo e che risale dall’uomo agli Dei.
L’uomo, come tutti gli esseri e tutte le cose di questo mondo, al principio fu compenetrato dall’intelligenza cosmica, egli la ricevette incoscientemente, essa lo trapassava come la luce attraversa un limpido cristallo.
Egli ha ricevuto i germi delle prime tecniche senza avere la conoscenza delle corrispettive leggi come l’uccello riceve la tecnica della costruzione del suo nido ed il castoro della sua diga.
Una percezione sensibile si traduceva immediatamente come stimolo imperioso a produrre un movimento, un atto talora assai complicato senza che egli avesse chiaramente coscienza del suo motivo o del suo scopo.
La volontà degli Dei si esprimeva negli atti umani senza la partecipazione cosciente degli uomini.
In tali primordiali tempi, ben anteriori all’era cristiana, il Reggente dell’intelligenza cosmica che agiva nell’umanità era già Michael, arcangelo della Luce.

Importava tuttavia che l’uomo divenisse capace non soltanto di essere strumento docile degli impulsi divini e della loro saggezza, ma che li riflettesse coscientemente.
E come bisogna mettere un foglio di stagno ad un vetro affinché questi rifletta la luce, un foglio di stagno che non si lasci attraversare dalla luce ma la fermi, la respinga, allo stesso modo fu necessario che l’uomo potesse opporsi agli impulsi della saggezza divina per acquistare l’individuale libertà, al punto di abbandonare la visione interiore e perdendo la percezione diretta dello spirituale (vedi il senso antitradizionale di essere compiutamente moderni).

Questa perdita poteva essere sentita tragicamente, ma era stata necessaria. Steiner descrive i conflitti che tale situazione scatenò nel medio evo tra alcune grandi personalità come Tommaso D’Aquino, Alberto il Grande ed i filosofi arabi: “ Averroè in particolare, insegnava che l’intelligenza regna universale, che il cosmo tutt’intero è riempito da questa intelligenza onnipotente. In quanto gli uomini sulla terra, essi hanno certamente facoltà ma non di intelligenza personale e ogni volta che un uomo agisce sulla terra, una goccia di intelligenza universale discende in qualche modo nella sua testa, nel suo corpo e lo riempie, al punto che v’è in lui una parte dell’intelligenza universale.
Poi quando quest’uomo muore, quando attraversa la porta della morte, ciò che egli ha avuto di intelligenza fa ritorno all’intelligenza collettiva e si perde.
Ciò che durante tutta la sua vita, dalla nascita alla morte, l’essere umano ha avuto di pensieri, di concetti, di idee, ritorna comunque in seno all’intelligenza collettiva e non si può dire che ciò che egli portava di più prezioso nella sua anima, vale a dire la sua intelligenza, sia dotata di una immortalità personale”.

Ed è ciò che sarebbe rimasto se i tempi dell’antichissima reggenza di Michael si fossero in qualche modo “congelati” nella evoluzione, se un arresto avesse sospeso il corso del divenire.
Ma la direzione del pensiero umano era stata rimessa all’uomo stesso.
Abbandonato alle proprie sole risorse, alle proprie forze, egli doveva giungere a ritrovare i sentieri dell’intelligenza cosmica, questa volta partendo dalla propria coscienza, dal proprio sforzo.

Essendosi molto affievolita nell’uomo la percezione dello spirituale, è divenuta preponderante la percezione sensibile. Per questo lo spirito umano deve ora prendere il suo punto di partenza nella percezione sensibile per risvegliare l’assopita percezione spirituale. L’unione della percezione sensibile e della percezione spirituale forma allora il concetto. Da queste nozze spirituali nasce il pensiero umano che, forgiato dal sensibile e dallo spirituale, è simile alla ‘Bilancia di Michael’ tra cielo e terra.
Per questo l’osservazione della natura ha risvegliato la nozione delle leggi: è apparsa la conoscenza scientifica.
L’uomo può riconoscere che l’universo è un universo d’intelligenza in cui s’è riversato il pensiero cosmico e che il suo proprio pensiero è della medesima origine di quel pensiero universale con il quale può ri-congiungersi.
Ora si tratta di trasformare ciò in atto: da creatura egli deve divenire creatore cosciente. Divenuto libero, i suoi atti non saranno più un semplice riflesso della saggezza divina. Egli potrà trasmutare questa saggezza in saggezza umana e sotto questa forma renderla agli Dei.

Le due cose sono unite insieme: l’uso libero ed individuale dell’intelligenza e della volontà umana.
E’ per questo che fu necessario che la visione spirituale, che s’era imposta senza riserve all’uomo primordiale, si ottenebrasse nella coscienza dell’uomo moderno, alfine che questi apprendesse a pensare da sé medesimo, a dirigersi attingendo da sé, ad assumersi la responsabilità dei suoi propri atti.
Quando un uomo, innalzato alle sole e pure forze del suo pensiero, apprende a dirigersi liberamente secondo una via conforme all’intelligenza divina, all’intelligenza cosmica, è ancora Michael che egli incontra.
Ora l’arcangelo non porta più la spada ma la bilancia.
Il Portatore della bilancia eleva dalla terra al cielo e rende al mondo spirituale tutto ciò che l’uomo, nell’esperienza terrena, ha saputo impregnare di saggezza propria.

Per questo l’iconografia ci mostra due rappresentazioni popolari, due “immaginazioni” di Michael, arcangelo dell’autunno.
Nell’una, al principio dei tempi, Michael, armato di spada, abbatte Lucifero. Nell’altra, dopo la consumazione dei tempi, Michael portatore di bilancia, presiede in qualità di pesatore d’anime, al Giudizio finale. In questi due momenti, nei quali l’uno si pone al cominciamento del mondo e l’altro alla fine, l’attitudine simmetrica dell’arcangelo esprime la sua missione.

All’inizio egli fa il gesto di precipitare dall’alto dei cieli, verso la terra, Lucifero che si oppose alla discesa nella tenebra della materia, che si unisce a tutto ciò che vuole eluderla. Michael vuole che parte dello spirituale si condensi, si coaguli, prenda forma, divenga solido e si converta in terrestre. Egli abbatte Lucifero perchè deve vincere tutte le cose troppo sottili, tutto l’elemento spirituale che non si è configurato in qualità solida.
Poi egli riceve nei piatti della bilancia gli atti degli uomini e li porta nei cieli per pesarli. Ora non vi è atto umano che non implichi un movimento della materia, che non sfoci, presto o tardi, in una modificazione della materia. Tutto ciò che l’uomo ha potuto impregnare con il suo gesto di spirito, Michael l’accoglie e rigetta il resto: il bottino di Arimane.
Egli introduce e rende al mondo dello spirito tutto il solido che è stato compenetrato di forze spirituali e, allo stadio attuale dell’evoluzione, è principalmente con il ‘gesto’ umano, l’atto intelligente e cosciente, che lo lo spirito può penetrare il solido, il tellurico. L’umanità deve apportare la sua cosciente collaborazione alla grande opera di evoluzione universale.
Per i suoi atti che trasformano senza posa la materia essa si giova delle forze che modellano i mondi. Michael ne raccoglie le messi.

Le due attitudini cosmico-simboliche di Michael i due grandi movimenti di inspirazione ed espirazione che sono il ritmo della vita cosmica. Nulla potrebbe sussistere se non vi fosse, attimo per attimo, uno scambio tra il mondo fisico ed il mondo spirituale, una dinamica, un perpetuo flusso e riflusso tra i due poli cosmici: spirito e materia che non si equilibrano se non nell’uomo.
Michael vigila sul passaggio dall’uno all’altro.
Egli è per l’universo ciò che il Guardiano della Soglia è per l’uomo.

Nei tempi nuovi della Reggenza di Michael, sempre più numerosi sono gli uomini che non sentono più la responsabilità dei loro atti di fronte ai comandamenti di un Dio ma davanti a sé medesimi.
Ciò che essi hanno potuto comprendere del mistero della vita, con il loro intelletto, è anche ciò che li guida nell’ora della scelta tra il bene ed il male.
E in questa parte di cosciente intelletto essi ritrovano Michael, nell’impulso che gli aiuta a configurare in forma individuale ciò che l’uomo può sapere della Saggezza Eterna.
L’arcangelo della Luce brilla nel pensiero individuale, quando questo, scrutando nell’apparire, riconosce lo Spirito in ciò che l’attornia e lo rianima nel proprio attivo essere.

Nota: alcuni termini quale “materia” sono impropri o discutibili ma il tutto è solo una riflessione per immagini e credo che le parole siano, in un certo senso, pari ad un artificio secondario.

RASTIGNAC

ASSUNZIONE

 

assunzione

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ASSUNZIONE

 Annunciato da un palpito di luce,
un gioco d’ombre rimestate, un soffice
contatto imponderabile col mondo,
è tornato da me. Ero in giardino.
Come quel giorno, ha chiuso le sue ali
e genuflesso mi ha parlato, ha detto
che Lui mi attende in cielo. È la mia ora.
Avrò corona e trono, poiché fu
Spirito umanizzato nel mio grembo.
Dal mare un vento tiepido, una lieve
brezza ha sfiorato l’erba, ha scompigliato
i tralci, i rami, scosso le sue piume.
Il Messaggero si è confuso, ha impresso
un sorriso infantile, disarmato
alle labbra sottili che non hanno
mai baciato, mai sussurrato amore
se non per Lui, per le divine Essenze,
per modulare eteriche armonie.
«È tempo» ha ripetuto. Mi ha toccato
con le sue dita immateriali: un vortice
mi ha sollevato luminosa in volo.

(Fulvio Di Lieto)

IL MESE DI MICHELE

S. Michael -C. Di Marcovaldo

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Eccoci dunque nel mese di Michele, nella corrente della Luce salvatrice e della speranza: è come un attingere nuovamente, per virtú del ritmo solare, alla sorgente della Forza.

Come lungo e come breve il cammino dell’anima verso il luogo della sua solitudine magica, ove il Divino si dona senza apparire, senza essere veduto: cosí che la ricerca è estinta, e calma, profondamente calma, è la mente, profondamente annientato nel Divino è il cuore. Nel cuore è tutto l’Universo ed è tutto il sentiero del tempo, sino all’eternità.

Ciò che diviene realtà fatale, nasce come potenza di dedizione senza segno manifesto: dedizione tanto piú intensa, quanto piú immateriale e contraddetta dalle forme spazio-temporali. Slancio infinito, impeto puro, canto d’immenso, è una forza che non conosce sconfitte, che ha il suo oggetto, che è uno per virtú d’identità con il suo oggetto: che è il reale ritrovato, oltre tutte le recitazioni e le apparenze: il reale che comunque attende, essendoci.

La continuità dell’osare è il tenore della Forza, che non ammette pause o soste o attenuazioni. Non v’è sosta: cosí soltanto viene preparato l’impeto che restaurerà la Luce, cancellerà l’ingiustizia, restituirà la verità alla realtà, ritroverà ciò che è immutabile di là dalle parvenze, mediante cui giuoca l’umano. Ritrovare il puro segreto respiro dell’anima oltre l’ingorgo, il filo adamantino, l’intoccabile incorporeo che da nulla può essere interrotto, ritrovare l’inalterabile filo della Forza, piú possente di mille potenti cascate di fuoco.

La volontà diviene fuoco che brucia ogni impurità della Terra. È la catarsi che deve precedere il rito del Sacro Amore: anzitutto il fuoco, la flamma non urens, indi la Luce di Vita, e il viaggio senza soste verso l’“aurora del mondo”. Fuoco della Volontà e sorgente del Tempo, origine della Luce di Vita e incontro “unigenito”, sono una direzione sola. Viaggiare verso la liberazione, la luce, la speranza, verso il riposo, verso la lotta che non è piú lotta, verso la perfezione dell’azione che non è piú azione. E tutto con la calma determinazione della coscienza razionale.

iconamicheleconcaliceÈ un attingere alle forze che dall’Universo fluiscono nell’organismo vitale-fisico come correnti della volontà, l’originaria volontà: originaria volontà che si sottrae alla coscienza e che alla coscienza si dà alterata da Ahrimane, onde all’origine si trova come un possente istinto di conservazione. Ma ancora prima, ancora piú in alto è la volontà creatrice, fluente, pronta a irrompere nell’umano. A questo è ora di aprire il varco, perché è la potenza prima del Logos.

Sulla sponda del tempo non c’è attesa, perché è un grande fiume sempre uguale …nec quae praeteriit hora redire potest, se l’identità potente del pensiero con sé non dona la capacità della contemplazione di questo fiume. La storia dell’uomo è lunga e sconosciuta, e imprevedibili sono le sue meraviglie, inconcepibili le sue mète: che cosa è l’attuale soffrire, o l’attuale gioire, o il bene, o il giusto, dinanzi alla realtà ignota che preme sul divenire umano? Nulla è vero, nulla è duraturo, nulla valido, salvo ciò che si può salvare dalla continua consunzione della psiche: salvo il pensiero che ritrovi la sua luce. O la forza d’Amore che ascende e ritrova la connessione con l’Eterno.

Massimo Scaligero

(www.larchetipo.com)

ISIDE SOPHIA – Quinta Lettera (parte II)

 

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Denderah

 

 

QUINTA LETTERA

Agosto 1944

LA NATURA SPIRITUALE DELLO ZODIACO DELLE STELLE FISSE

(Continuazione)

Può sorgere la domanda: che cosa è successo alle altre cinque Costellazioni dello Zodiaco: Cancro, Leone, Vergine,  Bilancia, Scorpione? Come abbiamo già visto in relazione alla creazione del metabolismo primordiale, aiutato dagli Angeli e dagli Arcangeli, queste Costellazioni sono un’immagine della “vita interiore”, ma, essendoci soltanto una sembianza di vita entro quei corpi di calore dell’Antico Saturno, le cinque Costellazioni dal Cancro allo Scorpione sono ancora, per così dire, sullo sfondo. Esse sono ancora velate nelle nubi dei cicli dell’evoluzione che segue l’Antico Saturno. Esse si manifestano più tardi, quando l’essere umano è capace di acquisire vita e animazione. Dobbiamo immaginarle come poste “dietro” gli eventi sull’Antico Saturno, come rivelanti le somme motivazioni e le più interiori esperienze degli Dèi. Nella seguente descrizione delle caratteristiche delle docici Costellazioni dello Zodiaco, secondo l’evoluzione dell’Antico Saturno, intraprenderemo nondimeno ad elaborare le cinque Costellazioni “mancanti”, allo scopo di poter avere un’immagine più o meno completa. Le spiegazioni seguiranno nelle Lettere successive.

Le Costellazioni sono la cronaca o la testimonianza della creazione. Le impressioni che son state fatte in queste sfere dell’Universo sono ancora operanti attraverso le Costellazioni visibili. Il destino del mondo appare ivi in quanto i Pianeti si muovono di fronte alle Costellazioni. L’essere umano può essere un testimone di quello che è l’espressione esteriore della Volontà del mondo, provando così a capire e a comprendere la Volontà o, se non si vuole diventare un testimone, divenire soggetto del significato della Volontà, soggetto alle forze del destino. Provare a capire e a comprendere la Volontà del mondo, significa salire lungo il sentiero che conduce verso la libertà. Perciò, diventerà sempre più necessario ascoltare il linguaggio delle Stelleper udire la Volontà del mondo – la Volontà del Padre – che ha le sue espressioni visibili nei movimenti delle Stelle. Così non udiremo il nostro “destino” o il nostro immutabile fato, bensì udiremo i nostri compiti spirituali sulla Terra. Possiamo perciò percepirli nella sfera del pensare attivo, dell’attività spirituale. E’ la sfera nella quale possiamo conquistare la libertà, o l’esser liberi, nella presente èra di civiltà.

Possiamo già provare a leggere la scrittura delle Stelle in quanto i Pianeti si muovono attraverso le Costellazioni dello Zodiaco. Naturalmente, a questo punto possiamo trovare soltanto delle indicazioni generali, poiché i vari Pianeti non formano sempre la stessa “lettera” passando davanti alle Costellazioni. I diversi Pianeti modificano il loro carattere a seconda del carattere e della speciale attività del Pianeta che è davanti a una Costellazione.

 

La Costellazione di Ariete

Se qualcosa accade nella Costellazione dell’Ariete – se uno o più Pianeti sono in questa Costellazione – significa che un nuovo impulso desidera venire nel mondo. Ci viene ricordato di aprire gli occhi per qualcosa di nuovo, una nuova era dell’umanità, un nuovo aspetto della vita, o forse persino nuove invenzioni che provocheranno un cambiamento nella nostra vita terrestre. Esso può essere ancora nascosto e noi possiamo doverlo cercare, ma può essere come un messaggio del Mondo Spirituale agli esseri sulla Terra, onde ascoltino di mutate condizioni; di nuove domande e di nuovi compiti. Questo, per esempio, avvenne nei tempi precedenti la nascita del Cristo allorché i profeti del popolo ebraico parlarono della venuta del Cristo. Allora, nell’VIII-IX secolo a.C., quando il profeta Elia visse come il grande Precursore dell’evento del Cristo, il punto vernale era all’incirca al centro dell’Ariete.

AriesAries – Mara Maccari




  
La Costellazione del Toro

 

Eventi nel Toro richiamano, per così dire, una cosmica “animazione”. Essi sono più che altro un rammemoratore del fatto che noi dobbiamo irrompere attraverso i muri della tradizione e della routine che possono essere stati tirati su nelle età precedenti. Impulsi e nuovi aspetti, che possono esser nati in silenzio e in solitudine umana, vogliono plasmare se stessi nella realtà. E’ come se le vocali e le consonanti di un nuovo linguaggio, che fino ad allora non erano note, dovessero essere apprese e praticate nella vita. Se l’umanità o il singolo essere umano non rispondono all’appello del Toro, allora le forze cosmiche “animano” l’evoluzione per mezzo di catastrofi; per esempio, la Guerra dei trent’anni iniziò allorché Saturno era nella Costellazione del Toro, e giunse a fine allorché Saturno vi fu nuovamente. A quei tempi, e ancor oggi pure, l’umanità aveva un certo compito che desiderava o non desiderava comprendere, e il risultato fu la Guerra dei Trent’anni.

 TaurusTaurus – Mara Maccari

La Costellazione dei Gemelli

 

Eventi Stellari nei Gemelli indicano che l’umanità dovrebbe svegliarsi per compiti e ricerche in rapporto con lo sviluppo di forze dell’Io. Allorché Gesù nacque ([a mezzanotte] del 24 dicembre, 1° d.C.), Saturno era entrato nei Gemelli, e trent’anni dopo, all’epoca del Battesimo del Giordano, l’”IO SONO” entrò nel corpo di Gesù: Saturno era nuovamente nei Gemelli. Allora fu compito dell’umanità quello di testimoniare la vita del Cristo sulla Terra. Solo pochi lo fecero, tuttavia essi furono abbastanza per portare oltre la corrente dell’evoluzione umana.

Proprio in questi giorni (Agosto 1944) Saturno è entrato nuovamente nella Costellazione dei Gemelli. Di nuovo l’umanità sarà messa a confronto con il compito della percezione dell’”IO SONO del Mondo”, solo ad un livello più alto. Speriamo che un numero sufficiente di uomini ascoltino il richiamo del Mondo Spirituale.

 GeminiGemini – Mara Maccari

La Costellazione del Cancro

 

Nelle precedenti descrizioni abbiamo visto che il Cancro è connesso con la creazione degli organi di senso entro l’evoluzione dell’Antico Saturno. Fu un’interazione tra gli Spiriti dell’Amore e gli Arcangeli, ovvero nel linguaggio delle Stelle, tra Capricorno e Cancro. Così eventi nel Cancro richiamano alla “vita dei sensi”. Ci viene perciò richiesto di dirigere la nostra attenzione verso ciò che possiamo percepire con i nostri sensi nel mondo della materia. Se possiamo far ciò senza alcun pregiudizio, allora saremo capaci di percepire il mistero della vita e della rinascita in tutte le sfere della vita.

Ciò accadde all’epoca della vita del Cristo sulla Terra. A quell’epoca, persino nel momento del Mistero del Golgota, Saturno era nella Costellazione del Cancro. Allora il Regno dei Cieli fu aperto al mondo dei sensi umano, perché il Dio era presente in un corpo fisico che poteva essere visto con gli occhi, e le Parole di Dio potevano essere udite con le orecchie – la Divinità poteva esser accostata non soltanto nel Mondo Spirituale. Perciò, nel Mistero della Morte sul Golgota e della Resurrezione, il ringiovanimento dell’intero Universo poteva essere percepito dai pochi che erano svegli. Gli altri, che non erano svegli nei loro sensi, poterono veder solo morte e distruzione. Questo avviene se il richiamo del Cancro non viene udito, come ebbe luogo nell’evento della distruzione di Gerusalemme (70 a.c.) allorché Marte era nel Cancro.

  CancerCancer – Mara Maccari

La Costellazione del Leone

 

Gli eventi nel Leone chiedono l’apertura del cuore umano nei confronti del linguaggio dell’Universo. Abbiamo trovato il Leone collegato con il primordiale metabolismo sull’Antico Saturno, ove gli Spiriti dell’Armonia insieme con gli Angeli dirigevano la digestione del calore entro i corpi ignei. Questi erano come dei cuori cosmici attraverso i quali gli Dèi potevano percepire le armonie dei mondi.

Il Leone agisce ancor oggi in questa maniera. Esso richiede all’essere umano di trasmutare se stesso in un grande cuore, in una specie di cosmico strumento musicale attraverso il quale la corrente dell’esistenza universale possa fluire e creare una nuova armonia delle sfere. Questo è il linguaggio del Leone: che tutti gli esseri esistenti vogliano esser risvegliati e rinascere nell’umana “percezione del cuore”.

Molte grandi individualità nella storia spirituale dell’umanità, ognuna nella maniera sua propria, hanno risposto a questo richiamo in quanto erano connessi tramite la loro nascita con il Leone. Tra loro vi sono il famoso poeta Novalis, H.P.Blavatsky e Rudolf Steiner. Essi hanno tutti Saturno in Leone all’epoca della loro nascita.

 LeoLeo – Mara Maccari

La Costellazione della Vergine

La Vergine è opposta alla Costellazione dei Pesci. Con i Pesci è collegato il sacrificio della sostanza della Volontà da parte degli Spiriti della Volontà che diviene la base di tutta la materia fisica. Perciò, se guardiamo alla Costellazione dei Pesci – ed ancor più a quella della Vergine – siamo alla soglia dei misteri di sostanza e di materia. Essendo questi misteri, ancor oggi, di non facile conquista da parte dell’essere umano, eventi nella Vergine richiedono moltissimo dagli esseri umani. Esigono la più alta devozione e l’amore supremo nei confronti del Mondo Spirituale e del mondo dell’esistenza fisica. Qui deve essere sviluppato un atteggiamento interiore; quello, per esempio, che Goethe aveva quando guardava il mondo che i sensi gli presentavano, e che lo rendeva capace di sperimentare l’Urpflanze – la pianta Archetipica. Qui deve essere trovato il corretto atteggiamento nel quale sviluppare la meditazione ed anche il sacramento religioso. Possono così esser trovati il mistero della sostanza ed anche quello della transustanziazione. I misteri della transustanziazione, in quanto hanno luogo nell’operare delle Potenze del Destino, possono rivelare se stessi se l’essere umano coltiva le capacità nascoste nell’anima.

L’Ultima Cena ebbe luogo quando la Luna era in Vergine. Questo non significa che le azioni del Cristo siano dipendenti dalle Costellazioni o dalle Stelle, bensì rivela un nuovo atteggiamento verso le Stelle, che giunge nel mondo attraverso il Cristo. Oggi siamo ancora lontani da questo atteggiamento. Possiamo soltanto apprenderlo gradualmente.

Il nostro Universo Stellare è diventato un meccanismo, i movimenti del quale possiamo calcolare in modo simile alla struttura e ai movimenti di una macchina. Nondimeno il Cristo mentre era sulla Terra ha iscritto azioni e Parole negli eventi di questo Universo meccanico cosicché esso è ringiovanito. Perciò il Cristo impresse, in questa posizione della Luna in Vergine, il Nuovo Mistero della Transustanziazione che venne istituito dal Cristo per il bene del futuro dell’umanità. Da allora la Luna può essere passata migliaia di volte attraverso la Costellazione della Vergine e nulla d’importante può esser stato fatto entro la famiglia dell’umanità. Tuttavia, il fatto che ciò sia successo una volta può dare all’umanità in futuro la possibilità di colmare questa Costellazione di un nuovo contenuto spirituale che non sarà calcolato, ma che sarà il risultato degli atti umani di fantasia morale.

Virgo

Virgo – Mara Maccari

Nelle precedenti descrizioni delle Costellazioni dello Zodiaco, pochi pianeti – Saturno, Marte, Luna – sono stati menzionati. Essi dovrebbero essere considerati unicamente come esempi. Il significato e le attività dei Pianeti devono ancora essere elaborati in ulteriori Lettere. Perciò, dovrebbero essere considerati soltanto come indicatori; come le lancette sul grande orologio del nostro Universo. Essi agiscono come mediatori tra lo Zodiaco e la Terra. Il carattere delle influenze zodiacali viene modificato a seconda dei diversi Pianeti che sono in queste Costellazioni. Saturno ha certamente un potere di modificazione abbastanza diverso rispetto, per esempio, a Marte o alla Luna. Ma queste modificazioni devono essere ancora elaborate in dettaglio.

 

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PER IL 29 SETTEMBRE (di Rastignac)

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Parlare di Michele, ora che la ricorrenza si avvicina, è attingere, in un solo articolo, ad alcune delle infinite sfaccettature che, con l’aiuto della Scienza dello Spirito, è possibile contemplare. Qui si parla di un’Entità divina, più vicina a noi di tante altre, più amica dell’uomo, ma ricordiamoci che Essa è del tutto sovrumana: perciò vicina ma anche tremendamente lontana. Ricordiamoci che solo uno tra gli Esseri divini ebbe la missione ed il coraggio (una follia assoluta!) di venire in ciò che è “fuori” dallo Spirito.

Facendosi parente stretto vostro e mio.

Allo stesso modo in cui Natale ed il San Giovanni estivo si oppongono e si completano, i due equinozi – Pasqua e San Michele – riflettono i due opposti volti di una situazione che interessa l’uomo, la natura e l’universo.

Questa situazione è quella del passaggio dalla morte alla vita e dalla vita alla morte.

La festa cristiana della Pasqua celebra in tre giorni morte, sepoltura e resurrezione. Ma certe religioni dei tempi antichi festeggiavano in autunno la resurrezione di un personaggio divino che aveva superato una prova paragonabile alla morte, come Adonis fa esempio.

Da cosa nasce questa confusione di avvenimenti che si ricollocano da un equinozio ad un altro?

Infatti si produssero due movimenti inversi: in primavera è la natura che passa dalla morte alla vita. Essa esce dalla tomba e resuscita. In autunno ripiomba nel sepolcro.

Però si produce anche un risveglio, ma questa volta nella coscienza individuale: che aspira ad addormentarsi in estate. Nelle belle giornate essa perde la concentrazione e la recupera in autunno. In autunno riprende il fardello del suo destino e del suo lavoro.

Questo “ritorno dall’evasione” la risveglia e la rende resistente all’impatto con il freddo e con il buio.

La natura soccombe, l’anima si rafforza: in un certo senso passa dalla morte alla vita.

Questa inversione fa eco nelle parole del Battista: “Bisogna che Egli cresca (il Sole dello spirito) e che io diminuisca (il sole fisico del solstizio)”.

La morte della natura è percepita da/nell’essere corporeo dell’uomo, ma il suo spirito non è subordinato a leggi naturali, ha suoi principi e ritmi.

Chiunque può percepire in sé stesso che la vita interiore è in “ragione inversa” alla vita della natura: le funzioni vitali, come per esempio la digestione o l’attività muscolare o una accelerazione della circolazione sanguigna rendono opaca la lucidità di coscienza e possono spegnerla completamente poiché è facile abbandonarsi al sonno. All’opposto, un’attenzione estrema, una riflessione intensa arrestano parte della vita dell’organismo: esempi grossolani si colgono quando, in questi casi, ci si ferma dal camminare o si trattiene il respiro.

La coscienza frena la vita, la vita disperde la coscienza.

Ritroviamo questa inversione nel contrasto delle stagioni. Possiamo constatare che l’equinozio di primavera rianima la vita nella natura ma indebolisce la concentrazione della coscienza come senso individuale, mentre verso San Michele è la natura che si placa e l’Io riprende nell’individuo la sua forza attrattiva.

Pasqua è un ritorno alla vita della natura; San Michele è un ritorno alla coscienza individuale.

Il tempo di San Michele è come se ci dicesse: “Guarda, tutto muore intorno a te. Questi colori, questa dolcezza dell’aria, questi quadri di bellezza che ti esaltavano, ora ti abbandonano. Il freddo, il buio, venti ostili ti attaccano. Rafforza te in te stesso, alimenta la luce interiore e veglia nella notte. Riconquista te stesso e supera la natura che t’abbandona. Ora è lo Spirito che in te vive, che t’invita alla gioia severa di questa festa!”

Chi desidera, legga con animo aperto i versetti che Rudolf Steiner ha scritto come “Atmosfera di San Michele” nel Calendario dell’anima.

Dei quattro Arcangeli che sono ciascuno il reggente dei quattro grandi punti cardinali dell’anno, Michele è quello che ha maggior rilievo nell’immaginazione degli uomini.

Una grande ineguaglianza regna, a questo riguardo, tra tali figure celesti: Uriel è caduto nell’oblio, Gabriel e Raphael sembrano impallidire davanti all’Arcangelo- cavaliere, Principe delle milizie dei cieli.

Già il suo Nome, “Micha-El” (Chi è come Dio) proclama forte quale altissimo “spazio” egli occupa. Egli è “colui che marcia davanti a Dio”, o ancora “il Volto di Dio”, “la folgore di Dio”, la Sua Luce.

La sua “attività” è ancora più possente quando non lo si compari solo tra i quattro Arcangeli che governano le stagioni, ma ai sette che presiedono la successione e la missione delle epoche.

Poiché Michele esprime solo una parte della sua natura nel ruolo d’Arcangelo dell’autunno.

In lui la tradizione riconosce l’Arcangelo del Sole, come in Gabriele quello della Luna, in Raffaele quello di Mercurio, in Anaele quello di Venere, in Zacariele quello di Giove e in Orifiele quello di Saturno.

La coscienza moderna non percepisce più i rapporti tra le forze planetarie e queste grandi figure della divinità, e soprattutto essa è priva della sensibilità che le permetterebbe di sentirsi connessa a tali esseri come il frutto all’albero che lo porta e lo sostiene. E comunque è l’intera struttura universale che sfugge a chi non vede o non vuol vedere come i regni inferiori hanno la loro corrispondenza nei regni che si elevano oltre l’uomo.

Molte soluzioni al problema dell’uomo terrestre e del suo ruolo, sono tuttavia contenuti in questo fatto.

Ad un piano sotto il livello che attualmente occupa l’umanità, troviamo gli animali, ancora privi di intelletto individuale; sotto di essi abbiamo le piante, prive di un proprio movimento e ancora più sotto “esistono” i minerali che, per l’appunto, hanno solo l’essere.

Da questo immenso laboratorio di forme si alza un appello, un sospiro, verso lo stato di coscienza al quale l’uomo si è elevato: poiché l’autocoscienza è il punto d’impatto del mondo fisico con il mondo spirituale interiore.

A partire dall’attività del pensiero cosciente l’uomo scopre lo Spirito e nello Spirito l’attività dei regni superiori: gli Esseri che chiamiamo Angeli egli può percepirli se medita il suo destino, gli Arcangeli che hanno molteplici attività e ancora altri più elevati regni ed esseri attivi nelle coorti delle Gerarchie sovrasensibili.

Secondo gli insegnamenti della conoscenza spirituale, compito degli Arcangeli è quello di governare i ritmi del corso dell’anno e la successione dei periodi della Storia umana sulla terra. Ogni sottodivisione del flusso storico dura da tre a quattro secoli e sta a significare che un altro Arcangelo-Spirito del tempo ne ha preso la guida. Il carattere del suo spirito riflette la mentalità della sua epoca. Egli è l’ispiratore comune di tutto quello che caratterizza individui e popoli entro quei tempi: è lo Spirito di un’epoca.

Nella cristianità, San Michele è sempre vittoriosamente attivo, presente.

Ricordo che in Italia, sul monte Gargano, Egli apparve e reclamò un Santuario su quel luogo. Inaugurato il 29 settembre del 492, divenne una intensa fonte di ispirazione e di miracoli. Due secoli più tardi, nuova apparizione, nuovo ordine di edificare una cappella alla sommità del Mont Tombe in Francia, luogo circondato dal mare, già in passato luogo sacro per i druidi. Diviene il noto Monte Saint Michel-au-péril-de-la-mer.

Malgrado le vicissitudini della storia, i pellegrini non hanno mai cessato di recarvisi. Si dice in Francia che non ci sia stato re che mancò ad un pellegrinaggio a Saint Michel.

Uno degli effetti dello spirito di Michele nella nostra epoca è il moltiplicare le occasioni che permettono agli uomini di incontrarsi oltre le frontiere.

Sotto l’azione della sua precedente reggenza, il pensiero fu reso universale e accessibile attraverso la filosofia. In una conferenza dell’agosto ’24 il Dottore dice: “ Anteriore al Mistero del Golgota, Egli si è dedicato alle gloriose imprese di Alessandro e all’espansione della filosofia di Aristotele”. Ora la sua reggenza (iniziata dopo l’autunno del 1879) deve creare l’universalità sul piano sociale. Michele non è più lo spirito di un particolare popolo ma di un’intera epoca e già si osserva la sua influenza. Gli uomini che hanno raggiunto una coscienza individuale, si uniscono in lingue, in blocchi. Là dove il fenomeno prende un carattere razziale, esso regredisce e ritorna ai tempi in cui il legame umano s’appoggiava al clan. Tali legami perdono ogni giorno la loro ragione d’essere. I nuovi apparentamenti nascono per interessi (idee e azioni) comuni.

Questo impulso è iniziale. Esso dovrebbe trasformare il bisogno di fusione negli ideali di una razza o di una nazione particolare in desiderio individuale di portare parte di ciò nel destino comune all’umanità, sperando che altri portino e condividano la loro particolare ricchezza di idee e creatività.

Questa tendenza non può essere un progresso se degenera nella propria caricatura: il livellamento sociale ottenuto sistematicamente con la distruzione della dignità individuale.

Il progresso sociale, secondo il carattere micaelita, non può portare che a forme di unione con il libero assenso degli individui che, sino in profondità, abbiano preso consapevolezza dell’umanità generale in misura non inferiore rispetto ad una maggiore destità dell’Io.

E’ purtroppo facile rappresentarsi la deformazione dell’uomo futuro: l’uomo-robot, privo di coscienza desta e persino fabbricato in serie.

Probabilmente questa sarà la lotta nella nostra epoca, più nostra che di Michele, poiché ora l’uomo stesso, con la conquistata coscienza di sé, può combattere con le proprie forze il Drago scacciato da Michele, che ora è in lui. Egli può combattere con la moralità che vive nel calore del suo sangue, con il pensiero – anch’esso reso vivente – che spazza le false astrazioni e l’inganno materiale, con la volontà di portare insieme ai suoi fratelli i destini dell’umanità a trionfare sul male che avvolge la terra.

La fioritura della coscienza individuale coincide con l’impulso micaelita di far regnare una luce universale che illumini tutto.

Tale sinergia sta in ciò che la festa di San Michele è per l’uomo contemporaneo: l’interiorizzazione della Luce.

Declinante nell’esteriore, essa nasce nella coscienza.

La festa di San Michele dei tempi passati fu celebrata da uomini più di noi vicini alla natura della morte del mondo vegetale che resuscita al tempo di Pasqua. Al tempo odierno, lontano dalla natura, l’uomo cova i destini del suo Io all’interno della sua “buccia” individuale. Egli può sentire una affinità con una festa autunnale se vede che la Luce in lui si interiorizza e l’arma del coraggio di sopravvivere al declino di ciò che deve morire.

La festa di San Michele non celebra i grandi avvenimenti della vita del Cristo come invece lo fanno Natale e Pasqua, quando il decorso delle stagioni illustra perfettamente l’evento.

La festa d’autunno appare piuttosto come un passo sulla strada dell’avvenire dell’umanità.

Natale e Pasqua ricordano i doni portati agli uomini dallo Spirito che vive nel cosmo.

Le feste di San Giovanni e San Michele sono rivolte a festeggiare i giorni in cui lo spirito incarnato nell’uomo potrà rispondere allo Spirito dell’universo.

Rastignac

L'ANGELO VERDE D'OCCIDENTE

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 “Chi possiede la sposa è lo sposo; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è compiuta. Egli deve crescere e io invece diminuire.”

Questa semplice spiegazione fu fornita da Giovanni Battista (quando il Cristo iniziò a battezzare ad Ennòn) ai suoi discepoli che, forse, non erano proprio pronti a seguire ciecamente questo nuovo Messia. Ma Giovanni era pronto eccome, pronto a farsi da parte anche senza lo zampino che Erodiade ci mise poi. Il suo compito era finito.

Più di mille anni dopo un redivivo (e reincarnato) John Dee si ritrovò di fronte lo stesso problema: “qualcosa” doveva diminuire se egli voleva crescere e completare il suo lungo peregrinare. Qualcosa doveva essere cancellato se lui voleva veramente ricongiungersi alla sua Elizabeth e ritrovare la strada per la Engelland. Ma mica eran cose da poco quelle che il nostro alchimista si doveva buttare alle spalle.

Innanzitutto l’Angelo; verde, marmoreo, imponente. Ok aveva i suoi tempi lunghi ma certamente era soprannaturale, occulto, visibile. Appariva a comando e non era reticente a farlo anche davanti ad estranei. Mica è poco, aver la prova comoda per dimostrare di non essere un ciarlatano. E che prova! Annichiliva chiunque.

Poi la Nera Isais. E magari la Medea reincarnata, la principessa Assia. Ok era una succube ma, al di la dei luoghi comuni, sappiamo tutti quanto l’uomo sia debole davanti alla mera carne. E chi è senza peccato… Il senso di potere che dall’unione carnale esplodeva nel mondo reale era inebriante. Ed esplodeva veramente. Anche attraverso l’eterno reincarnarsi.

E poi la dolce Jane. L’amore, quello vero, che ti segue di vita in vita. L’amore che gli esseri umani inseguono per esistenze intere. Servito su un piatto d’argento, recapitato a domicilio.

John sapeva benissimo cosa doveva tagliare. Ma tra il saperlo ed il farlo l’abisso era (ed è) in agguato. Nel contempo quegli “ostacoli” furono indispensabili per arrivare al traguardo. Esattamente come Giovanni Battista fu indispensabile per la venuta del Cristo. Ma fu indispensabile pure la sua scomparsa.

E noi? Riusciamo a diminuire quel che deve essere diminuito. Riusciamo ad eliminare quel che deve essere eliminato?

Chi scrive passo’ non poco tempo (anni) a cercare inutilmente di trovare un ponte tra Steiner e Crowley, tra Steiner ed Amandamurti, tra Steiner ed il neopaganesimo, tra Steiner e Daniel Meurois. Sforzi estremi, inutili, devastanti… Il dottore era sempre lì. Mi attirava come una calmita ma nel contempo mi chiedeva del lavoro. Tanto. Non potevo farlo mentre coltivavo altro.

Però quel “altro” era il risultato di anni di fatica, di lunghe meditazioni (non quelle di cinque minuti), di asana, di pratiche. E di risultati. Avevo pure io i miei “angeli d’occidente”, probabilmente abbastanza per stupire non pochi dei sedicenti gruppi antroposofici. Inoltre la gente mi chiamava, tante persone e non solo gli amici. Ma quell’omino vestito di nero mi chiedeva di dare un calcio a tutto. Ed aveva pure ragione.

Ovviamente questa non è la cronaca di un “lieto fine” perché il finale devo ancora scriverlo. Non si riesce a buttare una vita nello sciacquone in pochi anni. Però mi son reso conto che pian piano devo farlo. E man mano che svuoto gli scaffali questi si riempiono da soli di cose bellissime. Lo sforzo è sempre grande, quello sì.

Ma c’è anche un altro fattore, forse il più subdolo, ovvero che le mie zavorre sono evidentissime a tutti. Ed è stata la cosa più difficile da affrontare. Ma va affrontata. Non so se si può sconfiggere ma si deve perlomeno divenirne consapevoli.

Perché scrivo questo? Perché proprio nel vedere i miei errori (che continuo a commettere) mi specchio anche un po’ in quegli degli altri.

Quando vedo gruppi antroposofici senza direzione non è che mi importa poi molto se chi li presiede mi dice che “non sono gruppi ma solo amici che si incontrano per parlare”. Cosa cambia? Lì c’è l’angelo verde e tu lo sai.

Quando leggo omelie cattoantroposofiche non è che mi importa molto se chi le scrive mi dice che “sono solo discussioni per capirci”. Cosa cambia? Lì c’è l’angelo verde e tu lo sai.

Quando Balin sclera e vuol far l’esperto non è che mi importa molto se poi si dice da solo “ma io ci son passato”. Cosa cambia? Lì c’è l’angelo verde… E lo so.

Io sto provando ad eliminarlo. Auguro buon lavoro di cuore a chi sta facendo la stessa cosa.

CONTRADDIZIONI ANIMICHE (di Y. Uchiyama)

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Evelyn De Morgan  «Psiche abbandonata» (secondo la mitologia, Psiche ha le ali di farfalla)

*

«Perché volete tormentare con eterni pianti la vostra vecchiaia infelice?» disse Psiche ai genitori prima di esser esposta sulla rupe in attesa dell’ignoto sposo. «Quando le genti e i popoli mi rendevano onori divini, quando con universale consenso mi davano il titolo di novella Venere, allora avreste dovuto dolervi, allora versar pianti, allora, sí, prendere il lutto, come se fossi estinta».

Il fascino di Psiche, infatti, aveva indotto intere città ad adorarla come divinità, dimenticando la potenza e la bellezza di Venere. Sembra di ravvisare in forma di fiaba, all’interno della vicenda di Amore e Psiche narrata nelle metamorfosi di Apuleio, la progressiva assolutizzazione della psiche e la perdita di memoria dell’Io, operata dalla psicologia a partire dal periodo corrispondente all’opera di Rudolf Steiner.

La nascita della psicologia e della psicanalisi è avvenuta per la necessità di comprensione dei fenomeni sempre piú complessi degli individui alle prese con l’esperienza della materia priva della memoria spirituale, incapace di vedere lo Spirito nell’oggetto osservato. Tale nascita si è resa necessaria in vista di un lontano conseguimento della libertà.

Steiner però ci dice, nella conferenza tenuta a Penmaenmawr il 31 agosto 1923, che «la libertà non può essere acquistata che al prezzo, in certo qual modo, di una malattia generale dell’umanità». Infatti avvenne che per rendere l’uomo indipendente dalla connessione naturale con il Mondo spirituale, la parte superiore del corpo astrale dell’essere umano andò rimpicciolendosi, rendendo piú attiva quella inferiore. Poiché l’attività del corpo astrale nell’uomo superiore è correlata alla forza di controllo del fisico e dell’eterico, il rischio fu appunto un progressivo indebolimento dell’umanità. La Divinità allora decise di inviare il Cristo, il quale, attraverso il Mistero del Golgotha, apportò le forze guaritrici, che ancora oggi possono essere ridestate e richiamate.

Ma l’opera salvifica del Cristo non arresta l’evoluzione che prevede l’immersione dell’uomo nella materialità, con l’accrescersi dell’attività della parte inferiore del corpo astrale, dove però si accumulano delle “provincie animiche subcoscienti”. Tale è la giusta progressione dell’autocoscienza, che richiede una profonda comprensione spirituale nello studio dell’anima, che tenga conto anche della conoscenza storico-cosmica dello Spirito, mentre la psicanalisi riconduce l’essenza dell’uomo alla psiche e all’inconscio, strettamente correlati con l’organo cerebrale. Viene tolta all’essere umano la possibilità di controllare le proprie azioni e i propri pensieri in modo totalmente cosciente, perché influenzati da pulsioni recondite.

Anche se, come disse Giovanni Colazza, «in questo campo, sia pure a tentoni e spesso deviando, la scienza psicologica moderna ha presentito qualche profonda verità. Cosí essa ci dice che nell’essere umano esistono i cosiddetti “complessi”, centri di forze psichiche dotati di vita propria, zone separate della coscienza capaci di vitalità autonoma, in grado quindi di sottrarsi al controllo cosciente dell’Io». Tali complessi animici, basati su percezioni corrotte dalla corrente inferiore della natura, si radicano sotto forma di memoria che spinge a reazioni obbligate, seppure si riconosce coscientemente che siano degli errori.

Nel libro L’uomo interiore, Massimo Scaligero scrive che «la vita istintivo-emotiva può agire sulla individualità, alterandone l’essenziale equilibrio, proprio in quanto penetra nella coscienza attraverso il sistema nervoso della testa… Il giusto pensiero può ben poco su ciò che si è quasi connaturato con la psiche, divenendo istinto, o stato d’animo, oppure, per usare un termine della Psicologia attuale, complesso».

Tale è sicuramente uno dei maggiori problemi dell’uomo moderno, che spiega anche il notevole interesse giovanile per la psicologia. È un tentativo di comprensione di un’interiorità sem-pre piú intricata che richiede, secondo le esigenze del tempo, di essere portata alla coscienza.

L’attuale situazione di malattia sociale, in cui da un lato viene data libertà all’istintualità mortifera e dall’altro non si garantisce neanche il diritto alla vita tramite continui ricatti finanziari, di certo porta ulteriore confusione e rischio di nevrosi. Bisogna ricordare inoltre che siamo portati a legarci sempre di piú al sistema nervoso e al cervello, i quali sono costretti a rielaborare quotidianamente bombardamenti di immagini e impulsi esterni multiformi, spesso anche violenti.

La risposta che fornisce la psicanalisi, diffusissima anche tra giovani e giovanissimi, è basata su una ricerca che non conosce realmente la costituzione dell’uomo, in quanto dimentica l’Io e lo Spirito, soffermandosi alla reazione dell’ego alla percezione, che viene cosí intessuta dell’eco soggettiva dell’individuo schiavizzato dalle abitudini meccaniche della memoria, che non si rendono conto dell’essenza dei fatti.

Usando le parole di Scaligero, «l’errore della psicoanalisi è scambiare per contenuti della co-scienza, in cui l’individuo possa riconoscersi, ciò che invece andrebbe ravvisato estraneo alla vera individualità, e che, in quanto tale, agisce come supporto di forze ostacolatrici».

La giovane Psiche, per ricongiungersi all’amato Cupido deve superare numerose prove impostele da Venere: l’ultima sarà la discesa negli Inferi, dove si potrebbe allegoricamente vedere il volontario annientamento della brama dell’uomo, come esperienza di morte, per un risorgere della Luce. Ma regolarmente ella rischia l’errore, la ricaduta, dalla quale viene salvata dagli Dei. Il ricercatore moderno, infatti, deve attingere alle forze divine presenti nell’Io per superare le contraddizioni interiori e liberarsi dei meccanicismi.

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John Roddam Spencer Stanhope  «Caronte e Psiche»

Tale scopo hanno i sei esercizi datici da Steiner, al centro dei quali si pone la concentrazione come liberazione del pensiero. L’essenza dell’essere umano, il seme dell’Individuo futuro, risiedono nell’Io libero dalla psiche e dalle sue zone oscure dove si celano Lucifero e Arimane.

La psicanalisi che si soffermi in tale dimensione corrotta e confusionaria, non fa che incatenare ulteriormente l’uomo nella sua sfera inferiore, negandogli la possibilità di realizzarsi quale individuo autocosciente avente come ordinatore l’Io. È infatti, scrive Scaligero, il pensare libero dai sensi che permette «allo sperimentatore di comprendere come andare incontro alla percezione con l’idea pura che le è pertinente, cosí che non si diano stati d’animo gratuiti, sensazioni che deprimano o esaltino, falsando la vita dell’anima e impedendo la conoscenza di ciò che oggettivamente avviene».

Il lavoro individuale deve essere compiuto ogni minuto come prevenzione a errori e cadute causati dall’assenza della totale padronanza e coscienza di se stessi. Non è possibile rimandarlo ai momenti in cui effettivamente si riscontri la necessità di agire secondo ciò che risulti in ordine con il Mondo spirituale. E ogni qualvolta una situazione avversa ci dia la possibilità di mettere alla prova i frutti del nostro sforzo quotidiano, è necessario trovare la forza di non cedere alle correlazioni presenti nella memoria, ormai riconosciute come ingiuste.

Yuika Uchiyama

(per gentile concessione di  www.larchetipo.com)

L’ARCHETIPO – SETTEMBRE 2013

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anno18n9

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In questo numero:

Variazioni
A.A. Fierro Variazione scaligeriana N° 55

Alchimia
L.I. Elliot Opera al blu

Poesia
F. Di Lieto Rispondenze

Cristianità
Grifo Vincere il mondo

AcCORdo
M. Scaligero La Forza che non ha nome

Il vostro spazio
Autori Vari Liriche e arti figurative

Considerazioni
A. Lombroni La distanza

Scienza dello Spirito
R. Steiner La metamorfosi delle forze dell’anima

Inviato speciale
A. di Furia Evoluzione o involuzione?

Sacralità
M. Marinelli Il channeling alla luce dell’Antroposofia

Il Maestro e l’opera
A. Marcigliano Il lascito di Massimo Scaligero

Gerarchie
A. Lombroni Michael

Spiritualità
M. e R. Steiner Un impulso sociale esoterico per l’avvenire

Recensioni scaligeriane
M. Scaligero Dalla rivista «Giappone», sullo Zen

Uomo dei boschi
R. Lovisoni Il libro

Esoterismo
M. Iannarelli Nessi esoterici del testamento di R. Steiner

Miti e saghe
M. Steiner Segni e simboli occulti

Costume
Il cronista Masters Games

Redazione
La posta di Franco Giovi

Siti e miti
O. Tufelli La linea dell’Arcangelo Michele

Arretrati

Link

CONFERENZA DI MASSIMO SCALIGERO DEL 9 DICEMBRE 1978 – DOMANDA 6

Mich(Arcangelo Michele  – Mara Maria Maccari)

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09.12.78 – Domanda 6

( Cliccare sui caratteri azzurri per ascoltare)

*

Il mistero della testa umana in relazione
al Mistero del Golgotha.

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La testa umana
si puo’ dire che nella nostra struttura
e’ la parte che ha vissuto tutti gli stadi
dal saturneo al solare, al lunare,
fino al terrestre,
mentre ci sono altre parti del nostro essere che si
sono aggiunte dopo.
La testa si puo’ dire che riassume tutti gli stadi
mentre per…
gli altri stadi possono essere rappresentati da altre zone del corpo,
persino il sistema nervoso periferico,
e poi per ultimo le braccia, gli arti, le braccia, le gambe.
Tutto questo e’ avvenuto perche’ si presentasse una struttura sulla terra
che mediante una serie di processi evolutivi,
che sono verissimi,
quali sono registrati dalla rivoluzione darwinistica da Haeckel, la filogenesi, l’ontogenesi…
sono verissimi, soltanto che loro vedono la parte fisica
e ignorano la parte eterica, la parte astrale,
e poi quello che e’ piu’ potente che e’ l’Io.
Perche’ ad un certo punto questa evoluzione subisce
delle variazioni profonde e potenti per il fatto che si presenta l’Io
come un essere che vuole abitare in una parte di questo corpo,
quindi nella testa;
e allora avviene che la testa… l’organo cerebrale viene portato ad uno sviluppo
che dia modo all’Io di inserirsi mediante la sua attivita’,
e la prima attivita’ e’ il pensiero.
Quindi si puo’ dire che tutto il processo si produce
fino a che c’e’… insomma… una crescita,
una costruzione positiva,
una edificazione,
che e’ sempre ascendente,
e quindi l’evoluzione materialista ha ragione,
fino al punto in cui l’uomo raggiunge
una tale struttura in cui finalmente si puo’ manifestare il pensiero.
Quando questo e’ avvenuto, ed e’ cominciato ad avvenire nei primi secoli pre-cristiani,
e il fenomeno che veramente ci puo’ dare una misura di questo passaggio dell’umanita’
– e voi potete capire che avviene attraverso gli esseri piu’ evoluti, quelli che vanno piu’ avanti, quindi i Greci e i Romani –
il fenomeno e’ la nascita della filosofia.
Le prime, i primi esseri che finalmente hanno la possibilita’ di manifestare il pensiero
sono i Greci, la scuola Milesia, Talete eccetera, fino a poi… i sofisti, poi Socrate, Platone, eccetera…, e il processo continua.
E’ qui che si presenta il Christo perche’ comincia un punto
veramente decisivo della storia umana.
Perche’?
Perche’ il pensiero si presenta finalmente in quanto c’e’ un suo strumento.
Pero’ il pensiero ha il compito di distruggere questa natura evoluta,
e viene una polarita’, pensiero-Io,
che si oppone a cio’ che fino ad allora si e’ manifestata come forza di evoluzione,
e’ questo che bisogna afferrare.
Perche’ se fosse continuata l’evoluzione nel senso materiale
l’uomo avrebbe assoggettato le forze spirituali
che hanno avviato la sua evoluzione
al sensualismo fisico,
e guardate i Greci che l’hanno sfiorato..
questa sensualita’, questo materialismo,
il materialismo dei Greci e’ formidabile,
ed e’ potente perche’ e’ ancora aiutato da forze spirituali del passato.
Ah! Il sensualismo e il materialismo Greco e’ formidabile.
Pero’ mentre si presenta ci sono le forze della filosofia, le forze dell’arte,
ci sono i residui poteri del Lucifero Celeste.
E questo.. questi poteri
sono quelli che danno anche la possibilita’ di avere una prima comprensione del Christo.
E quindi il Christo interviene.
E qui voi pensate a quello che e’ avvenuto,
fino allo Spirito Santo.
E’ da allora che il Pensiero ha il potere di cominciare a distruggere la natura,
per riedificarla;
perche’ il pensiero vero e’ quello che si sviluppa mendiante una distruzione fisica
che apre il varco a qualcosa che viene dallo spirito.
Tutto questo adesso e’ appena accennato
ma continuera’ e diventera’ piu’ potente fino a che
l’uomo comincia ad edificare un proprio corpo spirituale.
Quindi… il lavoro del pensiero
noi lo dobbiamo afferrare con forze di coscienza
molto vive,
molto sveglie,
perche’ l’antica natura e’ immersa nel sonno.
Pensate alla missione di Michele.
Michele nella tradizione ebraica viene considerato il rivelatore della notte,
perche’ tutto quello che Michele dava, comunicava alla tradizione Ebraica,
che rappresentava la civilta’ solare di quell’epoca – a quell’epoca era veramente la razza eletta –
tutto questo avveniva nei sogni in una specie di immersione,
in una visione spirituale ma che corrispondeva al sonno,
quindi Michele era il rivelatore della notte.
Il Michele che agisce oggi e’ il rivelatore solare, alla luce del giorno.
Quindi mentre il Michele di diversi secoli fa
aveva bisogno dell’uomo dormente,
il Michele solare,
che ha la funzione di aprire il varco al Christo nel cuore umano,
ha bisogno dello stato di veglia, anzi:
di uno stato di piu’ che veglia.
Di uno stato rispetto a cui
lo stato di veglia normale e’ uno stato di assonnamento.
E voi lo potete vedere se
fate una vera meditazione e vi trovate ad un livello di grande lucidezza,
voi guardate lo stato normale di coscienza come lo stato d’addormentamento,
e uno ritorna in questo addormentamento perche’ segue la vita quotidiana,
ma piano piano uno comincia a dire: << Questo addormentamento e’ quello che mi toglie la memoria dello Spirito >>.
E qui ecco che ritorniamo al tema della memoria.
Perche’ la memoria dello Spirito e’ lo stato di veglia
sempre piu’ vivo come comunione con le potenze di Michele.
E Michele ha bisogno di questa elevazione dello stato di veglia dell’uomo
perche’ non puo’ obbligare l’uomo,
perche’ questa e’ l’epoca della liberta’.
Arimane e Lucifero lavorano in maniera da ingannare l’uomo,
di sedurlo,
hanno bisogno di convincerlo, quindi anche l’amore di cui parlavamo prima,
che uno vuole influire col proprio amore perche’ l’altro lo ami:
e questo e’ Lucifero.
Michele e’ libero,
vuole che tutto quello che viene dall’uomo nasca da un atto interiore libero,
quindi la massima donazione dell’amore e’ vera proprio perche’ c’e’ la liberta’,
la volonta’ libera.
Ecco perche’ Michele e’ il rivelatore che
risponde allo stato di veglia piu’ alto.
E vedo che abbiamo raggiunto l’ora.
Quindi dobbiamo concludere con questo pensiero:
che lo Spirito Santo di cui abbiamo parlato nella prima domanda,
che si presenta come la luce della Pentecoste,
e’ la forza dell’epoca di questo tempo.
E ci sono stati degli occultisti Rosicruciani che hanno unito il nome di Michele allo Spirito Santo: il Michele Paracleto, il Michele Spirito Santo, Michele Portatore dello Spirito Santo, Michele suscitatore dello Spirito Santo,
dei testi Rosicruciani, dei testi dell’ermetismo portano queste espressioni..
Raimondo Lullo…
Quindi mentre siamo nell’epoca… abbiamo detto che c’e’ Giuda che tradisce l’uomo…
non e’ Giuda pero’, non e’ piu’ Giuda,
ma il tradimento e’ come un tradimento di Giuda perche’ c’e’ il fatto economico
a cui viene asservito l’uomo in maniera che non si accorga piu’ del pane spirituale
ma guardi solo il pane fisico,
questo viene superato dalle potenze dello Spirito Santo.
E questa e’ l’epoca di Giovanni.
E con questo rispondo a una domanda che attende da diverso tempo
che dice: << Che significano le parole con cui si conclude il Vangelo di Giovanni >>.

RICORDIAMOCI DEL CORPO

 

 Eracle-Farnese-

 

Un grande asceta del secolo scorso scrisse che il corpo fisico non è che uno “strumento e un’ombra”. E per le condizioni attuali ciò può essere sostanzialmente vero.

Il corpo fisico è soltanto lo strumento dell’Io ed è anche solo un’ombra scura se solo lo si confronta con la luce del Sole interiore.

Mi chiedo: è tale ombra utile allo sviluppo dell’anima ed è forse possibile che, coltivando lo strumento, esso sia di qualche utilità per le vite che verranno dopo questa?

In generale, ogni volta che l’anima si incarna in un corpo nuovo, viene con l’intento di vivere nuove esperienze che l’aiuteranno nella sua maturazione. Di vita in vita l’entità spirituale si contrae nella forma, diviene a caro prezzo una personalità cosciente e indipendente e che, a gradi sempre maggiori di sviluppo, può scegliere non  solo il momento della propria incarnazione, ma il luogo, lo scopo e l’opera da compiere. Chi lo può di più, chi lo può di meno : è un processo evolutivo, cioè in divenire.

Comunque è il corpo che sostiene la coscienza ordinaria, lo dimostra una martellata sulla testa o meno violentemente, una condizione qualsiasi che provochi un minor afflusso di sangue ossigenato al cervello. Mentre un disturbo organico determina quasi sempre un cambiamento temporaneo di umore, di carattere e indirizza il pensiero su binari particolari.

Quando nasciamo, il rapporto col corpo è tenue: con esso non ci siamo ancora confrontati e la coscienza, nei casi in cui è desta, è diffusa e vede molto attraverso la madre. Sa molto con estrema precisione, ma poiché non ha ancora nulla su cui riflettersi, non può dire “io” a se stessa, non possiede pensiero autonomo: dunque non può riflettere su nulla di ciò che percepisce: è coscienza che nulla sa di sé.

Immergendosi progressivamente nel corpo, l’essere umano entra nell’oblio, la durata del quale è, anche in questo momento, più soggettiva di quanto si pensi. Poi, come tutti sanno, nel terzo anno di vita, svolte le tre grandi operazioni del verticalizzarsi, del parlare e del pensare, l’essere inizia a riferirsi a sé stesso come ad un io. Sono eventi grandiosi che vanno ben oltre le ordinarie leggi di natura.

Nonostante si si sia in grado di afferrare i concetti universali, la coscienza è semi sognante. Tale condizione, anch’essa in divenire, dura molti anni poiché le forze animiche devono operare nella corporeità, plasmarla: appena dopo due decenni si potrà parlare di una coscienza desta; nel frattempo le attività della veglia e del sogno si frammischiano, tant’è che molti ragazzini vivono più nella fantasia che nel mondo sensibile.

E’ del tutto possibile che in questo lungo periodo, l’entità umana possa, talvolta, percepire da sveglia alcune attività che appartengono allo stato di sogno, ovvero non sogni ad occhi aperti riproducenti le condizioni notturne, ma azioni soprasensibili.

Quando l’animico-spirituale, secondo forze che variano per ciascuno, termina il suo inserimento nella corporeità, la destità per il percepito (corpo compreso) si fa massima per molti decenni: essa comporta la migliore consapevolezza di sé corrispondente e la più robusta attività nel pensiero ordinario.

Il corpo, salvo malanni passeggeri, è diventato davvero un buon veicolo, utile ma poco percepito: ora è davvero un’ombra di sé. Non percepire troppo intensamente corpo e organi è segno di salute: condiziona il meno possibile le nostre attività, che sono sempre interiori anche quando siano immerse nelle produzioni sensibili.

Allora è giustificata la domanda circa le chiacchiere di questo articoletto?

Ma insisto, poiché sono sempre due gli elementi che concorrono alla nostra adeguata incarnazione.

Quando ci svegliamo dal sonno possiamo anche constatare che sono due i mondi che concorrono al nostro divenire svegli: uno di questi è l’apparente oggettività persistente di quello che ci attornia; l’altro è il mondo del pensiero, dei concetti: altrettanto concreto e reale. Infatti capita a tutti, alle volte, di aprire gli occhi ma per un attimo di non sapere nulla: di chi si sia, di dove si sia, ecc. Poi interviene la mente e tutto va a posto.

Se l’attività interiore non ritrovasse la sua buccia fisica e se la buccia fisica non fosse in grado di accogliere l’attività interiore, di noi in quanto uomini terrestri cosa ne sarebbe?

Voglio, una volta tanto, dirigere l’attenzione sul corpo fisico, così come viene sperimentato nella nostra attuale condizione di consapevolezza e percezione. E rivalutare la sua coltivazione, ragionata e consapevole. Poiché con ciò aiutiamo allo stesso tempo la crescita dell’anima, il suo progresso e la sua illuminazione.

La cultura fisica consiste nell’immissione di consapevolezza nel corpo. Che lo si sappia o lo si ignori, resta un fatto che ha la sua importanza.

Quando ci concentriamo per far agire i muscoli in accordo con la nostra volontà, quando ci sforziamo di rendere più elastiche le membra, a dar loro una agilità o una forza o una resistenza che è superiore a quanto abbiamo avuto in dote, infondiamo nella sostanza di questo corpo una forma di coscienza che esso non aveva e ne facciamo uno strumento che progredisce mediante questa azione. Non è l’unica cosa che dia coscienza al corpo, ma è cosa che agisce in modo generale e questo è piuttosto raro. Come, al contrario, non è raro vedere persone (sane) che camminano in maniera disarmonica, che trovano difficoltà nell’esercitare la presa delle dita, che posseggono una sorta di deficit nell’equilibrio e che, persino, non sanno sdraiarsi o alzarsi senza manovre goffe e pesanti.

Per contro, l’artista il pittore, lo scultore infonde coscienza nelle braccia e nelle mani e mi sembra, a ricordo, che uno tra i primi esercizi dati dal Dottore per la fanciulla che sarebbe divenuta una tra le prime euritmiste fu di farle scrivere con le dita dei piedi.

La cultura fisica ha un’azione generale. Quando i risultati sono visibili, quando si osserva a quale punto il corpo possa venir perfezionato, è anche possibile intuire come ciò possa essere utile all’azione dell’essere animico-spirituale che, possedendo un mezzo organizzato, armonioso, forte e agile ad un gradino superiore, è favorito considerevolmente nel suo lavoro.

Sono poche le persone che praticano la cultura fisica con questo scopo, ma che lo sappiano o meno, il risultato c’è. Se si è un poco sensibili, vedendo i movimenti di un essere che ha fatto della cultura fisica ragionata e metodica, si vede una luce, un’armonia, una vita che non esiste tra gli altri. La grazia di una danzatrice o la possanza di un pesista sono del tutto visibili anche quando i suddetti siedono dal parrucchiere o barbiere. Beninteso, se si guarda.

Ci sono molte persone che vedono la cosa esteriormente e dicono che a far forza e muscoli bastano i mestieri pesanti, che producono almeno qualcosa.

E’ un’ignoranza poiché c’è un’essenziale differenza tra i muscoli che sono stati sviluppati mediante un speciale utilizzo, localizzato e limitato e muscoli coltivati insieme volontariamente e armoniosamente che, secondo un programma d’insieme, non lascia indietro nulla senza disciplina, lavoro ed esercizio.

Le persone che, per la loro occupazione, sviluppano particolarmente certi muscoli hanno sempre una deformazione “professionale”: ciò non aiuta minimamente il progresso interiore.

Da un certo punto di vista l’intera vita aiuta necessariamente il progresso interiore, ma così lentamente che l’entità animico-spirituale dovrà reincarnarsi tantissime volte per giungere ad un grado elevato.

Posso dire, senza troppo rischio, che la cultura fisica è la disciplina ascetica del corpo e che ogni disciplina ascetica aiuta e affretta il passo sulla via della meta.

Tanto più coscientemente venga eseguita, tanto più il risultato è rapido e generale e anche se si fa senza vedere oltre la punta del naso, si da un aiuto allo sviluppo totale.

Sottolineo che ogni disciplina, qualunque sia, se la si esegue con rigore, con sincerità e volontariamente, è sempre un aiuto considerevole. Disciplinarsi vuol dire affrettare l’avvento di una nuova vita di realtà superiore.

Così com’è, il corpo fisico è ombra, riflesso del principio saturnio e solare, ma quest’ombra possiamo renderla capace di un progressivo sviluppo e l’Io che si rende capace di svilupparla ora ne sarà capace in ogni ulteriore formazione individuale (incarnazione). Finché potrà produrre una condizione in cui la vita fisica e la vita spirituale forgeranno una unità di luce, forza e consapevolezza.

Una nota aggiunta: molti lettori di Eco non sono giovani e ciò potrebbe far loro pensare che quello che ho scritto non li riguardi affatto. Invece, a mio parere, potrebbe interessarli come e più di un giovane. Chi è “malandato” troverebbe grande giovamento dalla “ginnastica posturale”, naturalmente sotto la guida di laureati esperti. Per tutti gli altri, lo stretching, gli esercizi di mobilitazione, di coordinazione, di potenziamento, di equilibrio (importantissimi) e infine con piccoli attrezzi e una regolare passeggiata sull’imitatore di sci di fondo (ellittica) o tapis roulant o cyclette porteranno benefici impressionanti nella vita generale.

Anche per queste attività, mai iniziare col “fatevelo da voi”, ma sotto la guida di attenti insegnanti (persino un idoneo respirare sotto sforzo deve essere insegnato).

Insomma, fate qualcosa di disciplinato per il corpo: esso vi sarà grato e vi ricambierà generosamente!

OSSERVAZIONI

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Può accadere e talora accade che una serpentina musicalità intacchi il cuore e il sangue di un uomo e lo renda sensibile (dolorosamente sensibile) alle catene a cui si era fatto servo.

In queste catene egli aveva creduto di amare qualcosa di sé o del mondo, anche se per esse ha dovuto sempre complementarsi con la morte.

Piagato dalle catene egli aspira forse alla liberazione: subitamente attirando a sé una genia di maestri, seguaci e succubi: avidi di ghermirlo con le catene dello spirito contraffatto che giganteggia nell’obbedienza, nel sacrificio, nel simbolismo, nella rituale osservanza.

Non tutto resta buio: nelle anime sane o segnate, il male incita il bene e una frase remota o un breve incontro sono i minuti veicoli di grandi scelte: in chi porta il segno dello spirito l’ostacolo non prevale.

Però sono (e sono state) non poche le creature irretite nel metafisico campo concentrazionario allestito da mediocri orientalisti o disinvolti manipolatori di sacri simboli, quasi ombre dei tanti strutturalisti e comparativisti che imperano nelle Università.

C’è stato un azzimato francese, minuzioso ragioniere e topologo del sopramondo: dove questo debba o non debba stare…Geografo di stretti confini: le iniziazioni mariali, gli asceti orientali contemporanei, la spiritualità nipponica, ecc., furono temi elusi, anzi esclusi per principio  o per partito, dalla pedante visione materialistica di questo “indicatore” dello spirito.

E, a bilanciamento di questo, non va dimenticata l’aristocratica figura italica che accese cuori coraggiosi, trascinandoli nel sogno di perigliose operazioni, mai praticate ma, in compenso, rimescolate con altre pratiche, altre dottrine, nominalmente sempre osteggiate e respinte.

Invero strani maestri di strani discepoli: sempre in formale disaccordo ma sostanzialmente simili nella letargia che gli permette di abbonarsi al metafisico omogeneizzato o alla potenza facile.

Nel momento di una tra le più gravi crisi dell’uomo, i primi hanno passato la vita ad angosciarsi per l’eventuale profanità celata tra le vesti di Pai Chang, dimentichi che “il Dharma fondamentale del Dharma non ha Dharma”, mentre i secondi si smacchiavano a piè sospinto da ogni contaminazione lunare minacciante la virilità olimpica (di individui assoluti), conquistata con l’abbandono ai sentimenti e umori estetici del loro maestro.

Questi erano i grandi scogli di ieri: pericolosi per tutti, mortali per alcuni.

Per mantenere l’umida metafora, appaiono ora semisommersi nell’informe di acque che mareggiano a getto continuo, spruzzi e riverberi scivolosi da spiaggia sassosa, quasi che gli uomini non meritassero neppure i cimenti rocciosi che hanno caratterizzato buona parte del secolo scorso.

Certo, la pletora di ciarpame umidiccio esiste, è pure abbondante: iniziati imprenditori, divulgatori di pseudo digesti, blasonati ciarlatori: omini(di) bidimensionali autoassurti a mirabili iniziazioni.

Il ricercatore vero, dotato di discriminazione interiore, sa o sente che un vero esoterismo inizia con la percezione diretta delle Forze, ossia da una posizione dinamica del tutto estranea alla cultura esoterica, al romanticismo esoterico ed al bazar dell’occulto, che non smuove alcun limite al desolato quotidiano, ma anzi ingravida il sordido e l’abbietto – nascosto in statiche rappresentazioni – di cui è capace l’anima a profondità insospettabili.

E’ possibile dire che dietro lo scenario ingenuamente consolante di un vasto e rinnovato interesse per le antiche vie sapienziali (vedi Yoga e Tantrismo) non ci sia nemmeno una esigenza di tipo mistico-religioso ma piuttosto una larvale tensione psichica verso un mondo trasognato, intermedio, potremmo chiamare “junghiano”, che pare sufficiente a fornire quelle evasioni a cui altri disgraziati si dedicano esaltando o deprimendo funzioni organiche con la chimica delle sostanze psicotrope.

Il ricercatore sveglio attraversa e supera o evita tali malsane contrade. Se animato da attitudine più alta ed orientato ad…Oriente,  giunge alle indicazioni sorgive dello zen, dello yoga e parimenti ai più limpidi testimoni contemporanei di tali sentieri: Shri Aurobindo, Ramana Maharshi, Paramansa Yogananda, ecc.

V’è un mondo o un sopramondo in cui i giganti dello Spirito possono incontrarsi? Credo di sì: hanno tutti qualcosa in comune: una ricerca individuale senza filologie del Sacro, una illimitata audacia, attinta all’inesauribile sostanza dell’Essere.

“Il samadhi è un’evasione…” scrive Aurobindo (Guida allo Yoga, pag.58. Roma 1975). In Aurobindo il suo “Yoga integrale” non si fonda sulle note tecniche del Hatha yoga, Jnana yoga, ecc. e la panoplia di pranayama, asana, mudra, mantra.

Yoga integrale è yoga non frammentato, yoga della consacrazione della coscienza, della vita e del corpo alla universale potenza della Vita Divina. Qui, dove l’uomo si trova, incarnato nella fisicità più densa, deve penetrare la Luce: fino alle oscure potenze della vita organica. Tutto va rovesciato e reso strumento della vita supermentale: impresa non contemplata nell’ortodossa ascesi yoghica, né dai coronamenti del Nirvikalpa samadhi né dalla liberazione Kaivalya mukti. “Il fine dello yoga è sempre difficile da raggiungersi, ma il nostro è ancor più difficile di ogni altro; esso è solamente per coloro che…sono risoluti ad affrontare tutto e a correre tutti i rischi…” (Op. cit. pag. 74). “Il fine del nostro yoga non è solo l’unione con la coscienza superiore, ma la trasformazione, tramite il suo potere, della coscienza inferiore, compresa la natura fisica” (Op. cit. pag. 83).

F. Hiebel, (tradotto senza alcuna utilità o virtù, in italiano) formale presenza nell’Edificio, dalle pagine del “Das Goetheanum” fu soldatino attento alla propria funzione di astratto teorico dello Spirito che, attenendosi all’analisi della terminologia dell’asceta bengalese, contestò ad Aurobindo un indirizzo estatico, dunque incapace di cogliere le esigenze individualizzate dell’uomo “cosciente”. Contento lui…

Lasciamo parlare Aurobindo: “ Ciò che noi intendiamo quando parliamo di Vita divina è il compimento spirituale dell’impulso alla perfezione individuale e alla pienezza interiore dell’essere. E’ la prima condizione essenziale di una vita veramente umana sulla terra e ciò giustifica di fare della perfezione individuale la nostra prima preoccupazione. Se la verità del nostro essere è spirituale e non meccanica, allora deve essere il nostro stesso essere a determinare la propria evoluzione. La legge del karma è solo uno dei processi di cui a tal fine si serve. Il nostro Io deve essere più grande del karma. E’ inconcepibile che il nostro spirito sia una macchina nelle mani del karma.” E, aggiungerei, delle traduzioni automatiche della tradizione in Occidente.

Su tali parole anche l’occidentale cosciente potrebbe riflettere, laddove l’idea del karma (così necessaria all’uomo moderno!) porti ad un passivo (e naturalmente virtuoso) abbandono di sé a quanto succede e trascina quando l’Io venga scartato.

Indubbiamente è vero che luminose figure come Aurobindo o Ramana si muovono nello spazio dell’uomo orientale che però non sempre coincide con gli ambiti geografici attribuiti a questi o a quelli. Vi sono discepoli che non sopportano le contraddizioni culturali e metodologiche tra l’opera di Aurobindo e quella del dott. Steiner e ciò rimanda più che altro alla mancanza di esperienza e all’incapacità di sentire fiducia nell’azione provvidenziale del Mondo spirituale: mai unica e uniforme ma piuttosto articolata secondo necessità e rispondenze diverse.

Il problema di una comprensione vera con simili ascesi non sta tanto nella loro eterodossia ma piuttosto nell’ampia incapacità umana di trovarsi in possesso di talune qualità elementari ed imprescindibili a tali vie.

Però è anche vero che col samadhi non si risolve l’enigma che la coscienza normale offre attimo dopo attimo: tra il conto della spesa e il samadhi non v’è filo che l’Oriente sia in grado di tendere.

Autorevoli indicatori quali l’Evola, il Guenon e, su diverso piano Mircea Eliade, Aldous Huxley e altri ancora, hanno scelto il metafisico Oriente abbandonando l’Occidente alla sua compiuta desacralizzazione.

Inclini alle manifestazioni culturali dello spirituale, non hanno neppure sospettato che lo Spirito, ridotto da essi ad apparato o cosa, sia presente e vivente. E che non va o viene ma presenzia tutta la realtà e persino quanto in essa sembri esterno ed estraneo. Quando esso venga ridotto a identificarsi in sistemi o rituali, in mancanza dei quali pare non esserci, è questo il metro realistico della profondità di simili indicatori.

Nel più eccezionale dei casi il limite interiore di tali anime si riassume nel sintetico assunto che la via sarebbe l’arresto delle funzioni mentali. Condizione plausibile prima di Buddha e del Cristo. Poiché evitando le funzioni si evita l’esperienza del loro determinarsi nella conoscenza del mondo esteriore.

Infatti il mondo greco, la nascita della filosofia, lo studio matematico, lo sguardo artistico del corpo divengono sviluppo delle determinazioni: la logica, la filosofia della natura non si estinguono nella funzione conoscitiva ma sono formative di un’autocoscienza che nasce e cresce da una premessa e verso direzione opposta al senso intimo dell’antico yoga.

In quanto occidentali, sarebbe solo ignoranza prendere posizione contro lo yoga, mentre sarebbe vitale rendersi conto che la dinamica pensante a cui si attinge ora, sia per l’ordinario che per l’iniziale passo nella ricerca spirituale è polare rispetto all’antico conseguimento yoghico di liberazione e alla basale struttura dell’asceta antico.

E’ un dato facilmente sperimentabile (specie per anime che già furono operanti in Oriente) il fatto che attualmente con il sadhana si può giungere agevolmente ad una “trance” povera di coscienza e ricca di fenomeni extrasensibili. I tanti che godono di questa condizione dovrebbero riflettere su quanto può valere una coscienza desta, anche se apparentemente priva di esperienze speciali (è questo il fondamento delle strane paure che poi vengono addebitate alla concentrazione: può succedere che durante i primi tempi della pratica, l’operatore non si accorga minimamente di scivolare dalla destità al trasognamento, situazione superabile con uno sforzo giornaliero e con la moralità intrinseca al pensare).

Tutto questo non inficia l’altissimo valore di asceti del calibro di Aurobindo o Ramana: essi hanno intuito (sperimentato) il mutato assetto della coscienza umana e, di conseguenza, di rinnovate modalità operative: per diretta esperienza  individuando nell’Io il senso delle discipline o percependo che una vera liberazione non dovrebbe eludere la sfera dell’incarnazione.

E’ auspicabile, per l’occidentale moderno, un sentiero che parta dalle sue peculiari condizioni di coscienza, estranee alle nobili forme dell’antica tapasyâ, temporaneamente valide per l’asceta in ritardo o come ricapitolazione di remoti percorsi. Rintracciare in Occidente il filo di insegnamenti autentici può sembrare vano se si è sonnambolicamente aderito al ripiego orientalistico degli orientatori professionisti: occorre non cadere nell’errore di confondere la Tradizione perenne col prodotto dei sistemologi (è quasi divertente assistere a dibattiti accesi in cui, alla fine delle raffinatezze, uno grida all’altro di essere più tradizionale di lui).

Le vere scelte non sono solo problema di logica e acuto giudizio, rimandano piuttosto al presentimento di una antica volontà o scelta che si spiega lungo le azioni della vita terrestre. Ciò non dovrebbe essere smorzato!

“non è necessario dapprima che tale evento sia consapevole: l’importante è che esso sorga nell’anima del discepolo nella forma di un intento profondo: di fedeltà alla propria Tradizione interiore, intuita in rari momenti, di cui non gli può essere abituale il ricordo. Come pura Tradizione interiore…essa esprime la sua assoluta indipendenza rispetto alle espressioni riflesse della Tradizione formalmente regolari” (Scaligero, La Tradizione solare. Pag. 66).

Chi è debole, perciò bramoso di integrarsi in strutture formali (perpetuando il materialismo interiore), finisce nelle putrescenti braccia dell’apparato cattolico o massonico o magistico.

In ciò alcuna critica: non c’è scelta per carenza di libertà del soggetto. Però nel nostro Paese ciò avviene in forma grave, condizionante: al punto da esigere un lungo e radicale lavoro interiore, non sempre coronato da una vera indipendenza (ho visto tante brave persone trasferire il loro cattolicesimo nella Classe esoterica) E ciò vale per i substrati dell’agnostico o dell’ateo: immuni solo a parole.

Inoltre potenze avverse distolgono l’anima dai pochi ispiratori che garantiscono con l’esperienza diretta le indicazioni elargite. In negativo vale come prova la patente di maestro (logicamente insensata) elargita a Evola e Guenon, che furono poco più che discutibili e totalmente faziosi intellettualizzatori dei testi tradizionali.

Maître Philippe, Rudolf Steiner, Massimo Scaligero: quanti salami di sacrestia (tradizionalisti o meno) hanno torto sguardo e zucca davanti questi nomi: raggelando ogni impulso conoscitivo con un apriorisma che sconfina nella patologia della psiche. Inaccettabili e basta e…così sia!

Sono anche molti tra coloro ai quali il destino aveva combinato l’incontro con queste figure, che poi hanno scelto di retrocedere verso una mistica personale, perciò limitata ad una impossibile ascesi dell’anima in sé stessa, laddove essa richiede severamente la direzione opposta, cioè di essere dominata e vinta come condizione necessaria per dare un varco all’obbiettiva potenza dello Spirito. Viste le difficoltà inevitabili è comprensibile che ciò sia avvenuto…lo è molto meno il fatto che ci si vanti di tale regressione e se ne faccia verbo, più o meno assoluto, presso altri ricercatori.

CONFERENZA DI MASSIMO SCALIGERO DEL 9 DICEMBRE 1978 – DOMANDA 5

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 09.12.78 – Domanda 5

( Cliccare sui caratteri azzurri per ascoltare)

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Adesso vediamo di affrontare la domanda più delicata:

“Caro Massimo, hai detto in un tuo libro…” (… nel Kamaloka tutti i libri che ho scritto mi perseguiteranno…) “… hai detto in un tuo libro che l’amore non corrisposto non è amore” (lo confermo…). “Sento in profondità che questo è vero”, (Ooh! Menomale!) “Ma ti chiedo, qual è la maniera più giusta per vivere un sentimento d’amore quando l’altro non corrisponde ?”

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Potrei anche finire qui e dire: “Tanto avete risposto tutti”. Perché tutti sapete di che si tratta, però non me la voglio cavare così quindi…
E…  guardate, qui faccio rispondere Dante: – Amor, c’ha nullo amato amar perdona -.  E mi ricordo quando lo studiammo, allora gli studenti erano un pochino più calmi e più fraterni tra loro, non si scannavano tra loro; studenti di destra e di sinistra erano fratelli, c’era la Corda Fratres che era un’associazione di studenti che riuniva tutti gli studenti, ed era un luogo in cui si facevano discussioni filosofiche, valle a fare adesso…
E mi ricordo che ci fu una discussione che durò dei mesi su questa storia – Amor c’ ha nullo amato amar perdona – perchè diversi commentatori … non sono d’accordo, però l’interpretazione dei migliori è proprio questa, che: “non permette di non riamare”, quindi implica che sia riamato se veramente c’era amore, quindi qui però non è che sfuggiamo adesso col verso di Dante.

La realtà è questa, che se uno ama veramente l’altro, e l’ama in maniera assoluta, deve amarlo come è, anche non riamante, lo deve lasciare libero.
Perché sennò ritorniamo a quella situazione per cui uno dice:  Bisogna essere tolleranti”,  “Tu devi essere tollerante !” E già sei intollerante…
Quindi se un essere  veramente è animato da un amore immenso verso una creatura che non risponde, e magari gli farà un saluto alla lontana, ebbene: si eserciti in questo amore e sappia che proprio per amore non deve chiedere più di quello che l’altro gli dà, non deve forzarlo sennò rovina tutto.
Non ci sono forzamenti. Certo ci può essere il forzamento di acchiapparla e fare una seduzione ma… quello non risolve niente, lo sa benissimo…  l’uomo…e dopo la donna ah… subisce la cosa lì per lì perche’… poi … non te la perdona più, ma certe non la perdo… certe…   (tutti ridono)
Comunque non è quella la via. Guardate, un essere che si trovi in queste condizioni,  e questo…non posso parlare perchè non è nemmeno firmata, però la calligrafia la conosco… ( tutti ridono )

Che … un’essere che abbia questo amore deve essere felice di averlo, perchè questo amore veramente santifica la vita, che ti importa se quello non risponde?
L’interessante è che tu lo ami. Quindi il volere che l’altro riami è già una forma di egoismo, non bisogna forzare questo, bisogna veramente essere quieti, non rassegnati ma … capaci di accettazione di quello che è, felicità dell’accettazione di ciò che è, e quindi non pretendere nulla oltre quello che l’altro liberamente può dare, e non esercitare seduzioni, persuasioni, eccetera…. perché tutto questo significa rovinare questo che qui si presenta come un grande amore.
Allora possiamo aggiungere: se veramente l’amore raggiunge questa impersonalità, questa potenza di dedizione, è impossibile che l’altro non ami; ci saranno degli ostacoli, dei limiti… e lì però bisogna fare i conti col Karma, perché il Karma é molto importante, ci sono delle linee che… però quando c’è questa dedizione si può dire che lo spirito dell’uomo opera in una zona in cui il Karma viene dominato da forze nuove, da forze dell’Arcangelo del Tempo, per cui anche l’amore più impossibile, se vissuto nella sfera del Graal, si realizza: soltanto, bisogna arrivare a quel grado, e poi a quel grado cambiano le prospettive.

E qui mi trovo altre,  molte altre domande, speriamo di non essere atteso fuori da coloro a cui non ho risposto che mi chiedono conto. Comunque… molte domande, molto onore (tutti ridono).

O QUIETA E INATTESA (di M. Scaligero)

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Marina Sagramora – Bevendo all’Aurora

 

O quieta e inattesa al mattino
sorgente nell’anima mia,
s’io sosto in quest’ora di luce
al limite scabro del sogno,
in frange d’angoscia e di sete
d’amore infinito smarrito
ma già risbocciante nel calmo
silenzio dell’alba, o adorata,
allora ti trovo.

Massimo Scaligero

 

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