Notizie dal MART di Rovereto

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Cari amici,

forse a qualcuno di voi interesserà sapere come procede la mostra su Rudolf Steiner al museo di arte moderna MART di Rovereto.

A detta degli organizzatori la mostra continua a destare grande interesse e grande affluenza di pubblico.

Sabato 13 aprile c’è stato un convegno dal titolo: “Luoghi dell’io. Percorsi nell’opera di Rudolf Steiner”. Vi hanno partecipato circa 280 persone venute da varie parti d’Italia.

Un lavoro impegnativo partito alle 9.30 del mattino e finito alle 19.00 della sera.

Hanno presentato temi importanti relatori quali: Salvatore Lavecchia: “Il pensare quale generatore di nuove forme di Luce”, Emilio Ferrario sul tema “Fenomeni e idee anzichè fatti e teorie” Alessandra Alberti per la pedagogia, Giovanni Simoncini per l’economia e molti altri.

E ancora ieri, domenica 5 maggio, un altra giornata piena, per il convegno dal titolo: “Arte e creatività in Rudolf Steiner: verso una nuova estetica”.

Rudolf Steiner. L'alchimia del quotidiano  MART - Mozilla Firefox

I partecipanti questa volta erano più di 300 e le sale del Mart faticavano a contenerli tutti.

I due temi più importanti, a mio avviso, sono stati: “Nuovo Rinascimento come arte dell’Io” di Arturo Onofri (1925)

e “L’arte nel mondo spirituale/ Tre saggi come introduzione a una conoscenza cosmico-spirituale dell’Arte” di Lamberto Caffarelli (1925)

C’è stato poi uno spettacolo, pianoforte e voce recitante, con musiche originali di Lamberto Caffarelli e liriche di Arturo Onofri.

A seguire una Lectio magistralis di Gillo Dorfles (103 anni) intitolata: “Steiner tra ragione e sentimento”.

Ancora altri interventi e alla fine Alessandro Bergonzoni ha chiuso con “Apologia di creato – sulle arti e le loro vocazioni”

Venerdì 10 maggio prossimo, alla sera, ci sarà un grande spettacolo di euritmia intitolato “Albolina” una leggenda che ha origine nella regione delle Dolomiti. Iniziativa e direzione di Gia van den Akker.

Questi gli eventi più significativi a Rovereto in questo periodo di mostra, che si concluderà il 2 giugno 2013.

In mostra a Rovereto Rudolf Steiner, l'alchimia del quotidiano - Repubblica Tv - la Repubblica.it - Mozilla Firefox

 

Ma non finisce qui……Il percorso dell’artista Rudolf Steiner prosegue alla Biennale di Venezia.

Qui verranno esposte 54 delle sue “lavagne”.

lavagna

Se qualcuno non sapesse cosa sono le lavagne di Steiner, tenterò di spiegarlo brevemente.

Quando il Dottore teneva le conferenze, come supporto alla comprensione delle stesse,  faceva dei disegni alla lavagna con i gessetti colorati.

Dal 1914, una sua allieva Emma Stolle, ebbe l’intuizione che sarebbe stato importante conservare detti disegni, e da allora, attaccati alla lavagna, vennero messi dei cartoncini neri che alla fine della conferenza venivano trattati con una lacca e custoditi con cura.

Fu Assja Turgenieff ad accorgersi che le lavagne erano da considerarsi opere d’arte, e nel 1961, nel centenario della nascita di Rudolf Steiner, vennero esposte al pubblico, per la prima volta, a Zurigo. Da allora vennero presentate in varie parti del mondo.

Alla Biennale di Venezia sono state già presentate alcuni anni fa, ma in numero molto ridotto.

Quest’anno il direttore artistico Massimiliano Gioni, occuperà un grande spazio con le 54 lavagne….. e forse a qualche anima, oltre che ammirare lo Steiner artista, verrà la curiosità di sapere qualcosa di più anche dello Steiner pensatore e scienziato dello spirito.

 

 

IL PENSIERO È L’ESPRESSIONE DELL’UOMO

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Rimango sempre un po’ stupito (o stupido) quando vedo sorgere, come i funghi dopo una pioggia, incertezze di tutti i tipi che riguardano la preminente posizione del pensiero anche quando la si raffronti con la restante organizzazione dell’entità umana.

Sarà perché ho fatto le scuole di una volta, in cui anziché cominciare coi cromosomi, davano un principio chiaro e solido: l’immagine generale del mondo conosciuto.

Regno minerale, regno vegetale, regno animale e l’Uomo a coronamento; che si distingueva con un bel salto per la capacità di pensare.

Tempi ingenui o maggior chiarezza di visione?

Certo è che quasi tutti i grandi esponenti dell’Arte e della Scienza e direi indipendentemente dalla propria visione del mondo, materialista o idealista che fosse, mostravano per il pensiero un rispetto, un entusiasmo o una sacra riverenza, si chiamassero Goethe, Conan Doyle o Rutherford. Ciò faceva parte di un generale sentire.

Il limite dovremmo conoscerlo piuttosto bene: tutti a usare il pensiero, nessuno a considerarlo per sé stesso. Sul versante magico-occultistico-religioso era ed è anche peggio: il pensiero veniva e viene certamente usato ma assai spesso valutato come un nemico dell’esperienza trascendentale e qui il mio Oriente, compreso in superficie, banalizzato, tradotto per cretini, non aiuta.

Situazione curiosa ma non tanto: è connaturata: se uno cammina, guarda il paesaggio o tende al punto d’arrivo, non le gambe che lo portano verso quel posto.

Ciò vale anche nelle attività dove il pensiero regna sovrano, come nella scienza della fisica o della matematica (non accenno ai filosofi che non esistono più). Ho chiesto spesso a matematici e ricercatori qualcosa in merito. Qualcuno mi ha persino confidato di avere l’impressione come di entrare in un altro mondo…ma se arrischiavo un accenno sul pensiero come un fenomeno in sé, scattava sempre una difesa e coglievo un netto rifiuto dell’anima verso una tale impudente stravaganza. Un giorno colsi al volo come l’anima del sapiente fisico che mi stava davanti, letteralmente si schivava per non beccarsi lo shrapnel dell’orribile idea che gli lanciavo.

Siccome non sono nato ieri e ho avuto grande interesse per i rapporti comunicativi e culturali, posso dire d’aver trovato, nel tempo, tantissimi disposti a pensare: pensare qualsiasi tema ma mai nessuno che potesse prendere in considerazione il pensare. Sto dicendo una sciocchezza: in verità ho trovato parecchi affascinati dalle ricerche scientifiche che, guidate e devotamente sostenute dal diavolo, scambiano l’effetto con la causa, così giungendo a pensare che il pensiero sia vibrazione, onda magnetica, reazione elettrochimica e altre cose del genere, ora poi si fotografa la zona del cervello che si attiva in una determinata attività…e il dubbio, se c’era, scompare. Magari scompare anche la ventennale ricerca del MIT che annunciò, fuori da ogni dubbio, che vent’anni di meditazione modificano sensibilmente l’amigdala, ossia il contrario.

In opposizione allo scientismo ruvidamente primitivo, in molti ambienti che si dicono ispirarsi alla Scienza dello Spirito fa da ospite fisso uno spiritello misticheggiante che, sgomitando da destra a sinistra, tende ad imporre la pretesa della primogenitura al sentire e, in casi più rari, al volere. Anche in questi casi vige il primitivismo della forza apparente poiché ad uno sguardo infantile la forza delle emozioni e risultati volitivi si impongono in chi, forse inconsapevolmente, limita sé stesso nel sensibile. Ma senza il coraggio di accompagnarsi a Freud  che non aveva torto se, nell’osservazione medico-psichiatrica, constatava come la libido fosse la forza più attiva e pervasiva nell’uomo comune. L’occultismo serio avrebbe potuto dargli ragione, vedendo nell’uomo un coacervo di bramosia al 90% (la “sete” menzionata dal Cristo).

Eppure non occorre essere “iniziati” e nemmeno asceti per riconoscere (osservare) che quelli che di solito chiamiamo sentimento o volontà ci portano dritti dritti nella sensazione corporea: stimolatori delle funzioni corporee per eccitare l’anima, per far godere l’anima di momenti di eccitazione. Così questo circolo (vizioso) si chiude in cerchio: per questo si assumono droghe: chimiche o “spirituali”. Con la loro assunzione il circuito anima-corpo-anima è soddisfatto ed energizzato. Ciò viene scambiato per “elevazione”.

Il pensare è l’unica tra le attività umane che riesca a sottrarsi a tale, semi-animalesca condizione: l’unica attività che ci dia consapevolezza del mondo, di noi stessi e di capire qualcosa delle relazioni che intercorrono tra i fenomeni.

E’ persino possibile produrre una sorta di condizione patologica nella quale i sensi siano intatti e non si possa più pensare. Ripeto che questa è una condizione patologica. Però interessante, radicale. In questo stato si vede ogni cosa, si sente tutto, eccetera, ma non si sa cosa si vede, cosa si sente: non si sa nemmeno che si sta vedendo, udendo…: si vede il colore rosso ma non si sa cosa sia il colore, si percepiscono gli oggetti ma non si sa cosa siano, non si sa nemmeno cosa sia una forma, sebbene gli occhi funzionino alla perfezione: tra un portacenere e un elefante non v’è differenza alcuna.

Insomma, il pensiero, sperimentato nella sua forma più comune, è già qualcosa di immenso: una eccezionalità rara che la natura/struttura umana porta in sé come un dono sacro. So di aver già parlato di questo, ma è, al negativo, una delle condizioni più splendide per comprendere nettissimamente come, senza pensiero, l’uomo sia un nulla. Meno d’un animale, meno di una pianta.

Allora può sorgere un senso adeguato e possiamo dirci che il pensiero è già una realtà possente che, fluendo incessantemente, donandosi illimitatamente (qualcuno lo chiamerebbe Amore, parola che l’uomo ha prostituito) dà realtà al mondo e a noi stessi.

E non è nemmeno “invisibile”!

Mettetevi seduti e guardate un oggetto qualsiasi. Siete sicuri che quell’oggetto sia reale e permanente? Di solito tutti rispondono (precipitosamente) che è proprio così.

Ma per quanto tempo? Non vi siete mai accorti che, se l’attenzione pensante si dirige su altro o su un tema, gli occhi non vedono più l’oggetto? E ciò, per chi non è addestrato, capita di continuo. Voglio solo dire che l’oggetto appare e scompare e, poiché avete fiducia nelle “cose”, formulate un pervasivo giudizio subconscio di certezza nella stabile realtà delle stesse. Mentre è possibile che l’oggetto sia quello che appare solo perché pensato. Mi sa che dire che una tal cosa esiste anche prima e poi sia suppergiù un atto di fede.

Oppure, in alternativa, la matita o il sasso visti sono pensieri temporaneamente…visibili!

Nell’esperienza interiore infatti, una tra le situazioni che si possono sperimentare è del tutto rovesciata rispetto all’apparente sostanzialità del mondo sensibile, e chi, troppo precocemente, si vedesse in questa situazione, si annichilirebbe di paura poiché vedrebbe che si sta muovendo nel vuoto o sopra un abisso, sostenuto, come il ragno col suo filo, solo dal pensiero: come un funambolo, lì pensi e, solo per questo fatto, non cadi.

Ho osato dire che matita o sasso potrebbero essere pensieri visibili, allora oso ancora senza nemmeno usare parole mie ma di un utente di Eco che non ha mai scritto e questo è un vero peccato perché è un gigante e se scrivesse “con le migliori intenzioni” schiaccerebbe involontariamente le sciocchezze che si dicono gratuitamente.

Lasciamogli la parola: “E’ molto semplice: basta prendere l’immagine dell’ago con la quale si fa concentrazione e avere il coraggio di ammettere che è una realtà pari a quella del muro che ci sta di fronte o quella della voce di un amico. Semplicissimo: è reale ed esistente come il muro”.

Giacché lui non è me, posso anche dirlo: una vita intensa e cinquant’anni di discipline di tutti i…colori per dichiarare…l’ovvio? E molti penseranno: “Così poco e nessuna bancherella di bamboline e manufatti antroposofici…mancano i fatti, manca l’azione”.

Rispondo indegnamente al suo posto: “Espletate fino in fondo, scrupolosamente, fatiche e doveri che la vita vi ha posto davanti? Date un aiuto a chi ne ha bisogno? Non evitate nulla? Oltre a ciò tentate giornalmente l’azione più difficile e torturante che nemmeno il “divin Marchese” avrebbe escogitato? Avete imparato a strizzare l’anima oltre voi stessi? Se foste davvero sinceri in “pensieri, parole e opere” dovreste dirmi: “E’ impossibile fare di più!”.

Se non lo dite (con la testa gioiosamente illuminata da mille pensieri) vi state burlando di me (niente di grave) e di voi stessi (guai seri!).

Eppure ci si dovrebbe contenere: un pensiero che non abbia uno straccio di coerenza con la percezione dovrebbe essere avvertito come sospetto. Non che il pensiero non possa strutturarsi come qualsiasi altra cosa, ma implica un lavoro poiché pensare e non solo venir pensati dalla psiche e dal corpo è veramente difficile. Sulla indicazione del Dottore, fate un altro esperimento. Iniziate a leggere l’Etica di Spinosa: vi mancherà il terreno sotto i piedi alla seconda o terza riga perché non si è abituati al pensare come attività individuale non corporea. E’ una esperienza penosa che avverte il lettore come esso sia solo capace di riconoscere le parole. Troverete di persona come sia profondo il solco tra l’articolare parole ed il pensare pensieri. E vedrete pure come il “sapere” non aiuta.

Però in questo modo si può comprendere come l’Opera di Steiner venga letta ma raramente pensata. Era l’unica cosa (di essenziale) che il Dottore chiedeva. E se non viene pensata cade il palco su cui si recita l’antroposofia o si vagheggia persino il suo superamento: in sé non impossibile, ma di sicuro non da un livello in cui essa ancora non c’è, sebbene se ne parli all’infinito. Sì, miei cari, quietamente contesto la Scienza dello Spirito discorsivizzata perché, se fosse reale, sarebbe in contraddizione con sé stessa!

E’ in questo luogo inesistente che avvengono le scaramucce o le battaglie tra correnti e fazioni, di solito a colpi di brani scritti dai Maestri. Questo è il vero teatro delle contrapposizioni, delle dogmatizzazioni, cioè del niente che si oppone al niente: a gloria della consolidata liturgia delle rappresentazioni personali.

Quanto sarebbe invece necessario pensare con rigore pensieri liberi dal nostro mondo soggettivo: radicalmente, fino a consumarne l’impronta sensibile. Chi osa ciò accende, per uomini e spiriti, una luce in entrambi i mondi.

SINCERA IMPOSSIBILE NETTA

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SOLARITA' ALATA1

SINCERA IMPOSSIBILE NETTA.

 

ROMBANO NEL CUORE LE ECO DELLA MERAVIGLIA INFRANTA.

MENTRE IL SILENZIO AVVOLGE LE ATTORTE PIEGHE DELLA DISPERAZIONE DENSA.

INTENSA LA SPIETATEZZA GENERA LASTRE DI DURISSIMA SOSTANZA OCCULTA.

TUTTO UN UNIVERSO DI PERDUTI LIVELLI DI CALORE PERMEA I PENSIERI DEGLI INABISSATI.

 

LUCIDI PENSIERI ERRATI SI TRAGGONO DA PUERILI VANITA’ TITANIZZATE.

FROTTE DI INDIVIDUI SENZA PIU’VALORI ATTRAVERSANO LE PORTE DELL’INFERNO.

E LATRANO IMPLACABILI.

CONVINTI DI IMPEDIRE L’ALTRUI VITA SERENA.

 

CONVINTI DI COLPIRE LE ARMONIE.

 

RICOPERTI DA INDURITE PIAGHE DI MALVAGITA’ AVANZANO CONVINTI E COMPIACIUTI.

MENTRE LE FANGOSE RIVE DEL DEMONIO LI RICOPRONO DI FALSI ALLORI.

E DI INFINITI BENI MATERIALI ESTORTI E RAPINATI.

LATRANO LE IENE DELL’ACCIAIO OSCURO.

 

GELIDE E TAGLIENTI VIVONO PROFONDE CONVINZIONI IMPOSTE DA UN ISTERICO GRAVARE.

IMMESSE DAL PESO CHE INTENDE COME SOLO PROPRIO VIVERE L’ALTRUI MORIRE.

BEFFARDO NEL GELIDO GHIGNO L’IMPEDIRE LA VITA :  TRONEGGIA.

E SI CIBA DI MARTIRI INERMI.

 

MA IN TALE FRAGORE DI LASTRE TAGLIENTI  :  LUCE VERA SI ACCENDE.

 

SINCERA.

IMPOSSIBILE.

NETTA.

 

SI ACCENDE  E   -DERISA E INCREDUTA-  ASSALE GLI ABISSI DEL TRONFIO MENTIRE.

SI ACCENDE ED INSISTE NEL PROPRIO IMPOSSIBILE ESISTERE.

MANTIENE LA FORZA DEL PROPRIO SCOCCARE

E QUALE  INCREDIBILE FOLGORE NEL PERMANERE  :  CONSUMA LE DURISSIME LASTRE DEL PERFIDO ODIARE.

INVADE E PERVADE I PENSIERI DELL’INCUBO OSTILE E RECIDE LE TERREE CERTEZZE DEL FIELE.

 

UN LONTANO CALORE SI CREA NEL VOLERE CHE CONTEMPLANDO LA SINTESI-IDEA  :

CONSACRA LE ESSENZE DEL DIRETTO AFFERMARE UN RICORDO FEDELE  ALLE ORIGINI AUREE DEL VERO.

CONCEPITO UN PRECISO PENSIERO : IL VOLERE  -SPIEGATO NEL CONTEMPLARNE IL RICORDO-  INFINE E’ CALORE.

LOGICA FIAMMA CHE INCONTRA INDURITE MENZOGNE POGGIANTI SU ANIMICHE PIAGHE FURENTI.

 

MANTENERSI NEL VERO MENTRE INFURIA L’EVIDENTE MENZOGNA CHE NEGA :  E’ RECIDERE IL MALE.

 

PROGRESSIVO DISSOLVERE NODI RAPPRESI NEL DURISSIMO FARFUGLIARE DI ANIME INFETTE.

UN URTO E UNA LUCE CHE SORGE IMPREVISTA.

FRUTTO DI  UN LIBERO ARBITRIO CHE POTEVA RESTARE LATENTE.

 

E UN ARGINE FERMA QUEL MALE.

UN VALORE SI ERIGE CHE CONSUMA E SVILISCE I TRATTI ARROGANTI DEI DISEGNI DEL MALE.

 

E’ LUCE E CALORE.

ARMONIE CHE IMPONGONO SOTTILI RAPPORTI NUOVAMENTE POGGIANTI SUL DEGNO.

 

UN GHIGNO SI SPEGNE.

TRAFITTO DALL’AUREO SORRISO.

IN  GERMOGLIO DI FUTURO PIU’ SANO PENSARE MUTATO.

 

UN VOLUTO SILENZIO IN CUI IL VERO LAMPEGGIA.

E UNA LUCE DISCENDE NEL MONDO.

RIACCESA.

 

NEL CONTINUO IMPOSSIBILE INCIDERE CHE IL PENSARE REALIZZA NEL RITO IN IDEA.

 

HELIOS FK AZIONE SOLARE

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PRINCIPI SENSATI DELLA NUTRIZIONE VI ARTICOLO

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(VI e ultimo articolo)

Cari amici, dopo aver dato uno sguardo alle colonne del nutrimento umano, vorrei concludere con un’aggiunta che tratta di qualcosa che può essere di beneficio a tantissimi (a tutti). Su ciò, sono molte le voci della Comunità scientifica che hanno affermato essere una delle più importanti scoperte avutesi tra la fine dello scorso secolo e l’attuale. Confermo nella mia personale esperienza che la salute generale è nettamente migliorata. Abbraccia tutta la condizione psicofisica, attenuando gli stati infiammatori e la depressione; rende più fluido il sangue e ci rende più svegli senza il contraccolpo del caffè. Sembra ridurre molto i rischi di ictus e infarti…ma ne riparliamo poi. Le mie conoscenze specifiche non sono solide, perciò saccheggio due tra i massimi esperti di grassi alimentari: Udo Erasmus e Donald Rudin. Con il loro aiuto torno a quanto accennato nell’articolo sui nutrienti grassi.

Acidi grassi essenziali

Generalmente, i grassi alimentari hanno una cattiva fama ma alcuni grassi non solo non sono insalubri ma sono essenziali per la salute. Per esempio, gli acidi grassi essenziali (EFA) ricoprono un ruolo fondamentale per l’efficienza della digestione e la salute delle articolazioni. Le deficienze di EFA sono anche collegate ai disturbi cardiovascolari, al cancro, al diabete, all’artrite, a funzioni immunitarie indebolite e a molti altri problemi di salute. Avere la fobia per i grassi che porta sino all’eliminazione anche dei grassi salubri è un problema molto serio. Molte persone hanno adottato la fissa che “grasso è male” e la applicano a tutte le fonti di grasso e di olio.

Se gli EFA mancano, o ne sono presenti pochi, nasce il problema: sono essenziali perché il corpo non può produrli. Devono essere forniti attraverso la dieta. I nomi dei due EFA sono: acido alfa-linolenico (LNA) e acido linoleico (LA).

Di solito l’LNA viene chiamato EFA Omega-3 e l’LA EFA Omega-6. Il fabbisogno di Omega-6 è superiore a quello di Omega-3, quindi è necessaria un’assunzione di Omega-6 superiore a quella di Omega-3.

Gli EFA Omega-3 sono chiamati comunemente grassi Omega-3 e gli EFA Omega-6 sono i grassi Omega-6. Sono effettivamente due famiglie di grassi, non solo due singoli acidi grassi essenziali. In realtà (contraddicendo quello che ho scritto sopra) la maggior parte delle persone consuma troppi Omega-6 in confronto all’assunzione di Omega-3, arrivando, secondo Erasmus e Rudin, ad un rapporto di 10 a 1 o addirittura di 30 a 1.

Molti cibi comuni contengono gli Omega-6 ma nella dieta tipica sono pochi gli alimenti che contengono gli Omega-3, se non in piccolissime quantità. Quindi la dieta generica ha pochissimi Omega-3 ma molti Omega-6 e solitamente Omega-6 di cattiva qualità. Il rapporto ideale fra Omega-6 e Omega-3 sembra essere 3-4 a 1 o forse addirittura 1 a 1.

I rapporti alti fra Omega-6 e Omega-3 sono associati a rischi di problemi cardiovascolari, ad alcuni tipi di cancro e all’inasprimento delle tante risposte infiammatorie. Sono gli Omega-3 quelli da aggiungere alla nostra dieta per correggere il rapporto tra Omega-6 e Omega-3. Comunque, per la maggior parte di persone, oltre ad aumentare gli Omega-3 è necessario ridurre l’assunzione di Omega-6.

Sebbene la quantità effettiva di grassi Omega-6 nella dieta tipica sia più che sufficiente, solitamente la qualità dei grassi Omega-6 è scarsa. C’è un grosso bisogno di arricchire le nostre diete con dei grassi Omega-6 di buona qualità, riducendo le fonti inferiori.

Riducendo l’uso degli olii raffinati per cucinare: di mais, di girasole e semi che le persone usano per pesanti fritture (ancor meglio eliminando del tutto il fritto) e inserendo l’olio fresco d’oliva, di girasole, di sesamo, ecc., sostituirete gli Omega-6 inferiori con gli Omega-6 superiori, anche mantenendo la medesima quantità complessiva (nella maggior parte dei casi è meglio ridurre l’assunzione complessiva di Omega-6).

In combinazione con un grosso incremento di Omega-3, migliorerete di molto l’assunzione complessiva di acidi grassi.

Fondamentalmente, e ciò non era scritto nel precedente articolo sui grassi, la fonte di Omega-3 che le persone conoscono, cioè i pesci grassi come sardine, sgombro e salmone, non contiene tutta la famiglia di Omega-3.

Il pesce grasso non contiene il membro principale della famiglia, l’acido alfalinolenico (ALA) da cui si producono gli altri membri: l’acido ecosapentenoico (EPA) e l’acido docosaessaenoico (DHA).

Sebbene il pesce grasso contenga i membri EPA e DHA della famiglia Omega-3, questi membri non sono utilizzabili dal corpo per produrre l’ALA. Così, qualunque sia il vostro consumo di pesce grasso, sarete comunque deficienti di ALA, il membro principale del gruppo Omega-3, a meno di avere nella dieta una fonte ricca di ALA.

Dove potete trovare l’ALA? L’olio di semi di lino è la fonte più comune (è un olio delicato, potete trovarlo in farmacia e negozi specializzati, ma se, appena aperto risulta irrancidito, riportatelo indietro. Dopo l’uso riponetelo subito nel frigorifero). L’olio di canapa è un’altra fonte ma è molto meno disponibile dell’olio di semi di lino (è possibile anche mangiare i semi di lino: vanno macinati e mangiati immediatamente. La maggior parte delle persone troverà l’olio più gustoso e comodo.

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Almeno per qualche mese, un’assunzione esagerata di Omega-3 attraverso l’olio di semi di lino, dovrebbe essere una buona idea. Secondo Erasmus e Rudin, fino a 3-5 cucchiai distribuiti nell’arco della giornata: per bilanciare l’arretrato dello squilibrio del rapporto tra Omega-6 e Omega-3 che la maggior parte delle persone pratica da molti anni. Ciò andrebbe combinato con una significativa riduzione nell’assunzione di Omega-6 di cattiva qualità e relativa sostituzione di essi con Omega-6 di buona qualità.

Rudin consiglia di usare lo stato della pelle come indice dell’adeguatezza dell’assunzione di Omega-3. Mani, piedi, gambe e gomiti aridi sono segnali comuni di una deficienza di Omega-3. Sorprendentemente, scrive Rudin, le persone con con mani, piedi e altre parti del corpo molto secche, hanno una produzione eccessiva di olio sulla fronte, sul cuoio capelluto e sul naso. Questo olio in eccesso può causare la forfora, oltre ad altri problemi. Con il miglioramento della pelle, la produzione eccessiva di olio nelle altre parti tende a normalizzarsi.

Quando la pelle è liscia e morbida, senza secchezza – processo che può necessitare di un solo mese o due oppure di molti – è il momento per ridurre le alte assunzioni di 3-5 cucchiai di olio di semi di lino al giorno. Una volta corretta la deficienza di Omega-3, passate ad un’assunzione più bilanciata con soli 1-2 cucchiai di olio di lino al giorno, assieme ad un po’ di pesce grasso due volte per settimana. Ricordatevi di trarre la maggior parte di grassi Omega-6 da fonti di qualità, come i semi crudi di girasole, l’olio di semi di girasole e di sesamo. Un ottimo apporto pratico e piacevole è abituarsi a mangiare giornalmente un pugno di noci. Inoltre eliminate possibilmente tutti gli alimenti fritti dalla dieta ordinaria. Se ciò vi è impossibile, usate allora olio di olive, di cui il nostro Paese e in genere, tutti i paesi mediterranei abbondano: è un olio robustissimo che si altera poco o difficilmente.

L’olio d’oliva meriterebbe un discorso a sé: come detto, non si altera, è un potente battericida e pulisce tutto: pelle e intestini. In alcune zone del nostro Sud, per tradizione, un cucchiaio di olio d’oliva a stomaco vuoto è il purificatore sovrano dell’organismo nel passaggio dall’inverno alla primavera.

Per evitare errori o discussioni banali, bisogna ricordarsi che aggiungere molti cucchiai di olii sanissimi aumenterà non poco l’assunzione calorica. Se non si vuole ciò, per compensare, occorre ridurre le calorie da qualche altra parte.

Qui non ho parlato di sciocchezze da dimenticare subito dopo la lettura: vi sono patologie che obbligano i medici a stendere ricette per l’assunzione di acidi grassi essenziali che vengono venduti in farmacia e sono a carico della Sanità nazionale come “salvavita”.

Spero che i vegetariani non siano scandalizzati dalle indicazioni sul pesce grasso. Se sì, non so che farci: alle volte una visione del mondo può non coincidere con risultati certi di osservazione scientifica. Comunque, una integrazione di olio di semi di lino e l’assunzione giornaliera di alcune noci, in tali casi, è un ripiego onorevole e sufficiente.

Apparenza e Realtà: sapere profano e Conoscenza Sacra

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Secondo l’Antica Sapienza, che dalle piane dell’Egitto e della Caldea, dalla geograficamente piccola Ellade e dalla vasta Magna Grecia, da Tebe e da Menfi, da Atene e da Crotone, da Roma e da Alessandria, da tutta la Tradizione Mediterranea ci è giunta, una cosa è l’Apparenza e ben altra, invece, è la Realtà.

L’apparire offre ai nostri occhi quell’ agitato e in-significante divenire, perennemente mutevole, che costituisce il mero esistere, il quale visto come a sé stante, mostra tutta la sua insufficiente vacuità, la sua dolorosa e insoddisfacente mutevolezza, la sua illudente caoticità. La Realtà, secondo l’Antica Sapienza, offre invece al nostro spirito l’immutabile essere, quell’in-condizionato Essere che costituisce l’Assoluto, la cui pienezza è inesauribile fonte di Sapienza e di Gioia. Quella «pienezza» o pleroma che il mio amato Dante chiama: la Divina Potestate la Somma Sapïenza e ‘l Primo Amore (Inferno III, 5-6), e che la Sapienza Classica celava sotto le figure allegoriche delle coppie Zeus-Hera, Athena-Hermete, Afrodite-Eros, ossia i Giove-Giunone, Minerva-Mercurio e Venere-Amore latini. Possanza, Senno, Amor, li chiamerà, secoli dopo Dante, Tommaso Campanella. E in Oriente la Sapienza del Vedanta Advaita di Shankaracharya li chiamerà – in mirabile concordia con la Sapienza d’Occidente: Sat-Chit-Ananda, ossia Essere-Coscienza-Beatitudine.

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Del mutevole e caotico apparire, secondo l’antichissima sapienza pitagorica e platonica, si può dare solo mera opinione, variabile da individuo ad individuo nello spazio e incessantemente mutevole nel tempo, opinione che non può essere mai Scienza o Sapienza, perché per essere tale dovrebbe essere sottratta alla caotica mutevolezza dell’opinare soggettivo. Ma gli umani sono ammalati di soggettività, ed il loro apparente «sapere» è al contempo «illusorio», ossia «irreale», e «profano», ossia estraneo alla realtà «sacra» dell’Essere.

Tale apparente sapere, ossia l’in-significante sapere del mero apparire, è ciò che per l’Antica Sapienza è profano, ossia estraneo alla Realtà sacra, e come tale deve rimanere «fuori» del fanum, ossia del Tempio, ché altrimenti lo contaminerebbe. Non solo: il sapere apparente, in-significante, caotico e mutevole, e intelligentemente stupido, cerca di portare «fuori» dal Tempio, ossia dalla dimensione «sacra», ciò che dovrebbe rimanere «dentro» ad esso, «profanandolo», e compiendo così un atto «sacrilego», ovvero di rottura, di frangimento, appunto di «sacrilegio» del Sacro. E ciò che, portato dal Tempio, è stato profanato, non è qualcosa di neutro, di banalmente anodino ed innocuo, bensì – essendo menzogna, sotto la maschera della verità, menzogna che dalla profanazione del sacro ha tratta una qual certa forza – agisce nelle anime come un veleno progressivamente oscurante, corrompente, paralizzante ed infine mostra tutto il suo potere mortale.

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Negli antichi tempi, la Sapienza era ben custodita nei Templi, sottratta ad ogni profanazione, la quale era rarissima e mai impunita. Dal Tempio dei Misteri giungeva, coperto dal velo del mito, della favola e dell’allegoria, quanto doveva agire in maniera fecondante nella comunità umana sotto le forme dell’Arte, della Scienza, della Filosofia, della Religione. E in tali forme era pure offerto a chi sapeva scorgere e poteva intendere e non fraintendere, ossia a chi pur non iniziato era «iniziabile», uno spiraglio per accedere in maniera degna e pura al mondo del Sacro, alla Iniziazione che apre il varco all’esperienza diretta del Mondo Spirituale.

Oggi non vi sono più Templi esteriori, e molto sono mutate le prove che il candidato all’Iniziazione deve superare per penetrare nel Tempio interiore. Ma tali prove oggi non sono meno severe di un tempo: sono solo diverse, riguardando esse l’iniziativa e l’illimitata responsabilità personale, ossia le prove che l’anima cosciente si trova inevitabilmente ad affrontare.

Eleusi

Ciò non significa che oggi sia lecito nel campo della Sapienza iniziatica il caos, l’anarchia: tutt’altro! La stessa severità – ed ancora maggiore – che un tempo Ierofanti e Maestri imponevano e la medesima serietà, dedizione, abnegazione, venerante devozione alla Verità e alla Conoscenza che essi esigevano dall’esterno da parte di discepoli ancora immersi nel sogno della Tradizione, la dobbiamo oggi chiedere noi a noi stessi per pura iniziativa autonoma.

Dobbiamo far sorgere, con energica azione del pensiero e della volontà, quel magico clima spirituale che un tempo veniva donato dall’azione dei Maestri e degli Ierofanti, dalla intensa atmosfera del Tempio, rigorosamente chiuso ai disturbanti ed inquinanti influssi del mondo profano. Che oggi sono molto più pericolosi di un tempo. E non sono permesse profanazioni.

Oggi vi è tutta una genia di sciocchi superficiali, e di malvagi in perfetta mala fede, che affermano – con uno spiritoso sofisma – che siccome “il segreto si difende da sé”, e che sia lecito quindi a chiunque di trascinare nella melma la Sapienza Sacra e la Scienza dello Spirito, facendone bellamente strame. Questa è una perversa alchimia inversa che vuol trasformare l’Ordine cosmico e spirituale nel caos materiale, e trasmutare l’Oro Filosofale della Sapienza in piombo volgare e sterco.

E’ vero che sciocchi e malvagi non arriveranno a carpire il segreto, a disvelare l’intimo arcano mistero del Tempio dello Spirito, il quale rimane comunque ineffabile, ovvero incomprensibile agli immaturi e agli indegni, ma ciò non significa che ciò che – compiendo una sacrilega profanazione – viene indebitamente portato fuori dalla sfera del Sacro – nella quale dovrebbe permanere – non abbia effetti devastanti e grandemente distruttivi su molte anime semplici, dando loro l’illusione di intendere qualcosa che invece tragicamente fraintendono. Anime che vengono deviate dal loro sentiero ed avviate ad esperienze irregolari dalle quali solo con molto dolore e retta Conoscenza si libereranno.

Oggi poi assistiamo alla frantumazione dell’unicità del Sacro, ossia dell’Essere, nella molteplicità di un sempre cangiante apparire, per cui l’opinare soggettivo «altera», ossia la rende «altra»  da ciò che è e che dovrebbe immutabilmente continuare ad essere, la Sapienza e la sottomette all’arbitrio della soggettività egoica, e persino delle sue vogliacce più becere. Per cui alla Sapienza si mescolano – come i tre cattivi compagni della Leggenda Aurea  del Tempio – materiali indebiti, come elementi di magia sessuale, mucillaginoso sentimentalismo sensuale e mistico, finalità di arricchimento commerciale, di vanitosa affermazione personale, culturale o politica: il tutto condito da un dolciastro buonismo moraleggiante, che facilmente si può trasformare in velenosa aggressione nei confronti di coloro che non vogliono adeguarsi ad un cotale “virtuoso” e aggressivo moralismo.

Soprattutto è esiziale la contaminazione dell’esoterismo da parte della politica. Di qualunque tipo. Il sofisma di voler introdurre elementi «esoterici», e «spirituali» nella politica – la quale è, a mio parere, una cosa sudicetta assai – si rivela essere un uso politico dell’esoterismo, i cui disastri nella storia del passato e presente secolo della nostra Italia sono tragicamente evidenti agli occhi di chi li ha indagati. Una volta di più è necessario ripetere, e ribadire, il principio che “si può servire lo Spirito, e non ci si può servire dello Spirito”. Volersi servire dello Spirito è una idea insana e improvvida, perché porta inevitabilmente e fatalmente ad asservirsi all’Antispirito, ossia all’Oscuro Signore, al principe dell’Oscuro Pensiero, Angra Mainyush, Ahrimane.

Non è che oggi non si possa «parlare», per gettare un seme, indicare un sentiero a chi ha una precisa richiesta interiore. Ciò è addirittura doveroso. Tant’è che vi sono persone che scrivono su questo sito o altrove. Ma non è senza importanza che cosa e come ciò venga scritto. Ossia in maniera veramente responsabile. Invece assistiamo ad un caotico, scomposto, dilagare su social forum, su siti web, su blog vari, su riviste, libri e giornali, di menzogne, di contenuti di meditazione sacri, di mantram gettati in pasto ai «porci», e con la scusa della «divulgazione», si scende giù nella melma e nello strame della «volgarizzazione», della più volgare banalizzazione, della caricaturale deformazione di contenuti sacri, che poi nelle mani e nelle anime degli sprovveduti diventano qualcosa di ancora peggiore, che si diffonde nel mondo in maniera incontrollabile.

Tutto ciò nasce da ignoranza, da vanità, da presunzione, da selvaggia volontà di affermazione di un ego animalesco anche se intellettualizzato. Contro tutto ciò, volle ammonire Tommaso Campanella con parole che sono ben attuali ancor oggi. Soprattutto nei momenti difficili che ci è stato dato in sorte dagli Dèi di vivere. Eccole:

Delle radici de’ gran mali del mondo

Io nacqui a debellar tre mali estremi:
tirannide, sofismi, ipocrisia;
ond’or m’accorgo con quanta armonia
Possanza, Senno, Amor m’insegnò Temi.

Questi principii son veri e sopremi
della scoverta gran filosofia,
rimedio contra la trina bugia,
sotto cui tu piangendo, o mondo, fremi.

Carestie, guerre, pesti, invidia, inganno,
ingiustizia, lussuria, accidia, sdegno,
tutti a que’ tre gran mali sottostanno,

che nel cieco amor proprio, figlio degno
d’ignoranza, radice e fomento hanno.
Dunque a diveller l’ignoranza io vegno.

tommasocampanella2

Mali estremi sono, per Campanella – ma anche per noi –, la tirannide, la sofistica e l’ipocrisia (ovvero il falso potere, la falsa conoscenza e il falso amore), prodotti dal cieco amor proprio, figlio d’ignoranza e produttori a loro volta di tutti gli altri mali e di tutte le sciagure della vita dei singoli e dei popoli (carestie, guerre, pesti, invidia, inganno, / ingiustizia, lussuria, accidia, sdegno). Alla trina bugia di tirannide, sofismi, ipocrisia si contrappongono, per Campanella – ma anche per noi –, i tre princìpi fondamentali della Possanza (Potenza), del Senno (Sapienza) e dell’Amor (Amore), grazie all’aiuto dei quali il sapiente calabrese – e noi con lui – si proponeva, con la propria opera, di estirpare l’ignoranza, radice prima di tutti i mali del mondo. Infatti, egli aggiunge a commento dei suoi versi:

Perché l’autore scrisse in Metafisica di tre primalità o proprincipii (ché così chiama la Potenza, la Sapienza e l’Amore); e tutti i mali del mondo pendono dalla tirannide, falsa possanza, e dalla sofistica, falsa scienza, e dall’ipocrisia, falso amore, dice che Temi con ragione gl’insegnò questa filosofia nuova. Themis è la dea della giustizia che dava li oracoli in Grecia, secondo scrive Ovidio, e si piglia per la Sapienza divina. Trina bugia sono qui detti tre mali oppositi alla Trinità metafisicale e teologale; e son più nocivi che la impotenza, ignoranza ed odio, opposti e manifesti vizi. E, perché omnis peccans est ignorans in eo quod peccat, secondo i filosofi e teologi; e da questa ignoranza, che par sapienza di Stato, nasce l’amor proprio, ch’è cieco, radice e fomento di tutti peccati, come dalla vera sapienza l’amor oculato quia ignoti nulla cupido: però egli, svellendo l’ignoranza, fa conoscere i veri vizi e le vere virtù, ed a questo fine è nato ogni savio. Onde Salomone: In multitudine sapientium sanitas orbis terrarum.

da Opere di Giordano Bruno e Tommaso Campanella, a cura di A. Guzzo e R. Amerio, Ricciardi, Milano-Napoli, 1956.

Perciò noi seguiremo con l’Ulisse dantesco “virtute e conoscenza”, lavorando in libertà e per amore alla trasformazione di noi stessi e del mondo, per i fini degli Dèi e dello Spirito. Onoreremo la Conoscenza Sacra e ci terremo lontani dalla volgarità del sapere apparente.

L' ARCHETIPO – MAGGIO 2013

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In questo numero:

Variazioni
A. Fierro Variazione scaligeriana N° 51

Socialità
L.I. Elliot Dio esiste e non è calvinista

Poesia
F. Di Lieto Transumanza

Futurologia
T. Diluvi La cenere sul capo

AcCORdo
M. Scaligero Sul sentiero dell’Agartha

Il vostro spazio
Autori Vari Liriche e arti figurative

Spiritualità
R. Steiner Il Faust di Goethe

Musica
Serenella L’ABC della musica

Considerazioni
A. Lombroni Invidia

Inviato speciale
A. di Furia Le tre perversioni ‘culturali’ del denaro

Scienza dello Spirito
R. Steiner Le Gerarchie spirituali

Esoterismo
M. Iannarelli Nessi esoterici del testamento di R.Steiner

Uomo dei boschi
R. Lovisoni Il Libro

Tripartizione
E. Erra Organismo a tre dimensioni

Antroposofia
R. Steiner Iniziazione antica e Cristianesimo esoterico

Costume
Il cronista Chilowatt-oro

Redazione
La posta dei lettori

Siti e miti
O. Tufelli Areopago

 www.larchetipo.com

ISIDE SOPHIA – Terza Lettera

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TERZA LETTERA

Giugno 1944

LA NATURA SPIRITUALE DELLO ZODIACO DELLE STELLE FISSE

L’Universo del nostro sistema solare, con i suoi Pianeti ruotanti attorno ad un centro comune, è un organismo abbastanza complicato. Secondo l’opinione di Tolomeo la Terra è al centro di questo organismo; secondo Copernico il Sole è nel centro e mantiene una salda presa sui Pianeti cosicché questi non abbandonano le loro orbite (Rudolf Steiner ha indicato il movimento a lemniscata come la base della futura concezione dell’Universo planetario. E’ nostra intenzione ritornare su questi problemi al momento giusto, in special modo allorché dovremo trattare della natura dei Pianeti). L’Universo tolemaico, così come quello copernicano, ha la forma di un piano circolare, con le orbite dei Pianeti che giacciono all’interno di questi anelli concentrici di un disco. Questo piano circolare è circondato da una fascia di dodici Costellazioni di Stelle fisse che noi chiamiamo lo Zodiaco delle Stelle fisse. I nomi di queste dodici Costellazioni sono stati dati nella prima Lettera.

Dobbiamo ora parlare della natura di queste dodici Costellazioni dello Zodiaco. Esse formano il mondo “esterno” del nostro sistema solare, e sono in rapporto al nostro sistema solare così come il mondo esterno è in rapporto con noi. Come siamo in rapporto con il nostro mondo esterno? Noi troviamo nel nostro circostante ambiente terrestre le sostanze solide, le sostanze liquide, le sostanze gassose e calore. Troviamo tutto ciò all’interno della forma umana, soltanto in condizioni trasformate. L’origine di queste sostanze la ritroviamo nel nostro ambiente. Esse formano la base della nostra esistenza fisica. Le assumiamo, e le assumiamo continuamente in quanto viviamo sulla Terra, respirando e mangiando. Osservando queste sostanze e ritrovandole nuovamente in una condizione trasformata all’interno del nostro corpo, possiamo leggere la storia della creazione e dell’organizzazione dell’essere umano. Naturalmente, così come non dobbiamo guardare a queste sostanze dal punto di vista del pensare materialistico per conoscere la storia della creazione del nostro corpo è altresì necessario trovare le loro qualità spirituali.

Possiamo immaginare che il rapporto tra lo Zodiaco delle Stelle fisse ed il mondo solare sia costituito in maniera simile. Il nostro sistema solare deve  esser giunto in essere in tempi circa i quali noi non possiamo giudicare secondo misure terrestri. Da dove proviene? Proprio come le sostanze che troviamo all’interno del corpo umano una volta devono esser state parte del mondo circostante , così l’essere essenziale del nostro Universo può aver avuto la sua origine nel circostante mondo delle Stelle fisse. Anche qui, non dovremmo considerare questo mondo delle Stelle fisse unicamente da un punto di vista puramente quantitativo, bensì anche sotto un aspetto qualitativo.

Se accettiamo questo, allora possiamo guardare alle Stelle fisse, e tra di esse in special modo alle Stelle fisse dello Zodiaco, come al regno nel quale possiamo venire a conoscere qualcosa circa l’origine e la creazione del nostro Universo solare. Il cercare le tracce della creazione può rivelarci la natura interiore dello Zodiaco.

Rudolf Steiner ha dato la chiave per una comprensione dell’evoluzione del nostro Universo nel suo libro La scienza occulta nelle sue linee generali. Ivi egli descrive i vari gradini della creazione fino all’Universo nel quale ora viviamo e percepiamo con i nostri sensi. Descrive il processo dell’evoluzione così come esso si presenta alla percezione spirituale del chiaroveggente che è proceduto lungo il sentiero dell’iniziazione moderna e occidentale. Possiamo seguire le sue spiegazioni poiché egli dà anche, nel libro summenzionato, i metodi per il raggiungimento della moderna chiaroveggenza. Ciò ch’egli dice sull’evoluzione del mondo non è un’ipotesi incapace d’esser provata vera: può trovare la prova chiunque voglia seguire il sentiero della moderna iniziazione come sopra descritto. In tal modo, Rudolf Steiner descrive tre grandi stadi dell’evoluzione del nostro Universo che portano poi, ad un quarto stadio, alla creazione del mondo in cui viviamo. Questi tre grandi stadi dell’evoluzione, secondo la tradizione occulta, sono chiamati: evoluzione dell’Antico Saturno, evoluzione dell’Antico Sole ed evoluzione dell’Antica Luna. Il Quarto stadio è chiamato evoluzione della Terra, che in realtà significa l’evoluzione del nostro Sistema Solare. Questi quattro stadi di evoluzione rappresentano la condensazione nella materia solida, con tutti gli stadi di condensazione intermedi, di un qualcosa che nella sua origine è di natura puramente animica; tracce della quale sono ancora da ritrovarsi oggi in natura nelle sostanze gassose, liquide e solide. (L’idea di una materializzazione dei “pensieri” come processo di evoluzione è stata presa in considerazione persino dalla moderna scienza naturale).

Il gradino di evoluzione che è chiamato Antico Saturno è lo stato nel quale puro essere animico (nel senso della moderna scienza naturale, il “pensiero”) fu condensato in calore. Con ciò, viene compiuto il vero gradino di creazione della sostanza fisica. (Può essere che, secondo la scienza moderna, il calore non possa esser facilmente considerato come una sostanza fisica, ma solo come una condizione assunta dalla sostanza fisica. Dovremo parlare di ciò in seguito). L’Antico Sole è lo stato nel quale la sostanza di calore precedentemente creata fu condensata nella condizione gassosa. Nel ciclo di evoluzione dell’Antica Luna, le sostanze gassose anteriormente create vengono poi condensate nello stato liquido, e nel quarto stadio – entro l’evoluzione della Terra – ha luogo un’ulteriore condensazione, e le sostanze liquide vengono trasformate in materia solida.

Questo è, naturalmente, soltanto un breve abbozzo di questi quattro stati di evoluzione, e sarà ora nostro compito elaborarli più in dettaglio e trovare il collegamento con lo Zodiaco delle Stelle fisse.

L’EVOLUZIONE DELL’ANTICO SATURNO

 

Se si ritorna al vero principio della creazione per mezzo della conoscenza superiore – nel senso della moderna iniziazione – non vi è alcuna sostanza fisica che possa essere trovata. Ogni cosa è ancora in una condizione animica e spirituale. Siccome non si può, per esempio, immaginare dei pensieri senza il loro essere collegati con l’esistenza animica di un essere umano, troveremo questa naturaanimica dell’esistenza dell’Universo nella vita interiore non di esseri fisici, bensì di esseri spirituali. E poiché dobbiamo distinguere nelregno della vita del pensiero umano tra esseri umani che hanno la capacità di creare idee, ed altri che hanno la capacità di realizzarle e di metterle in pratica, dobbiamo distinguere altresì tra Gerarchie di Entità Spirituali che hanno differenti capacità di materializzare l’Archetipica sostanza animica creata in mezzo a loro.

Così troveremo ivi, nel principio, Entità Spirituali che hanno raggiunto in un certo momento della loro interiore, atemporale evoluzione, la capacità di emanare le sostanze animiche originarie; l’”idea” o il “pensiero” o qualsiasi cosa ciò possa essere stato. Questa sostanza poi può essere accolta da altri esseri.

Se nulla esiste in senso fisico, la prima cosa è quella che la “volontà di esistenza (fisica)” proietta – ed è così. Eccelse Entità spirituali, che Rudolf Steiner chiama Spiriti della Volontà, hanno raggiunto la capacità di emanare Volontà come sostanza animica. La Volontà diviene il fondamento di tutto ciò che, nel corso dell’evoluzione, diviene fisico. Questi Spiriti della Volontà furono capaci di riversare la loro Volontà soltanto dopo un lungo periodo di evoluzione interiore. Quello che fu un principio, dal punto di vista della creazione del nostro Universo, nel caso di questi Spiriti dev’essere inteso come il termine di uno sviluppo interiore. Questo primo atto di creazione è al contempo una conclusione ed un nuovo inizio. Può il “fondamento-madre” del nostro Universo solare, lo Zodiaco delle Stelle fisse, dirci qualcosa su questo evento, come una sorta di rimembranza cosmica? Possiamo trovarla scritta nella Costellazione dei Pesci così come essa è presente oggi in cielo. (Rudolf Steiner, nella Scienza Occulta nelle sue linee generali, non ha indicato alcuna relazione tra gli eventi durante i vari stadi di evoluzione del nostro Universo e le Costellazioni dello Zodiaco così come è fatto qui. Come ciò venga fatto in queste Lettere, è interamente responsabilità propria dello scrivente. I Pesci, come li vediamo oggi secondo le immaginazioni dei nostri antenati, consistono di due Pesci che nuotano in direzioni opposte, ed inoltre sono congiunti da una specie di fascia Stellare. I Pesci stanno tra l’Acquario e l’Ariete. Essi formano la dodicesima Costellazione dello Zodiaco. Ivi lo Zodiaco giunge ad una fine e ricomincia nuovamente con la costellazione dell’Ariete. Così i Pesci sono l’immagine della fine di un’evoluzione che ha luogo entro gli Spiriti della Volontà prima che essi siano capaci di emanare la sostanza originaria del nostro Universo ed altresì l’immagine dell’inizio dei cicli evolutivi del nostro Universo.

La Costellazione dei Pesci nuota nell’acqua che l’Acquario riversa nell’Universo. In quest’acqua possiamo percepire, con gli organi della conoscenza superiore, l’immagine della sostanza omnicreativa dell’Universo spirituale; la creativa sostanza sanguigna spirituale del Mondo Spirituale. Essa ha in se stessa tutte le possibilità di manifestazione. Gli Archetipi di tutte le cose esistenti nei mondi fisico e animico sono come disciolti in questa corrente. Essi non sono pervenuti neppure ad una forma psichica, ma ora i Pesci appaiono in quest’acqua celeste. Appaiono le prime tracce di una solidificazione animica di singoli oggetti. Gli Archetipi della volontà – il fondamento dell’esistenza fisica – si sono consolidati entro il mare delle possibilità creative.

Ora, dopo che la sostanza primordiale è stata creata, comincia l’evoluzione dellAntico Saturno. Altri Esseri Spirituali dispiegano la loro attività e la dirigono verso la primordiale sostanza di volontà. Rudolf Steiner li chiama Spiriti della Saggezza. Da allora essi hanno raggiunto un’altra capacità. Essi sono capaci di riversare forze di Vita, e dirigono queste forze verso questo “Pianeta di Volontà”, che era giunto all’esistenza. Questo Pianeta, che ora chiamiamo Antico Saturno, non è capace di accogliere la vita. Esso non è ancora progredito al punto di diventare vivente. E’ ancora una sostanza senza vita che può soltanto riflettere ciò che accade nell’ambiente circostante, e così riflette quelle forze della vita che provengono dagli Spiriti della Saggezza. La vita riflessa è saggezza, perché l’essere interiore della vita è saggezza. Così avviene che queste forze cosmiche di saggezza nell’ambiente circostante del Pianeta formino qualcosa di simile ad una sfera.

Possiamo trovare questo stadio di evoluzione rimembrato, per così dire, nella Costellazione dell’Ariete. L’Ariete porta un bianco vello. L’immagine della testa dell’animale è coronata da corna ritorte come due spirali invertite.

Questo processo cosmico può essere sperimentato come un gigantesco sviluppo embrionale del nostro Universo. In se stesso, esso porta l’immagine Archetipica di tutto ciò che è processo embrionale nei vari stadi di evoluzione ed anche all’interno dei singoli esseri di questo Universo; per esempio, lo sviluppo embrionale dell’essere umano. Sappiamo dalla scienza dell’embriologia che durante questi primi stadi della condizione embrionale la testa è predominante e che il tronco e gli arti sono soltanto una specie di appendice della testa. Si potrebbe persino dire che durante le prime settimane, quando il cervellodell’embrione non è sviluppato nel dettaglio, l’intero organismo embrionale assomiglia ad un cervello avvolto come una spirale. Al di fuori di esso, tutte le parti dell’organismo crescono con gradualità.

Il primo stadio di evoluzione dell’Antico Saturno è la creazione dell’Archetipo del cervello. Il cervello umano oggi non è altro che una pallida copia di questo cervello cosmico, e porta ancora l’impronta della sua forma spirituale. Esso deve essere in alto grado devitalizzato – senza sangue – poiché solo allora funziona. Funziona in modo tale che la vita nell’ambiente circostante dell’essere umano viene riflessa in esso. Questo riflesso, essendo soltanto un ombra della vera vita, può produrre il pensiero, la conoscenza degli oggetti nel mondo esterno.

Possiamo trovare ciò nell’immagine dell’Ariete che riposa, rivelante lo stadio nel quale gli Spiriti della Saggezza erano attivi, la sostanza ancora inanimata della Volontà, la riflessione (espressa dalla testa dell’Ariete che è rivolto all’indietro e guarda al di sopra delle sue spalle), e dalla creazione del bianco vello della Saggezza. Persino nelle corna dell’Ariete possiamo vedere l’immagine delle circonvoluzioni del cervello, oppure della spirale dell’embrione in quanto cervello “primordiale”, che riproducono e riflettono la forma sebbene in un atto di rimembranza.

Il gradino successivo nell’evoluzione dell’Antico Saturno è collegato con un influsso di forze dell’anima, o forze di coscienza, nel Pianeta. Queste forze provengono da Spiriti che Rudolf Steiner chiama “Spiriti del Movimento”. In questo modo la sostanza del Pianeta verrebbe animata, ma non essendo capace di accogliere la vita dagli Spiriti della Saggezza, essa è ancor meno preparata ad essere animata. Perciò, anche queste forze vengono riflesse dal Pianeta nell’ambiente circostante dell’Antico Saturno, e venendo riflesse compenetrano la sfera della Saggezza che rappresenta la Vita riflessa precedentemente emanata dagli Spiriti della Saggezza. Forze di animazione – di coscienza animica – compenetrano così l’aura di Saggezza attorno a Saturno. Abbiamo un processo all’incirca simile a quello che avviene allorché, all’interno della vita animica dell’essere umano, il riflesso del mondo oggettivo, grazie alla funzione del cervello, viene compenetrato dalle forze della coscienza; allora ci creiamo dei concetti del mondo attorno a noi. Per esempio, il fatto dello svanire della luce diurna, percepito dai nostri sensi, riflesso dal cervello, e poi compenetrato dalla coscienza, può creare il concetto-notte. Questo processo è altresì il fondamento del linguaggio umano. Certamente oggi l’essere umano esprime lo stesso fatto mediante suoni e parole differenti a seconda delle siverse lingue, ma un tempo, in epoche da lungo trascorse, l’essere umano attraverso la formazione dei suoni e delle parole poteva esprimere ed indicare la vera interiore natura degli oggetti.

Possiamo sperimentare qualcosa di simile nel periodo dell’Antico Saturno, solo su una scala gigantesca e molto più possente. Mediante la compenetrazione delle forze della Saggezza con le forze animiche, che originano nell’attività degli Spiriti del Movimento, vengono creati concetti Archetipici, suoni Archetipici, e parole, sebbene non di una natura passiva e riflessa come nel linguaggio umano di oggi. Viene in essere una sorta di cosmico linguaggio Archetipico, che è creativo nella sua natura ed è un potere magico nell’Universo. E’ la Parola di Dio attraverso la quale furono fatte tutte le cose che esistono.

Possiamo trovare questo gradino di evoluzione scritto nella Costellazione del Toro. Essa può essere trovata tra la Costellazione di Perseo (al di sopra) ed Orione (al di sotto). Si può vedere unicamente la parte frontale del corpo del Toro, ma nel suo insieme assomiglia ad un animale di grande forza; il simbolo di fertilità. Questo processo primordiale di evoluzione ha lasciato la sua impronta nell’organismo umano. Se osserviamo la Costellazione come più che altro viene raffigurata, solo con la testa del Toro e le enormi corna, che si estendono nello spazio universale, allora abbiamo un’immagine della laringe umana e dell’orecchio interno. La testa è la laringe, e le corna sono i canali connessivi che portano all’orecchio mediano, ove minuscoli ossicini collegano la parte esterna dell’orecchio con la parte più interna.

Durante il periodo successivo dell’evoluzione dell’Antico Saturno, cominciano ad essere attivi altri Esseri Spirituali che vengono chiamati “Spiriti della Forma”. Essi irradiano forze nell’Universo che vogliono dividere ed individualizzare quel che è ancora unito in un unico immenso corpo planetario. Tuttavia il Pianeta è ancor meno capace di accogliere queste forze. Soltanto il riflesso di questa attività rimane con la sostanza. Questo riflesso agisce sul Pianeta in una maniera tale che la sostanza viene suddivisa in molti piccoli corpi, ed il Pianeta, che sino ad allora era stato un  unico singolo corpo, appare come un’immensa mora di gelso. I piccoli chicchi, risultanti dall’influenza individualizzante che emana dagli Spiriti della Forma, non possono raggiungere l’individualizzazione interiore durante questo periodo di evoluzione, ma essa ne produce una sorta di immagine esteriore: la divisione in singoli corpi. Questi singoli corpi diventano la formazione di tutte le successive molteplicità di esseri nel nostro Universo: in tutti i diversi regni dell’esistenza. Possiamo trovare rammemorato questo evento nella Costellazione dei Gemelli, che può esser rinvenuta in cielo ad oriente del Toro e al di sopra del Piccolo Cane di Orione. Essa mostra due esseri, simili ad esseri umani, che sono strettamente collegati l’un l’altro e nondimeno sono esseri individuali.

Il processo di divisione all’interno dell’Antico Saturno può anche essere trovato, come una specie di rimembranza, ancor oggi in natura. E’ il processo di divisione cellulare. Sappiamo che esso è il fondamento della crescita. Dapprima troviamo l’unica cellula originaria. Non appena essa è affetta dalle forze della crescita, si scinde in due. L’unicità è distrutta; comunque, viene creata al suo posto una duplicità, ed abbiamo l’immagine dei Gemelli. Poi, naturalmente, i due vengono scissi in quattro in quanto il processo della crescita prosegue, e così via. Così viene creata la molteplicità che, dopo un certo tempo, può avere anch’essa l’aspetto di una mora di gelso.

Questo evento è rimembrato anch’esso all’interno della forma umana, ma in una maniera molto peculiare. Esso è presente nella simmetria della forma umana. Che il nostro corpo abbia due lati, due orecchie, due occhi, due mani, due piedi, e così via, è dovuto a questa influenza. Questa duplicità ci separa dal resto del mondo. Essa rende possibile per noi il fatto di esistere all’interno di un corpo umano che è il fondamento per l’individualità. La simmetria mostra le ultime tracce di una lunga evoluzione, attraverso la quale la forma umana venne separata dalle forme contigue cosicché in essa potesse dimorare un’individualità. Anche gli atri gemelli – i piedi e le mani – separano la forma umana da ciò che è sopra e sotto. Anche questo è necessario per il libero sviluppo dell’individualità.

Ora siamo giunti a metà dell’evoluzione dell’Antico Saturno ove hanno luogo importanti cambiamenti e trasmutazioni. Sino a questo momento su Saturno tutto è ancora in una condizione più o meno animica. Abbiamo parlato di sostanza, ma questa sostanza è la Volontà, che è derivata dagli Spiriti della Volontà. In quanto Volontà, essa è ancora in una condizione animica. Nella prossima Lettera, vedremo come questa sostanza animica venga trasmutata in sostanza fisica nel periodo mediano dell’evoluzione dell’Antico Saturno.

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LA CONFEDERAZIONE ITALIANA DI GEMINELLO ALVI

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Per Marsilio editore è uscito il libro “La confederazione italiana” (pagg. 383, euro 22) del discusso ma mai banale Geminello Alvi. Col suo barocco stile, enciclopedico, aforistico e biografico qui propone soltanto la rigenerazione del nostro Paese. Iniziando da un quadro grave, dove le persone per bene devono definirsi anarchiche, strette tra “cretini in tortura del prossimo” e “politicastri in finzione di rissa”. In questo nuovo medioevo di “oligarchi in lotta”, la repubblica è divenuta “un catorcio putrefatto” e simili amenità.

Prendendo atto che “l’Italia unita è finita, pure se a Roma se ne continua la recita” ed “ il caos pensa per noi “, affiora la parte costruttiva del libro. Qui Alvi scrive dell’Italia “com’è in cielo: perché è fuori dal corpo che si fa il corpo”. Per rigenerare la nostra patria occorre una “percezione dell’umanità che sia alta, celeste come le stelle”. Serve il libro dell’Apocalisse, fondante ma “eluso dall’inciviltà presente”.

Sono tanti i nomi (numi) che Alvi interroga: Dante, Brunetto Latini, Collodi, Mazzini, Garibaldi, Gioacchino da Fiore (suo il disegno di copertina), Vincenzo Cuoco, Macchiavelli, D’Annunzio. E gli ispiratori presenti più forti: Rudolf Steiner e Adriano Olivetti. Grazie al loro insegnamento è possibile immaginare la Confederazione Tripartita, libera unione di municipi italici che devono abbandonare la repubblica.

Come rammenta lo Steiner, il motto “Libertà, Uguaglianza, Fratellanza” va inteso per tre domini distinti: libertà nel mondo dello spirito, uguaglianza nel diritto e fratellanza nella vita economica. Ogni confusione è malsana. Dunque lo stato “minimissimo” della Confederazione deve garantire l’uguaglianza dei cittadini, senza immischiarsi nell’economia e nella cultura.

Quest’ultima deve riscoprire le virtù rinascimentali, le radici pagane e sposarle ad un “cristianesimo senza preti”. Rimangono, per una vera adorazione, le Madonne “amate per istinto in confusione di divinità egizie, sofianiche, pitagoriche o fate turchine. Sono la mamma e nostra salute, la santa Iside Sophia”.

L’ordine economico avrà tre monete: d’investimento, di scambio, di dono e rifiuterà il capitale fittizio della finanza. Poi Alvi, con serietà scrive anche gli articoli costituenti la Federazione. Senza illusioni: ammette che la Confederazione conterebbe ben pochi, “forse me solo”. Alvi questo non lo dice ma sa bene di non essere solo (è scaramantico).

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PRINCIPI SENSATI DELLA NUTRIZIONE V ARTICOLO

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I Carboidrati

Dopo aver scritto qualcosa su l’apporto di proteine e grassi, mi dirigo verso l’ultimo dei macronutrienti: i carboidrati. In definitiva, la quantità di carboidrati da assumere viene determinata dall’apporto di grassi e proteine, e coprirà il resto del fabbisogno calorico dell’individuo.

Che cosa è un carboidrato? I carboidrati sono sostanze organiche il cui ruolo principale nel corpo è fornire energia per le varie reazioni che si verificano su base quotidiana. Tutti i carboidrati sono composti di catene di carbonio, idrogeno e ossigeno legate in anelli. I carboidrati provenienti dalla dieta possono presentarsi in catene lunghe da un solo anello fino a 10000 anelli legati insieme.

I carboidrati a catena singola sono detti monosaccaridi, ovvero zuccheri semplici e comprendono il glucosio, il fruttosio e il galattosio. Quando i monosaccaridi si legano, formano i disaccaridi: gli esempi sono rappresentati da saccarosio (una molecola di glucosio legata ad una di fruttosio), lattosio (glucosio + galattosio) e maltosio (glucosio + glucosio).

Catene multiple di monosaccaridi formano i polisaccaridi, ovvero amidi, detti anche carbonati complessi; gli esempi sono il pane, il riso e le patate.

Il principale utilizzo dei carboidrati nell’organismo è soddisfare i bisogni energetici. Che si tratti di alimentare necessità di energia immediata, a riposo o durante attività fisiche, o di essere immagazzinati per un impiego successivo, sotto forma di glicogeno nei muscoli, il principale scopo dei carboidrati è di fornire energia. In eccesso, come con proteine e grassi, i carboidrati possono essere trasformati in grasso che viene accumulato.

Le scorte totali di carboidrati sono molto più basse in paragone al grasso, quanto a deposito di energia. Una persona sedentaria può accumulare 1700 calorie come glicogeno, con 400 calorie nel fegato, mentre gli accumuli di grasso possono totalizzare fino a 35000 calorie, supponendo circa 5 kg di grasso corporeo che sono relativamente pochi.

Un altro utilizzo di carboidrati, collegato ai bisogni energetici, è di risparmiare le proteine. Sebbene le proteine possano essere convertite in glucosio, non è vero il contrario. Un apporto insufficiente di carboidrati può causare la disgregazione di proteine muscolari e portare alla loro conversione in glucosio per fornire energia al corpo.

Pertanto un apporto sufficiente di carboidrati contribuisce ad assicurare che il corpo usi le proteine per la sintesi dei tessuti e non per soddisfare le necessità energetiche. Negli sforzi di breve durata vengono usati solo i carboidrati, nelle attività prolungate e con stimolo aerobico, a seconda dell’intensità si utilizzano sia grassi che carboidrati.

Qualità dei carboidrati, insulina:

Dopo essere stati mangiati, in definitiva tutti i carboidrati provenienti dall’alimentazione entrano nel flusso sanguigno o come glucosio (circa il 99%) o come fruttosio. Quindi, da un certo punto di vista, tutti i carboidrati sono sostanzialmente uguali. Esiste tuttavia una differenza nel tempo che impiegano per essere digeriti.

Come regola generale, le catene più lunghe necessitano di tempi più lunghi per la digestione e forniscono un’energia più durevole dei carboidrati a catena più corta. Le catene lunghe devono essere spezzate in catene più piccole nell’intestino, prima di poter passare nella circolazione sanguigna. Più lunga è la catena, più tempo ci vorrà perché si compia la digestione.

Abbiamo tutti sperimentato la breve “botta d’energia” seguita da un calo della stessa dopo aver mangiato uno snack dolce per avere “energia rapida”: ciò si collega al tema della qualità dell’energia ed è strettamente connesso ad un ormone detto insulina.

L’insulina viene rilasciata dal pancreas in risposta all’aumento della glicemia che si verifica dopo aver mangiato carboidrati e, in misura molto minore, proteine. Quando si mangiano troppi zuccheri semplici, la glicemia si alzerà molto rapidamente, facendo sì che l’organismo produca troppa insulina. Questa causa un calo del glucosio al di sotto del normale, facendo sì che si produca un tracollo energetico e che venga fame.

Al contrario, i carboidrati più complessi in genere, vengono digeriti più lentamente dei carboidrati semplici e non innalzano la glicemia così rapidamente. Ciò consente al corpo di rilasciare insulina in modo graduale per mantenere il glucosio nel sangue a livelli normali, senza crolli. Come regola generale, si dovrebbe evitare che l’insulina si impenni e poi cada di schianto come accade quando si consumano carboidrati semplici.

La sola eccezione che vale per gli sportivi, si ha immediatamente dopo un training in cui alti livelli di insulina possono essere benefici per il recupero. Su tutto questo non c’è da scherzare, visto l’aumento in verticale del diabete nei nostri Paesi.

Come regola generale, la maggior parte dei carboidrati della giornata dovrebbe provenire da fonti complesse. Ciò manterrà stabili i livelli di glucosio e insulina nel sangue, il che farà diminuire la fame e può essere benefico per chi ha come obbiettivo li dimagrimento o la stabilità ponderale.

La quantità di carboidrati consumata varierà a seconda dell’attività e del bisogno calorico totale. Ai fini pratici, ricordatevi che tutte le calorie non provenienti dal consumo di grassi o proteine proverranno dai carboidrati, forse il 55% – 65% della dieta quotidiana.

Ecco alcune porzioni tipiche di cibi contenenti carboidrati:

2 fette di pane: 30 g

1 tazza di pasta, riso ecc.: 30 g

1 patata al forno: 30 g

1 mela: 20 g

1 tazza e mezza di verdure: 30 g

Quindi l’apporto di carboidrati di un dato pasto potrebbe essere soddisfatto con una bella insalata o con una patata al forno o con un modesto piatto di pasta e così via.

La “piramide dei cibi” della Sanità consiglia 6 – 11 porzioni di cereali al giorno (una porzione equivale ad una fetta di pane o a mezza tazza di pasta) e 3 – 5 porzioni di  frutta e verdure al giorno (una porzione equivale a mezza tazza di verdure o a un frutto).

Sebbene i prodotti caseari siano una buona fonte di carboidrati e proteine, parecchi individui hanno problemi a digerirli a causa di una condizione chiamata intolleranza al lattosio. Questo disturbo affligge molte persone (ed è in costante aumento), specie in età adulta: è l’incapacità di digerire il lattosio, lo zucchero del latte. Alcune persone trovano più facile digerire lo yogurt piuttosto del latte e del formaggio, presumibilmente a causa della presenza di batteri che aiutano la digestione. I sintomi dell’intolleranza al lattosio includono gas intestinali, diarrea e indigestione. Vi sono diverse patologie in cui latte e prodotti caseari vengono tolti del tutto dalla dieta.

A commento finale direi che per l’apporto di cibo e calorie, aumentare le proteine è un metodo costoso, e aumentare la quantità di grassi si associa a una miriade di problemi di salute. I carboidrati, quando sono disponibili, sono il carburante preferito dal corpo. Sono relativamente economici e hanno un buon sapore. Un adeguato apporto di carboidrati contribuisce ad una attività ottimale e a una corretta energia funzionale.

Arcana Sapienza e Scienza dello Spirito: l’inganno del misticismo

Massimo Scaligero (2)

Poiché la Scienza dello Spirito non è “Rivelazione dall’Alto”, o “Arcana Sapienza”, o anche – nel senso migliore del termine, esso come poteva ancora essere inteso nel XVII e XVIII secolo – “Theosophia ” – bensì, appunto, una scienza basata, a partire da iniziativa umana individuale, sull’osservazione diretta dei risultati dei processi dell’anima e dello spirito, condotta “secondo il metodo delle scienze naturali”, forse sarebbe savio non coinvolgere nella ricerca della Conoscenza atteggiamenti animici e pratiche religiose come preghiere e simili.

Tali atteggiamenti e pratiche religiose – in sé rispettabilissime e perfettamente legittime – rispondono ad esigenze interiori diverse da quelle della esperienza scientifica della sfera spirituale. Tali esigenze interiori di tipo mistico e religioso, pur essendo appunto del tutto legittime e comprensibili, possono e devono avere la loro soddisfazione in una sfera e in un dominio diverso da quello della Scienza dello Spirito – la quale è appunto una “Anthroposophia ”, elaborata a partire dalla esperienza umana, e non una “Theosophia”, accolta a partire da una rivelazione superumana – e come tali non dovrebbero “invadere” la sfera della conoscenza spirituale rigorosa.

Rudolf Steiner parlando dell’attuale misticismo (egli parlava evidentemente di quello presente alla sua epoca, ma la cosa si impone ancor più radicalmente oggi), non ne contesta la possibile realtà, ma ne mette in evidenza la soggettività e aggiunge, in Scienza Occulta, che essa è più o meno una vicenda che riguarda il soggetto che la sperimenta, e che quindi, come tale, non può avere un valore universale, né su di essa si può basare una Scienza dello Spirito.

In Filosofia della Libertà egli pone in evidenza come nel misticismo si voglia “sentire”, quel che si dovrebbe voler conoscere. Naturalmente, la Scienza dello Spirito attraverso uno sperimentare conoscitivo di estremo rigore accende anche una novella vita del sentire, e trasforma radicalmente la precedente vita dell’emotività naturale, ma ritiene che un tale novello sentire nasca come risultato dell’accordo del pensiero volitivo e della volontà compenetrata dal pensare.

Per molti, soprattutto oggi, è difficile cogliere – per mancanza di esperienza interiore diretta – quella che potrebbe apparire una semplice sfumatura ed è invece una differenza radicale: quella tra l’emotività religiosa e mistica che muove, inevitabilmente coartandola, una vita animica sognante, ed il sentire che scaturisce da processi spirituali di conoscenza, che sono il risuonare dell’essenza sovrapersonale e impersonale dello Spirito nella volitiva attività conoscitiva che si attua nella più rigorosa e autonoma individualità personale.

Nei suoi Aforismi Giovanni Colazza mette in evidenza come l’entusiasmo per il pensiero puro sia il segno della maturità dell’anima. Rari asceti sentono un tale entusiasmo, perché nell’atmosfera rarefatta che si respira in tali altezze l’uomo animale va letteralmente in debito d’ossigeno, ovverossia si sente morire, e a tale morire della sua brama animale esso reagisce con la paura e l’avversione. Tale paura ed avversione per l’esperienza del pensiero puro può assumere le forme mistiche della esaltazione di una pretesa “via dell’anima”, accompagnata alla svalutazione della Via del Pensiero e della intensa pratica della concentrazione come possibile fonte di un “sublime egoismo”.  La Scienza dello Spirito offre esperienze conoscitive scientificamente attuate – secondo quella che Massimo Scaligero chiama “empiria radicale” – e non pratiche religiose, pur lasciando libero ogni individuo di soddisfare le sue personali esigenze in tale campo in domini diversi da quelli della esperienza scientifico-spirituale.

Può forse essere utile, dunque, chiarire la differenza tra una “Sapienza Arcana” o “Theosophia” nel senso antico e legittimo del termine, e una “Scienza dello Spirito”. Ho passato lunghi anni a conoscere ed approfondire quella che Rudolf Steiner chiama “Mistica all’alba dei nuovi tempi” – e bisogna sottolineare bene come egli distingua nettamente la Mistica, alla quale attribuisce grande nobiltà spirituale, dal misticismo sentimentale, che sovente si muove sul un piano ambiguo di sensuale emotività – e in Meister Eckhart, in Johannes Tauler, in Jan van Ruysbroeck, nella Theologia Deutsch, in Nicola Cusano, in Valentino Weigel, in Jacob Boehme, ho trovato veri tesori spirituali. E nei loro successori come Gichtel, Eckharthausen, Baader, Clausius, Oetinger in Germania, e William Law, Jeane Lead, Portradge, John Donne  in Inghilterra, Martines de Pasqually e Louis-Claude de Saint-Martin in Francia, per non dire nel nostro Dante Alighieri e nei Fedeli d’Amore, e in tanti altri che taccio per brevità, ne ho trovati altrettanti.

Una tale nobile Mistica o Theosophia era capace di innalzarsi sino alla percezione spirituale, talvolta sino alla vera e propria Iniziazione. In essi si incontra anche vera e schietta Conoscenza, una autentica Gnosi, e non mera sentimentalità come nel misticismo religioso deteriore. Ma la meraviglia di una tale realizzazione è irrepetibile: è – in quella forma – definitivamente trascorsa: ancora la costituzione occulta dell’uomo permetteva una vasta apertura al divino attraverso un sentire non del tutto umanizzato e fisicizzato. Dall’Alto scendevano rivelazioni e conoscenze, che – in quella forma – non sarebbero più possibili, perché la definitiva caduta del pensare nella riflessità cerebrale tutto guasta e corrompe, mettendo l’anima alla mercé di una torbida natura istintiva.

Quelle conoscenze erano autentiche, quella Gnosi era verace, ma la sua modalità – la Rivelazione dall’Alto, accolta in un’anima purificata e devota – non è e non può essere più la nostra. Ossia una tale Gnosi non è la conquista di un Io autocosciente che, elaborando lucidamente le forze dell’anima, conquista – dal basso – una Conoscenza sovrasensibile attraverso le facoltà elaborate nell’esperienza umana e terrena. Mentre in quella Mistica o Theosophia la Conoscenza o la Gnosi si inverava allorché le facoltà umane e terrene venivano messe a tacere: il nascente Io autocosciente umano veniva ancora visto – come nelle Metafisiche dell’Oriente – come costituente il maggiore ostacolo da superare perché la Luce e il Lampo della Gnosi si realizzassero nell’anima. Doveva essere fatto il “vuoto” e l’immobilità dell’anima di fronte ad uno Spirito, visto ancora come un Assoluto trascendente e non ancora come un Io immanente. Il silenzio e la preghiera erano gli strumenti di una tale mistica realizzazione.

Massimo Scaligero ha mostrato come oggi non si possa evitare, fuggendolo, l’umano, bensì come per realizzare lo Spirito sia necessità assoluta quella di esaurire in noi la natura caduta, l’umano-animale, incarnando sino in fondo l’Io: portando la volontà dell’Io nel pensare, sino a liberare per intensificazione cosciente la corrente del pensare dal supporto cerebrale, che lo paralizza e ne uccide la vitalità spirituale.

La Conoscenza spirituale, la Gnosi della più nobile Mistica, così come la Conoscenza metafisica dello Yoga, del Buddhismo, del Taoismo, dell’Oriente tutto, non sono perse per noi, ma possono essere ritrovate unicamente attraverso il Rito della Resurrezione del Pensiero Vivente dal cadavere della riflessità: e questo implica la più risoluta pratica della concentrazione, e della meditazione come concentrazione portata sino alla intensificazione contemplativa.

Questa è per noi la porta stretta dalla quale si può osare passare, superando l’inerzia ottusa della natura animale, gli ostacoli posti dalla passività dell’anima di fronte alla invadenza della vita somatica. La fatica – persino il tedio o l’arida indifferenza – che talvolta lamenta proprio chi in tale lotta interiore seriamente si impegna, lungi dall’essere un sintomo negativo di errore o di fiacchezza, è invece il segno che la natura umano-animale si sta esaurendo, che non ce la fa più, e che il suo ostacolo – come per uno schianto – sta per togliersi di mezzo: allora si inizia a praticare concentrazione e meditazione con forze che non vengono più dalla natura, o dall’anima passivamente asservita alla natura, bensì con le forze dell’Io, con le forze spirituali che si risvegliano oltre e malgrado il sonno somatico indotto dalla natura. Il sentimentale misticismo orante, invece, oggi è un comodo e sognate sguazzare nella più inferiore natura. L’asciuttezza dell’arida pratica della concentrazione prosciuga il mucillaginoso “umidore” di tale misticismo sentimentale, e porta direttamente all’esperienza spirituale.

Rudolf Steiner mette in evidenza la differenza tra una antica Mistica – rettamente intesa ed attuata, come nell’ascesi spirituale di talune poderose personalità dei secoli scorsi – e lo sfaldato misticismo sentimentale, coltivato soprattutto nella torbida atmosfera di un sensuale misticismo femminile cattolico, del quale Rudolf Steiner mostra tutta la patologicità, mettendo in evidenza il fatto che si tratta di un erotismo traslato sul piano astrale. Emblematica è la differenza tra la Mistica di un San Giovanni della Croce, che si eleva ad una autentica conoscenza iniziatica, e il misticismo sensualmente sfaldato di una Teresa d’Avila, la quale nelle sue esperienze, tutt’altro che indipendenti dal coinvolgimento corporeo, giunge a vere e proprie forme di orgasmo.

La tentazione misticheggiante è sempre in agguato nella Scienza dello Spirito, come seducente proposta di “sostituire” la dura fatica della Via del Pensiero, nella quale iniziaticamente si muore e si rinasce, con una via “religiosa”, con una via della morbidamente senziente “anima”, mediante la quale ci si può “accomodare” ad un percorso che non elimini la dipendenza dalla brama animale, ma la “sublimi” travestendola in forme accettabili per l’ego! La “via sostituita” può essere per taluni indubbiamente seducente, ma – come avverte Massimo Scaligero ne La Luce – ciò che seduce non libera!

Sorgete! Svegliatevi! Poiché il Sentiero della Liberazione e della Iniziazione è sottile, difficile da percorrere e pericoloso come il camminare sulla sottile lama di un rasoio tesa sullo spalancato abisso tra due sponde. Katha Upanishad – 1.3.14

LA PITTURA DI MARINA SAGRAMORA

–autoritratto

LA PITTURA DI MARINA SAGRAMORA

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Nella pittura trasfigurativa di Marina Sagramora la natura e il mondo sono stimolo, con promontori, valli, picchi da conquistare. Mai separati dal loro cielo.

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(Cammino evolutivo)

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(Più in alto)

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Il sole nutre e la luce della luna illumina la notte coprendo col suo manto argenteo i semi dell’anima che prosegue il suo viaggio, ferma e forte, irriducibile verso la meta;

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(Plenilunio)

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che prende soste, dialoga interiormente con lo spirito della natura, pone domande e riceve intime risposte.

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(La Risposta)

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L’io, sempre protagonista, è soggetto vivo. Lo stesso osservatore si trova a impersonarlo, mentre i paesaggi, i colori, gli incontri, divengono la sua scena, la sua realtà.

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(Raggiungersi)

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Un’anima in cammino, lungo un sentiero determinato, in compagnia del lume delicato del suo Io che si fa sempre più forte e luminoso.

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(Il Guardiano del Regno)

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Il lume che svela la trama della maya e libera lo spazio e il tempo agli occhi dell’anima.

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(Coscienza della luce)

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Occhi che così possono individuare la via, abbracciando liberi tutto il tempo passato e futuro, ogni spazio interiore ed esteriore…

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(La celeste)

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concentrazione

( Concentrazione)

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Quel che sembra un mondo onirico parallelo, irreale nell’ingenuità dell’anima, si rivela essere – nella contemplazione e nella preghiera, nel dolore e nel silenzio, nella determinazione fedele dell’impulso originario che conduce ogni cuore – il fulcro del vivere: ciò che alla vita si deve riunire; ossia una coscienza del vero battito, del reale sentire; tutto ciò nella realizzazione di quell’animadversio, risalita alla sorgente, che consente di farsi nutrire e ricreare dalla comprensione del segreto della terra: dal Mistero del Golgotha, la meta sacra interiore di cui ogni uomo sente forte l’anelito del ricongiungimento.

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(La cascata)

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La redenzione dell' Uomo

(La Redenzione dell’ Uomo)

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pensareliberato

(Pensare liberato)

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La pittura della Sagramora è un sacro dialogo continuo con la Sophia, la madre che si sceglie di portare alla luce da quell’esilio in cui fu relegata.

Ogni quadro di questa delicata, fine artista è atto fedele ed esperienza sentita del ritorno di colei che conduce al fiorire della vera Vita.

lapercezionepura

(La Percezione Pura)

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orchideah

(Orchidea)

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www.marinasagramora.it

PRINCIPI SENSATI DELLA NUTRIZIONE IV ARTICOLO

grassi alimentari

I grassi nella dieta

Come nel caso delle proteine, anche sui grassi la gente ha molte convinzioni strane o errate. La maggior parte di esse deriva dalla mancata distinzione tra la quantità dei grassi alimentari ingeriti e la loro qualità: tipi diversi di grassi hanno diverse conseguenze, sia positive che negative, che devono essere comprese per assicurarsi equilibrio e salute.

Cos’è un grasso?

I grassi sono sostanze chimiche che possono essere utilizzate in molti modi dall’organismo, come, ad esempio, essere bruciati per ottenere energia immediata, essere immagazzinati per una riserva energetica o venire incorporati nelle membrane cellulari. I grassi si dividono in tre categorie principali: trigliceridi, colesterolo e fosfolipidi.

Grassi semplici o trigliceridi:

questa categoria rappresenta circa il 95% della nostra assunzione giornaliera di grassi, perciò devo approfondirla. I trigliceridi sono composti da tre catene di acidi grassi legate a una sola molecola di glicerolo (ecco il motivo della parola “tri” e “gliceride”).

La categoria generale dei trigliceridi può essere ulteriormente suddivisa in tre, ed è proprio questa distinzione che tende a confondere le persone.

I nomi delle diverse sottocategorie si riferiscono alle loro specifiche strutture chimiche. Assai pochi alimenti contengono solo una categoria di trigliceridi e non le altre; di solito sono composti da una maggior percentuale di un certo tipo di trigliceride.

a) Grassi insaturi.

I grassi insaturi sono di solito divisi ulteriormente in grassi monoinsaturi e polinsaturi, ma ciò può essere una distinzione forse inutile per chi legge queste note.

Come regola generale, i grassi insaturi si trovano soprattutto nelle fonti lipidiche vegetali. A temperatura ambiente si trovano in forma liquida. Dal punto di vista della salute, questi grassi sono abbastanza “neutri” (se si eccettua il loro impatto calorico sui livelli di grasso nel corpo).

Esempi di alimenti che contengono alte quantità di grassi insaturi sono gli olii vegetali, le noccioline ed i semi, l’avocado e praticamente tutti i cibi di origine non animale che contengono lipidi. I grassi insaturi dovrebbero costituire la maggior parte della nostra assunzione lipidica giornaliera.

Meritano una citazione (ma ne scriverò in una prossima nota dedicata) due grassi insaturi speciali, cioè gli acidi grassi essenziali alfalinoleico e linoleico. Queste due sostanze (come gli aminoacidi essenziali) non possono essere prodotte dall’organismo, che se le deve procurare con l’alimentazione. Le persone che seguono diete esageratamente ipolipidiche (meno del 10% sul totale delle calorie giornaliere), o che, semplicemente, mangiano i grassi sbagliati, rischiano la carenza di acidi grassi. Questa deficienza si manifesta, all’inizio, con la secchezza di epidermide e capelli; in forma più grave, può provocare la rottura delle membrane cellulari. Gli acidi grassi essenziali si trovano in alimenti come l’olio di cartamo, quello di lino e la maggior parte di noci e nocciole.

Altri due grassi insaturi che (a ragione!) hanno ricevuto una sempre più vasta attenzione sono gli olii di pesce: l’EPA ed il DHA.

Un enorme numero di studi ha dimostrato che un buon consumo di queste due sostanze ha un effetto protettivo contro diverse malattie del sistema sanguigno e del cuore.

Come suggerisce il loro nome, questi due olii si trovano nei pesci grassi come il salmone, la trota, lo sgombro, le sardine ed il tonno fresco.

b) Grassi saturi.

I grassi saturi si trovano soprattutto nei cibi di origine animale e di solito si presentano in forma solida a temperatura ambiente (per esempio, la “marmorizzazione” di un pezzo di carne o il burro). Dal punto di vista della salute i grassi saturi tendono ad aumentare il livello di colesterolo, e sono stati associati a molte malattie degenerative (come quelle delle coronarie). Ogni grasso che si presenti solido a temperatura ambiente (con l’eccezione di quello di cocco e di mandorla) sarà principalmente di tipo saturo.

c) Acidi Trans-grassi

Chiamati anche olii vegetali parzialmente idrogenati, questi acidi trans-grassi si formano quando i produttori alimentari prendono dell’olio vegetale e lo arricchiscono con l’idrogeno per renderlo semi solido (per esempio, la margarina), che ha una durata molto superiore. Gli acidi trans-grassi si trovano solo negli alimenti raffinati, e sempre più studi suggeriscono che queste sostanze hanno sulla nostra salute effetti negativi molto maggiori rispetto ai grassi saturi. Evitando i cibi molto raffinati, minimizzate il consumo di queste sostanze (che infatti stanno sparendo da quasi tutti i prodotti e sostituiti con olio di cocco, assai più sano ma dieci volte più calorico di molti altri olii).

Colesterolo:

Anche se tecnicamente non si tratta di un grasso, il colesterolo è una sostanza chimica spesso associata al grasso. E’ una molecola steroidea ed è coinvolta in molte reazioni che avvengono nel corpo, tra cui la produzione di tutti gli ormoni steroidei (tra cui il testosterone e l’estrogeno). Ora non abbuffatevi di uova (parlo ai maschietti); in questo modo non si può aumentare la produzione di testosterone a meno che il livello del colesterolo sia molto basso. Questa sostanza i trova solo negli alimenti di origine animale: per esempio, in 85 grammi di carne ci sono, in media, 100 milligrammi di colesterolo.

In condizioni normali, il fegato produce molto più colesterolo (circa 1000-2000 milligrammi al giorno) di quanto se ne possa ingerire attraverso il cibo. In generale, il consumo di colesterolo ha pochissimo effetto di questa sostanza nel sangue.

Allora perché si insiste tanto sulla necessità di diminuire la quantità introdotta con gli alimenti?

Come detto, questa sostanza si trova solo negli alimenti di origine animale, che contengono, di solito, grassi saturi; le prove mostrano che questo tipo di grassi stimola il fegato a produrre altro (più) colesterolo ed è pure il maggior responsabile di malattie cardiache, molto più del colesterolo.

In generale, diminuendo l’assunzione di grassi saturi, si smorza la produzione eccessiva di colesterolo.

Fosfolipidi:

Questa è la terza categoria di grassi a cui accenno brevemente. I fosfolipidi sono simili ai trigliceridi, ma in questo caso almeno una delle catene di acidi grassi è stata sostituita da un composto contenente fosforo. I fosfolipidi vengono utilizzati dalle membrane. La lecitina ne è un esempio: funziona da emulsionatrice dei grassi (ovvero rompe le grandi molecole di grasso in pezzettini, che possono stare sospesi in acqua). Perciò la lecitina viene utilizzata molto nei cibi raffinati (viene impropriamente pubblicizzata come elimina grassi). Una ulteriore assunzione di questa sostanza, non miracolosa, è inutile, perché il corpo la produce abbastanza in fretta.

Le utilizzazioni del grasso nel corpo:

dopo la digestione, processo in cui i trigliceridi vengono scissi in acidi grassi liberi e glicerolo, i grassi possono seguire diverse strade nell’organismo. Se le calorie consumate sono in eccesso, i grassi vengono immagazzinati come grasso corporeo da essere utilizzato in futuro. Oppure gli acidi grassi liberi possono essere bruciati in ogni tessuto come fonte energetica, ad esclusione del cervello. Gli acidi grassi essenziali vengono usati soprattutto per ricostruire un tessuto e vengono racchiusi (insieme al colesterolo) nelle membrane di tutte le cellule. I grassi sono necessari anche per l’assorbimento delle vitamine liposolubili A, D, E e K.

La presenza di lipidi nei pasti ha un’importante conseguenza che merita di essere citata: rallenta la digestione. In particolare i trigliceridi sono lenti da digerire e rallentano l’entrata in circolo delle altre sostanze nutritive. Questo aspetto (le sue implicazioni) è importante per chi volesse dimagrire. L’esperienza mostra che un’alimentazione particolarmente ipolipidica (dove i grassi non giungono a costituire il 10% delle calorie complessive) può lasciare un gran senso di fame a breve, e portare chi la segue a sovralimentarsi di altri cibi.

Di quanti grassi si ha bisogno? Non è semplice rispondere: considerando il legame tra una eccessiva introduzione di grassi (specialmente saturi) e molti problemi di salute il consiglio che di solito veniva dato sino a pochi anni fa e rimasto nelle teste e nei periodici spazzatura, era quello di ridurre il consumo.

In effetti molte organizzazioni che si occupano di salute hanno raccomandato di mantenere il livello dei grassi al di sotto del 30% delle calorie complessive. Non più del 10% deve provenire dai grassi saturi, e il consumo di colesterolo deve essere al di sotto dei 300 milligrammi giornalieri. Come punto di riferimento, in Occidente si ingerisce in media il 36% delle calorie complessive sotto forma di grasso. Poi, la natura ossessiva di molti salutisti è stata di portare al minimo l’assunzione di grassi. Ignoro volutamente in questo articolo, la possibilità di una carenza di acidi grassi essenziali. Invece ricordo la certa correlazione tra l’assunzione di grassi ed i livelli di testosterone. Dunque è possibile che una alimentazione troppo ipolipidica possa diminuire il testosterone e rallentare alcuni processi fisiologici.

Un buon compromesso potrebbe essere quello di consumare una dieta in cui il 15-20% delle calorie totali sia rappresentato dai grassi, privilegiando soprattutto quelli di origine vegetale (olio d’oliva!), ma mantenendo quelli saturi per assicurarsi livelli ottimali di testosterone.

Per i grassi essenziali, del tutto necessari, non dovrebbe essere superato un cucchiaio da tavola al giorno: gli olii di cartamo e di lino sono due delle migliori fonti. Qui non parlo della quantità di olio di pesce, ma sulla linea nutrizionale sarebbe sufficiente consumare qualche tipo di pesce grasso all’incirca due volte per settimana e non meno.

Non è difficile consumare quantità adeguate giornaliere di grasso. Se non si eliminano completamente alimenti come semi, noci, pesci grassi, olio d’oliva ecc., i grassi non possono scendere al di sotto del 15% delle calorie totali. Mentre qualcuno consuma ancora troppi grassi: esagerare con le quantità è dannoso proprio come ridurle troppo. Come in quasi tutti gli aspetti della vita, dobbiamo sempre cercare il giusto equilibrio.

AMORE ALLA TERRA

 

Ieri , 22 Aprile, si è celebrata la Giornata della Terra.

L’uomo, dal 1970, dedica un giorno all’anno al suo Pianeta per tentare di ricordare che Gli deve rispetto, amore e riconoscenza.

Ecco come una grande anima, sappia esprimere  il suo amore alla Madre Terra, con questa poesia:

 

terra e cielo 2

 

 Fedele alla Terra voglio restare,

un cielo troppo lontano non guardo più.

Dove volerei?

Dove mi perderei?

Senza fine volan gli spazi.

In altri pianeti non sarei riconosciuto.

Fedele alla Terra voglio restare,

dove scorse il Sangue Redentore,

dove terrena veste vestì Quello che uomo non era

e lo fu per amore.

In Terra ho trovato il mio cielo,

Uno ci resta finchè si consumano i secoli,

finchè i tempi vanno in polvere,

finchè gli Eoni s’addormentano.

 

Lamberto Caffarelli (Prose e poesie inedite, Fratelli Lega – Faenza)

Un libro di Scaligero tradotto per l'area germanofona

Die Logik

Un libro conforme allo spirito delle origini

Massimo Scaligero:

La logica come avversario dell’uomo

La reincarnazione dei libri esiste. Forse così si dovrebbe comprendere il vecchio detto “Habent sua fata libelli” (Anche i libri hanno il loro destino) sebbene questa verità non sembra essere stata presa in considerazione fino ad oggi. Chi avrebbe l’audacia di scrivere oggi una storia della filosofia come una sequenza ritmica di incarnazioni di una determinata serie di libri? Per esempio partendo da “De principiis” di Origene circa u il suo ulteriore destino in “De divisione naturae” di Erigena, in “De vita rerum naturalium” di Paracelso, negli “Scritti di scienze naturali” di Goethe, fino a “La filosofia della libertà” di Rudolf Steiner. Il passaggio a una tale storia della filosofia, guardato sotto l’aspetto scolastico e tradizionale, sarebbe senza dubbio accompagnato dalla sensazione, come la dovrebbe vivere un botanico, quando venisse liberato su un prato in fiore dopo una lunga reclusione in un deposito di legname.

Non è un caso, che io abbia scelto la la sopraccitata serie di libri.

La stupefacente opera di Massimo Scaligero mi ha riempito di sicurezza già dalla prima pagina che quella serie di libri è stata continuata nei nostri tempi e se non oso definire questo libro una diretta incarnazione fisica del capolavoro (chef d’oeuvre) di Rudolf Steiner, garantisco però senz’altro la connessione eterica. (I grandi libri, come le grandi individualità non si incarnano sempre nel fisico, ma si accontentano anche di un’esistenza eterica o astrale).

Forse non ha molto senso presentare tali libri nel senso di volerli interpretare con parole proprie. Leggendo ci si deve immergere profondamente e solo allora portarli fuori non con una propria interpretazione bensì con i propri pensieri trasformati. Lo dico senza tanti preamboli: l’impressione era inaspettatamente sbalorditiva. La grande filosofia mi sembrava veramente, secondo il testo  di Husserl “La crisi della scienza naturale europea…” una “per-sempre-addormentata”… Lo stesso Heidegger, malgrado tutti i suoi talvolta sorprendenti raggi di luce, aveva l’aspetto di una cupa mistica nuvola, che copre il gigantesco e direi quasi già invisibile sole. Il libro di Scaligero mi ha accecato nel vero senso della parola, non come un bagliore arabico-newtoniano di un conglomerato meccanico, ma con quella fonte di vita alla maniera di Goethe o di Giovanni. Poi mi venne in mente che non si trattava per niente solo di un’opera filosofica, bensì di un libro-mistero, una specie di iniziazione nel sacramento del pensiero. Il titolo del libro stranamente non corrispondeva al suo pieno contenuto: “La logica come avversario dell’uomo” (con una visibile reminiscenza di “Lo spirito come avversario dell’anima” di Klage, secondo me un’allusione superflua, che del resto manca nel titolo originale “Lalogica contro l’uomo”), questo concordava solo con la prima parte del libro, ma non alludeva per niente alla seconda, in cui si tratta della trasformazione della logistica divenuta morta in una logosistica e in cui, quindi, il confronto passa organicamente all’armonia generale: la logica per l’uomo. Sì, un libro-mistero che conduce il lettore attraverso gli infiniti riti dell’orrore della moderna mancanza di pensiero e lo porta sulla via del pensare.

La prima parte – “Il mito della scienza” – sembra essere proprio una specie di Kama-loka dell’attuale filosofia in cui l’idolo cartesiano-kantiano che si è appropriato da usurpatore tutti i diritti sull’Io, in una frappante panoramica degli eventi postumi è dato alla purificazione di sé. E’ significativo che la struttura stessa della prima parte è stata trattata, direi quasi, in modo regressivo, cominciando dall’immagine totale delle “Forme logiche del declino interiore” fino al punto di partenza del “Il realismo ingenuo codificato: la nuova logica analitica”. In fondo si potrebbe definire tutta questa prima parte anche come  una logica e concreta realizzazione delle raccomandazioni che purificano il pensare nella teoria della conoscenza di Rudolf Steiner (del “Maestro dei Nuovi Tempi”, come è chiamato nel libro di Scaligero). Si richiami alla memoria queste raccomandazioni: “Se ora si dice: elimino tutte le definizioni mentali conseguite mediante la percezione della mia visione del mondo e trattengo solo quello che appaia all’orizzonte delle mie osservazioni senza che io faccia qualcosa, allora ogni malinteso verrà escluso” (“Verità e scienza”). E ancora: “Se si vuole veramente comprendere il conoscere in tutta la sua reale entità, si deve indubbiamente comprenderlo anzitutto dove è esposto al suo inizio, dove comincia” (sic). Questo suona estremamente semplice e chiaro, ma solo colui il quale ha provato a realizzare quel che è stato detto sa quale enorme abisso sta nascosto dietro a queste parole. Qui la teoria della conoscenza sperimentò per la prima volta una valenza di mistero iniziatico, perchè non posso definire diversamente queste affermazioni di Rudolf Steiner che non come la preparazione del pensiero (in fondo l’abitudine agendo solo come pilota automatico di frasi fatte) all’incontro con il Guardiano della Soglia e la sua vera scaturigine, dov’è attribuito al pensiero incantato da una nomenclatura narcotica, di riconoscere la sua origine in un alto grado angelico. Quindi era quello che era stato espresso in maniera metodicamente così dura in questo libriccino “Verità e scienza”, implicante nient’altro che l’iniziazione attraverso la morte – la morte di tutte le definizioni pensanti raggiunte tramite la conoscenza – e una riduzione della coscienza al grado zero, cioè a tale vuoto originario secondo cui la conoscenza non poteva essere nessuna sciocchezza di tutti i generi di sistemi e discorsi, bensì solamente un esame eseguito davanti alle Gerarchie ed una licenza per collaborare con loro alla creazione continua del mondo. In questo modo trovo il motivo per cui il filosofo Rudolf Steiner è stato logicamente passato sotto silenzio dai filosofi del XX secolo – accoglierlo, seriamente parlando, significherebbe pronunciare irrevocabilmente su se stessi una condanna a morte.   Forse Husserl era l’unico che osò questa purificazione della coscienza dalla stalla di Augia – stranamente senza avere una pallida idea di Rudolf Steiner e partendo soltanto da una fonte di verità profondamente sentita. (Del resto a questo punto sarebbe importante seguire la sua relazione intellegibile attraverso la ‘mediazione’ di Franz Brentano) Ma Husserl stesso non si decise ad andare fino in fondo rispetto all’inizio – in modo bello e profondo ha parlato di ciò Michael Kirn nella sua introduzione al libro di Scaligero. Nel sopraccitato libro questa grande autopurificazione del pensiero si è ora realizzata in modo radicale (“radicale fino al delitto”, come avrebbe detto Nietzsche).

Comunque io temo che anche questo libro sarà circondato dal complotto unanime dell’occultamento filosofico. I filosofi si sono abituati strettamente al “comfort” e alla “praticability” del pensare. Se gli psichiatri americani, svolgendo un incarico del rettore di un “college”, sono riusciti a diagnosticare come…schizofrenico l’autore della “Fenomenologia dello spirito”, che cosa resterebbe da dire sul probabile destino in questo mondo del libro di Scaligero? Non si dovrà tuttavia perdere la speranza. Non è da escludere che un bel giorno appaiano altri psichiatri profondi, la cui diagnosi sarà totalmente contraria, pressapoco nel modo seguente: tali libri, come quello di Scaligero, non sono per niente trattati filosofici, bensì una “conditio sine qua non” della salvezza animica. Chi rifiuta la purificazione offerta da essi e la Via, si condanna a priori al…cretinismo, dal quale nessuna cattedra e nessun premio Nobel potrà salvarlo. Crede esperto.

                                                                                                                  Karen Swassjan

Massimo Scaligero: Die Logic als Widersacher des Menschen. Verlag Urachhaus. Stuttgart  1991 

Questo scritto apparve sul Das Goetheanum del febbraio 1992

L’amico Franco lo pubblicò, tradotto, su l’Archetipo, come parte di una risposta ad un lettore. Con il suo permesso metto questa critica su Eco. Interessante la casa editrice. E’ quella della Comunità dei Cristiani. Interessante anche il fatto che il libro non abbia mosso un pelo delle grandi anime (antroposofiche) attive nell’area germanica.